L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 febbraio 2020

A Idlib sono stati portati i mercenari tagliagola dell'Isis e qui che la Turchia scende in campo per difenderli

CAOS SIRIA/ “Lo scontro diretto Russia-Usa è ancor più grave del patto Erdogan-Isis”

Pubblicazione: 04.02.2020 - int. Marco Bertolini

La Siria è di nuovo teatro di guerra: la Turchia si frappone muovendosi contro Siria e Russia a fianco dei jihadisti

Truppe turche sul confine siriano (LaPresse)

Mentre l’attenzione continua a essere rivolta alla Libia, ci si sta dimenticando della Siria, un paese che, nonostante la vittoria sullo Stato islamico, non ha ancora trovato la pacificazione. Esiste infatti da tempo, come spiega il generale Marco Bertolini – già capo di stato maggiore del Comando Isaf in Afghanistan e poi comandante delle operazioni speciali in Libano, Somalia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia quale capo di stato maggiore della Extraction Force della Nato – una “de-escalation zone”, corrispondente alla provincia di Idlib. Qui sono stati portati i terroristi dell’Isis che si arrendevano ai siriani, concedendo temporaneamente loro una zona che ovviamente non poteva essere lasciata per sempre, pena la possibile rinascita di un nuovo Stato islamico.

Proprio a Idlib gli eserciti siriano e russo stanno conducendo un’offensiva molto pesante allo scopo di eliminare tutti i terroristi. Obiettivo che però non piace a Erdogan, che è prontamente intervenuto, non solo accusando la Siria di condurre un’azione militare “criminale”, ma anche inviando truppe turche a protezione dei gruppi ribelli che sono passati sotto la sua protezione nelle campagne militari del nord, ad Afrin e nel resto del Rojava. Almeno cinque soldati turchi e 30-35 siriani sono morti.

“Erdogan ha gettato la maschera – osserva Bertolini – dopo aver sempre protetto e sostenuto di nascosto lo Stato islamico. Adesso interviene a fianco dei tagliagole perché non accetta che Damasco liberi la zona di Idlib”. Non solo: bombardamenti e combattimenti si sono verificati nella vicina provincia di Aleppo contro i soldati russi. Sempre secondo Bertolini, ora si corre il rischio di uno scontro fra pattuglie russe e americane che si trovano in quella zona. Un quadro, dunque, di estrema instabilità e pericolosità.

Erdogan attacca siriani e russi impegnati a cacciare gli ultimi jihadisti a Idlib. Ma così facendo non sta con i terroristi?

La Turchia torna a sfidare la Russia e, soprattutto, il regime di Damasco. Quella di Idlib è una nota dolente da parecchio tempo, sia per gli occidentali che per i turchi che contro i siriani vogliono liberare quella provincia. Si tratta di una cosiddetta “de-escalation zone”, una zona dove venivano trasportati i terroristi che si arrendevano. A Idlib i turchi ci sono da molto tempo, così come ad Afrin, località tristemente famosa per le brutali repressioni operate dai turchi e dai miliziani alleati con i turchi contro i curdi.

Ma perché Erdogan si comporta così?

Il fatto che Idlib possa essere liberata rappresenterebbe per lui una sconfitta. Erdogan vuole una fascia di 30 chilometri al confine con la Siria, come quella ottenuta occupando i territori curdi, grazie a un accordo con i russi e probabilmente anche con i siriani. Su Idlib, invece, non c’è un accordo chiaro. I siriani e i russi si stanno prodigando in una offensiva molto efficace verso nord-ovest, tentando di liberare l’autostrada che porta ad Aleppo. I turchi hanno gettato la maschera, inviando diverse unità per combattere con i jihadisti. 

Negli stessi giorni in cui avvenivano questi scontri a Idlib, si sono registrati diversi bombardamenti nella vicina zona di Aleppo, in cui sono morti anche dei bambini e dei soldati russi. Che sta succedendo in quest’area?

Probabilmente turchi e jihadisti cercano di alleggerire la pressione siriana a sud-est di Idlib. Di conseguenza si è verificato un aumento della pressione da parte dei terroristi nei confronti di Aleppo. Questo anche perché per i siriani l’obiettivo strategico è liberare l’autostrada che porta ad Aleppo nel territorio occupato dall’Isis.

Allo stesso tempo Erdogan ha interrotto i pattugliamenti congiunti turco-russi al confine curdo: un altro scenario di possibile guerra?

Evidentemente è successo qualcosa tra russi e turchi, però in questa mossa io vedo anche la lunga mano degli americani.

In che modo?

Nello spigolo nord-est della Siria i russi si sono confrontati con pattuglie americane, ed è un fatto gravissimo. Russi e americani in 70 anni di guerra fredda, e anche dopo, non sono mai venuti a contatto diretto. In questa zona, invece, pattuglie russe che cercavano di andare verso il confine con l’Iraq sono state fermate dagli americani in direzione Kobane. C’è un irrigidimento fra Turchia e Russia, ma anche con gli americani. La situazione è molto delicata, non sappiamo se e come reagirà Putin. Al momento sappiamo solo che l’aeronautica russa sta intervenendo su Idlib.

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