L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 febbraio 2020

Bagnai fa finta di non sapere che la Lega è proprio la rappresentante di quel nord legato a doppio filo con la Germania con il Progetto Criminale dell'Euro. Cosa non si fa dopo essere diventato parte integrante di una struttura che strategicamente non ti ha mai rappresentato

L’Italia non può restare agganciata solo alla locomotiva tedesca (che arranca). L’analisi di Bagnai (Lega)

10 febbraio 2020


Produzione industriale in picchiata sia in Germania sia in Italia. Ecco numeri e analisi (con proposta dell’economista della Lega, Alberto Bagnai).

Produzione industriale in picchiata sia in Germania sia in Italia. Che fare? Ecco numeri e analisi.

IL DATO DELLA GERMANIA SULLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

La flessione del 3,5% della produzione industriale tedesca – i dati sono stati pubblicati venerdì scorso – è il peggior dato da gennaio 2009 e fa del quarto trimestre 2019 la sesta stagione consecutiva in cui il settore subisce una flessione. Lo stesso pil – che sarà annunciato venerdì prossimo – potrebbe allora risultare in calo, dopo il secondo trimestre del 2019 e il terzo del 2018.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

“È un dato fortemente alterato, quello di dicembre: decisamente anomalo anche se ci si concentra solo sulla recente fase di contrazione della produzione, iniziata a giugno del 2018. La possibilità che abbiano pesato i ponti di Natale – le statistiche non riescono a “correggerle” – è concreta: la flessione dell’8,7% segnato dalle costruzioni sembra confermarlo. L’anno scorso il 25 e il 26 dicembre, entrambe festività nazionali, cadevano di mercoledì e giovedì”, ha scritto sabato scorso il Sole 24 Ore.

LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA NEL 2019

Nel 2019 la produzione industriale è tornata a scendere dopo cinque anni. Lo rileva l’Istat, che per l’anno scorso stima un calo dell’1,3% in media rispetto al 2018, quando si era registrata una crescita dello 0,6%. Si tratta della prima diminuzione dal 2014 e di quella più ampia dal 2013, quindi da sei anni.

GLI ULTIMI DATI SULLA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA

La produzione industriale a dicembre del 2019 scende del 2,7% rispetto a novembre, segnando il calo più forte da gennaio del 2018. Lo rileva l’Istat che su base annua segna una diminuzione del 4,3% (dato coretto per gli effetti di calendario). Il dato annuo risulta in flessione anche in termini grezzi ma la contrazione diventa meno ampia (-1,3%). (qui l’analisi di Paolo Mameli su Start).

ANALISI E COMMENTO DI BAGNAI (LEGA)

“Il pessimo dato sulla produzione industriale italiana, un -1.4% su base trimestrale conseguente al -1.90% della Germania, è la riprova di quanto dannoso sia per l’economia italiana rimanere legata mani e piedi a quella tedesca”, ha commentato il presidente della commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai. “Un calo così importante – aggiunge il senatore della Lega – evidenzia i limiti del nostro aggancio al modello mercantilista tedesco, eccessivamente sbilanciato verso la domanda estera, e quindi mette in luce i limiti dell’integrazione europea, che ci lega a economie incapaci di stimolare la propria domanda interna, e ci obbliga a obbedire a regole di bilancio irrazionali”. A giudizio di Bagnai (Lega) “col secondo Governo Conte la subalternità all’Europa si è fatta soffocante: lo dimostra l’atteggiamento ambiguo e supino nella vicenda della riforma del MES, ma lo dicono anche i numeri. Dall’estate 2018 alla primavera 2019, cioè durante il primo Governo Conte, la produzione industriale italiana è cresciuta in media di un punto percentuale in più su base trimestrale rispetto a quella tedesca. Il Conte bis ha accorciato le distanze con la Germania, ma verso il basso: solo 0.4% di crescita in più rispetto a una Germania ormai in caduta libera sotto il peso della propria follia ideologica che definirei ‘austeritaria’. Questo brutto risultato si spiega con una legge di bilancio tutta tagli e terrore fiscale, che ha generato incertezza e pessimismo. È di assoluta urgenza adoperarsi al fine di affrancare la nostra economia da un abbraccio che diventa sempre più soffocante mano a mano che il commercio mondiale mostra segnali di rallentamento – conclude Bagnai – occorre pertanto iniziare a lavorare per stimolare i consumi interni e offrire alla nostra economia un supporto durante i cicli negativi della congiuntura internazionale. A fronte di un Governo delle tasse, appiattito sul peggio che l’Europa ha da offrire, ridare la parola agli italiani è l’unico modo per intraprendere una nuova direzione e arginare questo disastro economico”.

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