L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 gennaio 2020

Stati Uniti assassini. Un paese che propone odio e odio raccoglie

Le Borse peggiorano dopo il raid Usa. Greggio in forte rialzo. Tengono i petroliferi
Occhi puntati sulle reazioni all’attacco statunitense con la morte del generale iraniano Qassem Soleimani. A Piazza Affari resistono Saipem, Eni e Tenaris. Spread in calo verso 160 punti. Petrolio sui massimi da 4 mesi. Acquisti su oro e argento

di Stefania Arcudi
3 gennaio 2020

(Afp)

Ha avuto vita breve l'accelerata di inizio anno delle Borse europee. La seconda seduta del 2020, sulla scia del calo delle piazze asiatiche, prosegue all'insegna dei ribassi, saliti oltre il punto percentuale, provocati dalle nuove tensioni geopolitiche innescate dall'attacco statunitense, avvenuto nella notte e confermato dal Pentagono, all'aeroporto di Baghdad e che ha provocato la morte di Qassem Soleimani. L'ordine di uccidere il generale iraniano è partito direttamente dal presidente Trump, afferma il Pentagono, sottolineando che il raid punta a essere un deterrente per futuri piani di attacco iraniani.

Gli investitori temono dunque un'escalation: secondo gli analisti di Mps Capital Services, «la reazione del mercato è stata finora piuttosto composta, con petrolio in rialzo di circa il 3%, borse in calo e acquisti sull'oro», ma «sarà importante vedere come l'Iran reagirà, finora lo ha fatto solo in maniera verbale, ma sicuramente la mossa di Trump riapre un fronte caldo, quello mediorientale, che potrebbe, in caso di escalation, portare a un aumento dei prezzi petroliferi che non farebbe sicuramente bene a un'economia mondiale già fragile».

Petrolio al top in 4 mesi, in rialzo oro e beni rifugio
Immediata la reazione del petrolio, schizzato verso l'alto e ai massimi in quattro mesi: il Wti a febbraio è arrivato a guadagnare più del 3%, sopra i 63 dollari al barile, il Brent a marzo, in aumento anche del 4%, ha superato i 69 dollari. Gli investitori si spostano quindi sugli investimenti più sicuri, come l'oro, che si è portato ai massimi in quattro mesi (l'oncia sale dello 0,9% a 1.542,47 dollari). L'argento cresce dell'1,3%, in aumento anche platino e palladio.

Immatricolazioni auto: balzo del 12,5% a dicembre e recupero su livelli dell’anno scorsoScopri di più

Francoforte la peggiore, a Piazza Affari resistono i petroliferi
La Borsa peggiore è Francoforte, arrivata a perdere più dell'1,5%, penalizzata anche dal fatto che le richieste di disoccupazione tedesche sono aumentate più del previsto a dicembre, indicando un progressivo indebolimento del mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è però rimasto stabile al 5%). Invece, sul FTSE MIB osservati speciali i titoli del comparto petrolifero, unici in rialzo, con Eni e Saipem in prima fila. Bene anche Tenaris, che tra le altre cose ha completato l'acquisizione da 1,067 miliardi di dollari del gruppo americano dei tubi in acciaio Ipsco Tubulars da Pao Tmk, annunciata nella primavera scorsa. Atlantia, dopo un rimbalzo iniziale, torna a calare, già da ieri sotto pressione per il rebus concessioni. In coda al listino Buzzi Unicem e Fiat Chrysler Automobiles, che in dicembre ha visto calare in Italia le immatricolazioni del 2,31% e del 9,52% nell'intero 2019. Giù anche Azimut e Pirelli.

Spread in ribasso verso 160 punti
Dopo i rialzi della vigilia, torna a calare lo spread BTp/Bund. Il differenziale di rendimento tra il decennale benchmark italiano (Isin IT0005383309) e il pari scadenza tedesco si è attesta a 162 punti base, dai 164 punti del riferimento precedente. In netto calo il rendimento del BTp decennale benchmark che in avvio di seduta si attesta all'1,36% dall'1,42% della vigilia.

Nessun commento:

Posta un commento