L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 febbraio 2020

Bergamo - Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato da molto tempo si è mangiato la città

Anno giudiziario, i dati bergamaschi «Cosche radicate». E sequestri triplicati fino a 191 milioni

Ma resta il nodo di trovare denaro e beni da congelare. Il procuratore facente funzione Maria Cristina Rota: «Bergamo non è un’isola felice, la ‘ndrangheta c’è»

di Giuliana Ubbiali
2 febbraio 2020

Il procuratore facente funzione Maria Cristina Rota

Il salto di qualità, se così si può definire, è nella relazione del comando provinciale dei carabinieri fatta propria dalla Procura. Per anni ha riportato espressioni come «dinamiche connesse con la presenza di criminali di origine calabrese stanziali» e «monitoraggio di soggetti con legami parentali a cosche di ‘ndrangheta”». Quest’anno è più esplicita: «La presenza di cosche di ‘ndrangheta calabrese è storicamente dimostrata da indagini di polizia giudiziaria che hanno messo in evidenza come queste siano impegnate nell’inserirsi in particolare nell’edilizia, nella ristorazione, nella gestione di locali notturni». Parla di «consistente infiltrazione» e «radicamento nel tessuto sociale ed economico anche attraverso l’assoggettamento di elementi appartenenti al mondo imprenditoriale, con la complicità dei quali porre in essere reati di natura tributaria». Cita un’attività investigativa su soggetti della «‘ndrina dei Paparo, i cui vertici si sono trasferiti in provincia di Bergamo». E l’incendio della Valcart di Rogno, che recupera carta e metalli, su cui indaga la Dda di Brescia. Nella relazione della procura di Brescia viene richiamata l’indagine «Papa», dal nome della figura centrale di Giuseppe Papaleo, legata a incendi di camion, a Seriate, e presunte estorsioni per i quali è in corso il processo a Bergamo. «La vicenda ha permesso ancora una volta di accertare come le strutture mafiose — in questo caso di origini calabrese — siano utilizzate dagli imprenditori del nord per soddisfare una serie di necessità mediante metodologie illecite».

«Bergamo non è un’isola felice — lo sa bene il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, facente funzione fino a quando il plenum del Csm non nominerà Antonio Chiappani, già indicato all’unanimità dalla commissione —. Indubbiamente c’è la presenza della ‘ndrangheta». Il motivo è semplice quanto logico: «Qui ci sono i soldi, questi soggetti vivono bene e in un ambiente tranquillo dove passare più inosservati».

Soldi. Colpire chi guadagna quelli sporchi e recuperarli per compensare il torto subìto dallo Stato. La strada era stata tracciata dal procuratore Walter Mapelli, scomparso ad aprile. «Vogliamo tenere il suo passo, quanto a produttività e qualità», suona come una promessa personale dell’aggiunto Rota. Si vede anche dai dati. Il confronto è tra anni giudiziari, quindi tra il periodo dal primo luglio 2017 al 30 giugno 2018 e dal primo luglio 2018 al 30 giugno 2019.

Se da un lato sono calati i fascicoli per i reati più comuni, come furti e rapine, magari anche più sentiti dai cittadini, dall’altro sono aumentati da 592 a 694 quelli relativi ai reati tributari. Soprattutto, sono triplicati i sequestri preventivi, diretti e per equivalente di denaro per delitti tributari, riciclaggio e truffe aggravate: 191 milioni rispetto ai 67 dell’anno precedente. Per la confisca servono poi le condanne. Non solo. «I decreti sono stati concessi per l’importo chiesto — sempre l’aggiunto —. Certo, il problema è trovare effettivamente le somme. Va riconosciuto il lavoro della Guardia di finanza, anche nel ricostruire i passaggi dei beni e ricondurli agli indagati». Lo scopo sembra uno slogan, ma anche questo è semplice e chiaro: «Attaccare il portafogli è più incisivo a livello di deterrente, oltre che di giustizia. I grandi rapinatori ti confessavano il colpo ma non dove avevano messo i soldi. Dopo aver scontato la condanna in carcere, avevano ancora il loro gruzzolo». La Gdf ha denunciato 508 persone per reati fiscali, 125 sono evasori totali. È stata evasa l’Iva per 111.751.900 euro.

Sono aumentate anche le richieste di fallimenti, da 13 a 47. E le procedure, da 186 a 309. È sempre la scuola Mapelli: salvare il salvabile, per soddisfare i creditori. Restano ancora molte le violenze sessuali, salite da 137 a 151. Sono scesi, da 283 a 201, i casi di stalking denunciati. «I reati che riguardano le fasce deboli richiedono un’attività delicata oltre che prioritaria di vaglio degli elementi». L’aggiunto Rota pensa, per esempio, a Zinaida Solonari, uccisa dal marito, a Cologno al Serio. Lo aveva denunciato pochi giorni prima. «Dalla sola denuncia non è così semplice intuire il reale pericolo che la donna corre».

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