L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 17 febbraio 2020

Come il M5S si è sciolto come neve al sole così si scioglie Salvini il fanfulla che ha commesso tanti e così frequenti errori politici, giuridici, psicologici ed umani in questi pochi mesi. L'errore strategico fondante è l'avallo al Progetto Criminale dell'Euro

FORSE MEGLIO COSI’, DOPOTUTTO.

Maurizio Blondet 12 Febbraio 2020 

All’inizio di questa triste storia, avevo detto che Salvini aveva avuto il merito di scegliere gente migliore di lui, da portare al parlamento e governo: cosa rara fra i politici. Pensavo a Bagnai, Borghi, Giulia Buongiorno. Oggi si può chiedere: ma cosa serve scegliere gente migliore di te, se poi non le chiedi consiglio? Anzi, se non l’ascolti quando te lo da?

«Io spero davvero che Matteo Salvini decida di non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere nei suoi confronti», ha detto Giulia Bongiorno, a due giorni dal voto in Senato. Non solo perché conosce da avvocata il settarismo bieco dei giudici di parte – che del resto non hanno mai nascosto la voglia di liquidare Salvini usando il loro potere con ogni mezzo sleale e falso, come l’accusa sui milioni ricevuti da Putin – ma per il motivo che lucidamente la Buongiorno ha espresso nella sua apologia in Senato: il Parlamento ha consegnato se stesso, e il potere esecutivo, nelle mani della magistratura: e di “questa” magistratura, che mai ha avuto nemmeno la finzione di equanimità.

Salvini ha fatto di testa sua. A cominciare dal suo invito ai leghisti di votare per la propria autorizzazione a procedere, egli ha appunto consegnato sé stesso, la funzione di ministro dell’Interno, la sovranità ed autonomia politica, sotto l’imperio e arbitrio delle procure. Inutile la limpida apologia della senatrice, rivolta a vermi occupanti del parlamento:

SPETTACOLARE. Senato Giulia Buongiorno Su Giudizio A Processo Matteo Salvini Gregoretti https://youtu.be/EHebgndHOMI via @YouTube

In breve: Salvini ha commesso tanti e così frequenti errori politici, giuridici, psicologici ed umani in questi pochi mesi, a cominciare dal Papeete e dalle sue dimissioni senza rete dal governo, passando per la inutile e dannosa campagna elettorale in Emilia Romagna, al citofono a Bologna e a questo epilogo in cui s’è tuffato a pié pari nella bocca del mostro giudiziario, di cui peraltro lui mai ha contestato costruttivamente la porzione mostruosa che ha preso nella politica – che viene da dire: speriamo che venga tolto di mezzo. Troppo incapace, pasticcione, superficiale e parolaio, privo di ogni fiuto politico e senso del momento, ha commesso errori sempre costantemente di questo genere: autolesionistici, auto-distruttivi, colpi di testa improvvisati e non meditati. Ormai la sua cosiddetta leadership danneggia la causa per cui l’avevo votato e nel mio piccolo fatto votare, ossia la difesa della dignità dell’Italia di fronte alla UE “prigione dei popoli”, e la lotta per riprendersi la parte di sovranità che governi servili e collabò hanno ceduto.

Con questo suo ultimo errore, fra l’altro, ha rafforzato il governo Conte bis che proclamava dove cadere. Ulteriore caso dell’incapacità politica estrema, quello di ottenere il contrario di quel che ci si propone pubblicamente. E’ dal Papeete in poi che lo fa, senza volerlo certo, ma con una costanza che deve porre il problema: togliere da quelle mani la causa troppo nobile e complessa per lui. Magari la sua vita di processato – perché come l’ha pur avvertito la Buongiorno “non sarà breve né prevedibile” – di triturato dalla casta giudiziaria, potrà essere utile alla causa più che un suo (ormai improbabile) “trionfo elettorale”. Perché in fondo c’era da aver paura di un futuro governo Salvini: cosa avrebbe fatto di autolesionistico, controproducente e distruttivo di sé e del progetto euro-critico? Sarebbe andato a suonare a tutti i citofoni dei sospetti spacciatori..

Anche il progetto, è stato del resto da lui molto dilavato e sbiadito, tanto che non si sa più se lo condivida.

Ma del resto, che dire della sua “opposizione”? Anche l’opposizione si costruisce, si guida, è un “governo”; si mobilita il partito e la base; per fortuna che ci sono Bagnai e Borghi nelle commissioni a farla, perché il suo apporto s’è limitato a selfie con pizze e nutelle e twitter e qualche inarticolata esclamazione di protesta. Anche adesso, si è visto che lui viene consegnato ai giudici, e non c’è attorno a lui una forza di opposizione. Nulla. Vada ai processi, forse è meglio per la causa, ed anche per lui. Ma si faccia consigliare, non dica frasi che saranno usate contro di lui, come “chiedo pieni poteri” o “ci vorrà un’aula molto grande per giudicarmi”: quel popolo, lo doveva organizzare lui.

(Aggiungo un pro-memoria: nessun Prodi fu incriminato per questa strage:

Guerra in Albania 28-03-1997. VERI profughi cercarono di raggiungere le coste Italiane. Romano Prodi comunista, PdC in carica, impose il blocco navale che provocò l'affondamento di un battello albanese: 108 morti molti bambini... Gli stessi oggi attaccano #Salvini. #RadioSavana

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