L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 febbraio 2020

Ai risparmiatori tutti succhiano soldi per pagare dissesti bancari dovuti a prestiti agli amici degli amici

Ubi, Bper, Fineco e non solo. Le banche alzano le commissioni sui conti correnti. Ecco perché

31 gennaio 2020


Il costo dei salvataggi bancari tramite il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) fa lievitare le commissioni dei conti correnti Fatti, numeri e un tweet di Borghi (Lega)

Sono mesi di rincari per le commissioni sui conti correnti e la lettera d’avviso è arrivata pure al deputato leghista e presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi che con un tweet sul tema ha innescato un dibattito fra gli utenti.

Oh che bello... la banca mi scrive che a causa della normativa sul bail in deve applicarmi 22 euro di costi sul conto corrente. Com'era quella che con il bail in pagava solo chi speculava?

Ma cosa sta succedendo ai risparmi degli italiani e alle commissioni dei conti correnti bancari? Molto semplice: le banche – che in questi anni hanno sostenuto costi notevoli per i salvataggi degli istituti in difficoltà foraggiando vari fondi fra cui Atlante, il Fondo di risoluzione e il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) – chiedono un obolo ai propri clienti.

Obolo che, considerando gli oltre 2mila miliardi depositati nei loro forzieri, si trasforma in milioni di ricavi aggiuntivi. Occorre ricordare peraltro che il Fitd – protagonista delle ultime due operazioni salva banche, quella per Carige e quella per Popolare di Bari, ancora non conteggiate tra gli esborsi – risarcisce i correntisti di istituti falliti su giacenze fino a 100mila euro.

BORGHI SU TWITTER

Come dicevamo, ieri Borghi tornato sulla questione: “Oh che bello… la banca mi scrive che a causa della normativa sul bail in deve applicarmi 22 euro di costi sul conto corrente. Com’era quella che con il bail in pagava solo chi speculava?”. Qualcuno non ci sta e gli fa notare: “Quelle sono le spese (annue tra l’altro) per la tenuta del conto corrente. Nulla a che vedere con il bail in. In seconda battuta bisognerebbe vedere quali sono le atre condizioni applicate ed i servizi compresi”. Ma l’economista e parlamentare del Carroccio risponde piccato: “Scusi, sa leggere? Se le dico che la banca così mi ha scritto vuol dire che quelle spese vengono alzate per quella causa. Cosa non le è chiaro?”.

Nella foto postata da Borghi, oltre al costo e alla data di decorrenza (31 marzo 2020) si legge: “Spese annue per conteggio interessi e competenze (applicate pro-quota su base trimestrale)”

COSA STA ACCADENDO AI CONTI CORRENTI

La sintesi del deputato leghista – “bail in” – probabilmente rientra nel discorso generale precedente. Già a dicembre Il Giornale in un articolo di Camilla Conti scriveva che “a pagare il prezzo di risoluzioni e salvataggi sono state anche le big del credito sane versando copiosi oboli ai vari fondi di sistema aperti come paracadute. Ma ora la tassa si riversa sui correntisti con l’aumento dei costi dei conti. E si fa ancora più salata nell’epoca dei tassi negativi, in ci gli istituti devono ricavare più commissioni da servizi per compensare l’erosione del margine netto da interessi”.

CHI HA GIA’ AUMENTATO I COSTI

Tra gli istituti che hanno già annunciato rincari, ricordava il Giornale, ci sono Ubi, che ha imposto un aumento di 16,3 euro sui costi di gestione per conti con spese pari a 18,4 euro, e Bper, che da ottobre ha introdotto un fisso trimestrale di 3 euro. Inoltre CheBanca! dal primo gennaio ha portato il canone annuo del conto Yellow da 24 a 36 euro mentre Fineco da febbraio introdurrà un costo di gestione di 3,95 euro al mese. Nessun rincaro previsto al momento per i clienti di Montepaschi e di Banco Bpm.

La prima a muoversi è stata però Intesa Sanpaolo, nel 2017: con giacenze superiori ai 2mila euro e fino ai 10mila, sono arrivati rincari da 20 centesimi a 8,4 euro al mese per salire fino a oltre 100 euro.

QUALCHE DATO DA ABI E BANCA D’ITALIA

Del resto i numeri sono rilevanti. L’Abi ha chiarito che tra il 2015 e il 2018 l’impegno degli istituti suoi associati, sommando i contributi ai vari fondi, è stato di 12,2 miliardi. Dunque escludendo i salvataggi di Carige e Popolare di Bari, varati tra settembre e dicembre 2019. E se nel 2018 in media la spesa di gestione annua del conto corrente rispetto al 2017 è cresciuta di quasi il 10% (ovvero 7,5 euro in più), arrivando a toccare quota 86,9 euro, c’è da aspettarsi che per il 2019 e seguenti l’aumento continui.

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