L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 gennaio 2020

Togati malati - Ridurre la pena da sei anni a due significa non andare in carcere, le sentenze aggiustano i processi di 'ndrangheta

‘Ndrangheta: ridotta a Diego Mancuso la pena da scontare
Per il boss di Limbadi la Corte d’Appello riconosce il continuato fra le sentenze “Genesi” e “Dinasty”
Di G. B.
-3 Gennaio 2020 11:21


Il detenuto Diego Mancuso

Passa da sei a due anni la pena che il boss Diego Mancuso, 66 anni, di Limbadi, dovrà scontare in carcere. La Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti accolto una richiesta di “continuato” di pena fra il processo “Genesi” ed il processo “Dinasty” nei confronti del detenuto, che è stato arrestato nel maggio scorso per scontare una condanna definitiva a 6 anni per associazione mafiosa rimediata al termine del processo “Genesi” (in primo grado celebrato dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia). Gli avvocati Francesco Schimio e Francesco Sabatino hanno quindi presentato richiesta di “continuato” fra le due pene ed il residuo da scontare è dunque sceso a due anni di reclusione. Nel processo “Dinasty”, Diego Mancuso è stato riconosciuto al vertice di una delle articolazioni in cui si era divisa la famiglia dopo gli arresti per l’operazione “Tirreno” (1993) della Dda di Reggio Calabria, dei boss Luigi e Giuseppe Mancuso (cl. ’49), rispettivamente zio e nipote. Diego Mancuso (fratello di Giuseppe, alias Peppe ‘Mbroggja”) insieme al nipote Domenico Mancuso (figlio di Giuseppe Mancuso) per un dato lasso temporale avrebbe retto le sorti dell’articolazione del clan a lui facente capo, in contrapposizione all’altro ramo della famiglia che vedeva a quel tempo alleati Cosmo Michele Mancuso ed il nipote Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”. Dopo aver scontato la pena per “Dinasty”, all’atto della scarcerazione, Diego Mancuso aveva spostato la sua residenza a Santa Maria di Ricadi. Nel maggio scorso, quindi, il nuovo arresto per scontare la pena definitiva rimediata nel processo “Genesi” ridotta ora a due anni.

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