L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 18 febbraio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Nella guerra illimitato ha un posto anche quella sulla comunicazione

E' sindrome Coronavirus. Ma l'influenza suina causò 400mila morti

di Piccole Note
15 febbraio 2020

Impazza la sindrome coronavirus, non solo una minaccia alla salute, ma anche panico dilagante prodotto di un bombardamento mediatico che non ha eguali nella storia recente delle pandemie, che pure si succedono da anni.

Abbiamo accennato in altre note come l’allarme coronavirus, al di là dell’informazione necessaria, venga strumentalizzato da ambiti internazionali per indebolire la Cina nel confronto a distanza che la vede opposta agli Usa.

Da qui la spinta ad accentuare il panico globale per mettere in difficoltà gli scambi commerciali del Dragone e le accuse, più o meno velate, alle autorità cinesi per asserite responsabilità sulla genesi dell’epidemia e sulla sua gestione.

La Terra di mezzo cerca di reagire, denunciando una campagna anti-Pechino che si affianca all’informazione necessaria e seria. E che sta generando, peraltro, anche episodi di xenofobia verso i cinesi disinformazione dilagante registrata anche da media Usa).

L’influenza suina

Sotto questo profilo, è interessante un articolo del China Daily che spiega come la pandemia odierna non ha solo il precedente “cinese” spesso citato, cioè la Sars, ma ne ha anche un altro troppo spesso obliato, cioè la cosiddetta “influenza suina”, il virus H1N1, che partendo dal Messico dilagò negli Stati Uniti e investì il mondo nel 2009.

Le vittime “ufficiali” di quella pandemia, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (vedi anche Le Scienze), furono 18.449 (ad oggi le vittime acclarate per coronavirus sono circa 1000).

Ma il China Daily, citando uno studio del Center for Infectious Disease Research and Policy del giugno 2012, spiega che questi furono solo i casi acclarati, una sottostima, come dichiarato dalla stessa Oms.

In realtà quella pandemia causò, secondo il Cidrap, 284.000 decessi, peraltro per lo più persone sotto i 65 anni, per “cui l’onere pandemico della H1N1 è ricaduto pesantemente sui giovani, a differenza del modello di influenza stagionale”.

Numeri suffragati da uno studio condotto dal progetto Glamor (Global Pandemic Mortality), commissionato dall’Oms e pubblicato nel dicembre 2013 sulla rivista on line “PLoS Medicine”.

Secondo tale studio, riportato sulla rivista Le Scienze, le vittime della cosiddetta influenza suina furono 203mila. “Il conto pagato al virus H1N1 – aggiunge lo studio – sale però ulteriormente se alle vittime dirette dell’influenza si aggiungono quelle decedute per l’aggravamento di malattie preesisitenti, per lo più cardiovascolari (come accade anche per le vittime del coronavirus ndr.): in tal caso, i decessi salgono a 400.000”.

Coronavirus – H1N1: narrazioni divergenti

Perfetto il commento del China Dayli: “Durante l’epidemia di H1N1 del 2009, non ricordo attacchi xenofobi anti-americani in tutto il mondo, vero? In effetti, ricordi che ci sono voluti sei mesi perché gli Stati Uniti si decidessero a dichiarare un’emergenza nazionale? Qualche governo – dall’inizio di aprile 2009 fino alla fine di aprile 2010, compreso il mese di giugno, quando H1N1 è stato dichiarato una pandemia globale di emergenza internazionale – ha avvertito i suoi cittadini di abbandonare gli Stati Uniti? Hanno chiuso i confini agli americani in viaggio? No, nemmeno un pigolio”.

Alle autorità americane furono anche risparmiate le accuse oggi mosse alle Cina, nonostante anche Washington non sia riuscita a informare e contenere. Ciò perché, in realtà, si era fatto quel che si poteva fare, come ora accade per i cinesi. che con le loro città in quarantena stanno salvando il mondo.

Prosegue il China Daily: “I numeri dell’influenza suina H1N1 […] sono stati ampiamente sottovalutati e aggiornati solo tre anni dopo, perché cari amici, questa è la natura di tali focolai virali a cui nulla importa il Paese in cui hanno inizio”.

“L’uomo non ha mai abbastanza potere, non ci sono mai abbastanza kit per i test, non ci sono mai abbastanza medicine o attrezzature mediche. La Cina non sta cercando di nascondere queste difficoltà […] vengono riportate quotidianamente sulle news”.

“Ci sono sempre persone che muoiono […] Né saprò mai se sono morti a causa di un particolare virus. Questi sono i fatti, non un problema esclusivo del sistema sanitario o del governo cinese. Non è una cospirazione, è solo una tragedia“.

Il morbo e la trappola di Tucidide

Chiudiamo con un articolo del National Interest che prende implicitamente le mosse dalla nota trappola di Tucidide, spesso usata per rappresentare il confronto Cina-Usa (assimilandolo a quello tra Atene e Sparta): quando una potenza in ascesa interagisce con una potenza preesistente, la guerra è inevitabile.

Il National Interest analizza, appunto, la guerra tra Atene e Sparta, ricordando come a un certo punto Atene, conscia dell’inferiorità del suo esercito, si arroccò dietro le cosiddette Lunghe Mura, per condurre una guerra navale contro l’antagonista.

Mossa strategicamente “impeccabile” adottata da Pericle, che però vide la popolazione ateniese, affollata dietro le Mura, facile preda di un morbo (la peste o altro), che ne falcidiò la popolazione, uccidendo lo stesso Pericle. Una pandemia che condusse la popolazione allo sfaldamento morale e provocò feroci lotte intestine. Una “catastrofe” dalla quale Atene non si sarebbe più ripresa…

La Cina non è Atene, ma quanto accadde allora induce a guardare l’attuale epidemia non solo dal punto di vista della salute dei cittadini. Potrebbe cioè avere effetti imprevisti e dirompenti sulla società, sul governo e sulla stessa proiezione globale del Celeste impero.

Tale l’analisi del National Interest, che fa capire il grande interesse con cui certi ambiti più o meno anti-cinesi stiano monitorando quanto accade nella Cina flagellata dal virus.

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