L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 febbraio 2020

Al papa Francesco gli manca un pezzo. Nessuna condanna ai paesi che con i dazi continuano a mettere in ginocchio la popolazione siriana, dazi messi non si sa il perché.

Tragedia umanitaria in Siria. Nuovo appello accorato di Papa Francesco: “avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati”

-09/02/2020


“Continuano a giungere notizie dolorose dal nord-ovest della Siria, in particolare sulle condizioni di tante donne e bambini, della gente costretta a fuggire a causa dell’escalation militare. Rinnovo il mio accorato appello alla comunità internazionale e a tutti gli attori coinvolti ad avvalersi degli strumenti diplomatici, del dialogo e dei negoziati, nel rispetto del Diritto Umanitario Internazionale, per salvaguardare la vita e le sorti dei civili”. Lo ha detto Papa Francesco all’Angelus.

“I combattimenti nella regione siriana di Idlib rischiano di causare un’emergenza umanitaria senza precedenti”, ha denunciato l’Osservatore Romano nell’edizione in data odierna, rilevando che circa 90.000 i civili sfollati da Idlib negli ultimi 4 giorni a causa dell’intensificarsi dei raid dell’esercito siriano supportato dalle forze russe. La maggior parte degli sfollati si sono diretti verso la frontiera con la Turchia.

Si tratta ovviamente di dati difficilmente verificabili, in quanto forniti dal Coordinamento per la risposta alle operazioni in Siria, organizzazione vicina ad Ankara. I profughi sarebbero in fuga dalle regioni
di Ariha, Saraqeb e Jabal al-Zawiya, al centro dell’offensiva delle forze di Damasco, che lunedì si
sono anche scontrate con quelle turche nel più grave incidente degli ultimi anni. Secondo l’Onu, da
dicembre gli sfollati da Idlib sono circa mezzo milione, di cui l’80 per cento donne e bambini, e gli
aiuti scarseggiano.
Sul terreno, la tensione è altissima. L’esercito turco ha inviato nuovi rinforzi in Siria verso le sue
postazioni militari nella provincia di Idlib. Un convoglio di circa 150 mezzi ha trasportato ieri
esperti delle forze speciali e munizioni attraverso la località frontaliera turca di Reyhanli. Altri 20
blindati erano stati inviati ieri, secondo quanto riferisce l’agenzia Anadolu. «Il minimo attacco
troverà una risposta forte, le nostre postazioni di monitoraggio resteranno attive a Idlib» ha
sottolineato in una nota il ministero della Difesa di Ankara.
Oggi una delegazione della Russia è attesa in Turchia per cercare una via d’uscita alla crisi. Non si
sa — stando a fonti giornalistiche — quali punti saranno discussi. A seguito di questo incontro, ha
spiegato il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, potrebbe decidersi un nuovo faccia a
faccia tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente russo Vladimir Putin, che hanno
già discusso della crisi in una telefonata due giorni fa.

Sul piano militare, le forze governative siriane sostenute da quelle russe hanno preso venerdì il pieno
controllo di Saraqeb, una cittadina strategica nella regione nord-occidentale di Idlib. L’assedio alla
città, sottratta ai ribelli sostenuti dalla Turchia, è durato quasi una settimana. L’Osservatorio
nazionale per i diritti umani in Siria e altre fonti sul terreno confermano che Saraqeb, all’incrocio
delle due autostrade Latakia-Aleppo e Hama-Aleppo, “è ora in mano delle forze di Damasco”.
Mercoledì scorso i media governativi avevano annunciato la presa di Saraqeb, ma fonti locali e
miliziani anti-regime avevano smentito la circostanza. L’Onu ha documentato lo sfollamento di più
di 200.000 persone nelle ultime due settimane dalla zona di Saraqeb e dei distretti circostanti
investiti dall’offensiva governativa e russa.

Intanto, le Caritas di Aleppo e Hassake, con il sostegno di Caritas Italiana e di altre Caritas estere, cercano di rispondere alle molteplici necessità in un contesto sempre più difficile e pericoloso.
Caritas Italiana fa appello al Governo Italiano, all’Unione Europea e a tutta la Comunità internazionale affinché si faccia tutto il necessario per interrompere, senza condizioni, l’ennesimo eccidio e ristabilire il rispetto del diritto internazionale. Ora più che mai c’è bisogno dell’impegno e della solidarietà di tutti, perché si possa trovare una soluzione pacifica a questo ennesimo fronte di guerra e si possa rispondere velocemente ai bisogni umanitari più immediati. Il popolo siriano, piagato da quasi nove anni di guerra che hanno causato morte, distruzione e povertà, ha bisogno di pace per ricostruire la propria vita con dignità.
Caritas Italiana sostiene gli interventi delle Caritas dei Paesi coinvolti nella crisi siriana – Siria, Libano, Giordania, Turchia, Cipro, Grecia, Macedonia, Serbia e Bosnia – sin dallo scoppio della guerra a marzo 2011. Ad oggi Caritas Italiana, grazie alle offerte ricevute e a contributi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, ha realizzato decine di progetti con un intervento complessivo di oltre 7.200.000 euro in vari ambiti: assistenza umanitaria, supporto psicosociale, sanità, promozione del lavoro e convivenza pacifica tra i giovani.

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