L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 gennaio 2020

Togati malati - Chi si mangia le banche non va in galera chi apre delle sbarre autostradali si

Tav: pg Saluzzo, per Dosio applicato con rigore norme


 

"Il mio Ufficio ha applicato con rigore le norme che ci sono date e che sono presidio di legalità e di imparzialità". Così il procuratore generale di Torino Francesco Enrico Saluzzo, dopo che ieri ha emesso il provvedimento di revoca della sospensione dell'esecuzione della pena e ha ordinato la carcerazione di Nicoletta Dosio, la "pasionaria" del Movimento No Tav condannata il mese scorso in via definitiva a un anno di reclusione. "La signora Dosio - spiega in una nota Saluzzo - ha avuto molte possibilità di scelta, decisioni, esclusivamente sue, che, come per ogni altro condannato in situazione simile, le avrebbero consentito di non espiare la pena in carcere". "Dopo la sospensione dell'ordine di esecuzione, disposta dal mio ufficio - ha proseguito il pg -, ha avuto trenta giorni di tempo per chiedere una delle misure alternative previste dal nostro ordinamento. Non lo ha fatto; anzi, ha pubblicamente 'proclamato' di non avere alcuna intenzione di presentare istanze. Nonostante lo scadere del termine, la Procura generale, in considerazione dell'età e della misura della pena le ha 'aperto' la possibilità della cosiddetta 'detenzione domiciliare', prevista da uno dei provvedimenti 'svuota carceri'. Decisione, quella del mio ufficio, assunta pur tenendo conto dei precedenti della condannata che, in regime di arresti domiciliari, durante il processo, li violava, 'uscendo di casa' per continuare a manifestare e compiere azioni dimostrative davanti alla caserma dei carabinieri. Tanto che il procuratore della Repubblica dell'epoca aveva chiesto la revoca della misura, richiesta respinta, però, sia dal gip che dal tribunale del riesame. E, ieri, il mio Ufficio ha preso conoscenza del provvedimento del Tribunale di sorveglianza di Torino che decideva di non ammettere la signora Dosio al regime della detenzione nel domicilio, proprio in ragione di quello che sarebbe stato il comportamento della signora Dosio, annunciato e pubblicizzato. E' ovvio che il percorso è quello disegnato dalla legge e certamente chi ha mosso le critiche non vorrebbe che i cittadini fossero trattati diversamente secondo il cognome o le ragioni che hanno spinto a delinquere. Il nostro sistema ha già troppo norme ritagliate su situazioni personali e non credo debbano aggiungersene. Anzi, semmai dovrebbero essere modificate quelle ancora in vigore. Neppure, penso e spero, i cittadini vorrebbero vedere introdotte norme di salvaguardia, di esenzione da responsabilità o conseguenze, in palese violazione del principio costituzionale di eguaglianza davanti alla legge, allo Stato, alla collettività: tutti hanno diritto allo stesso trattamento e nei confronti di tutti vi è il dovere di applicare il trattamento previsto; che è solo quello dettato dalla legge. Solo il legislatore nella sua saggezza - conclude Saluzzo - può modificare le norme, a patto che rispetti i principi costituzionali".

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