L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 gennaio 2020

Stati Uniti - i militari perdono il loro status e diventano assassini

Alert sui mercati, petrolio +4%, futures Dow Jones -155 punti dopo uccisione generale iraniano Soleimani

Laura Naka Antonelli3 gennaio 2020 - 07:25

MILANO (Finanza.com)
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a preoccupare gli operatori di mercato. Balzo dei prezzi del petrolio e azionario sotto pressione dopo che il Pentagono ha confermato di aver ucciso, in occasione di un attacco all'aeroporto di Baghdad, il generale iraniano Qassem Soleimani e altre 7 persone. Il dipartimento di Difesa americano, si legge in una nota diffusa nella notte tra giovedì e venerdì, ha deciso di lanciare "un'azione difensiva al fine di proteggere gli americani all'estero uccidendo Qasem Soleimani", dietro ordine, ha specificato il Pentagono, del presidente Donald Trump. Immediata la reazione di Teheran. Così il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif:

"L'atto di terrorismo internazionale degli Stati Uniti con l'assassinio del generale Soleimani, la forza più efficace nel combattere il Daesh, Al Nusrah e Al Qaida, è estremamente pericolosa e una folle escalation. Gli Stati Uniti si assumeranno la responsabilità di questo avventurismo disonesto".

La reazione dei mercati è stata immediata, con i prezzi del petrolio volati, durante le contrattazioni asiatiche, fino a +4%, prima di ridurre i guadagni. I futures sugli indici azionari Usa hanno puntato immediatamente verso il basso, con quelli sul Dow Jones capitolati di oltre 155 punti. Al momento, i prezzi del Brent sono in rialzo del 3% circa, a $68,23, mentre quelli del WTI avanzano del 2,83% a $62,91 al barile.

Tutte le notizie su: medio oriente, Qassem Soleimani, Pentagono, donald trump, petrolio, dow jones

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