L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 febbraio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Nella guerra sulla comunicazione i fatti le opinioni vengono distorti e utilizzati come mazze


La Cina revoca la tessera a 3 giornalisti del Wall Street Journal 

Dopo un 'titolo razzista' diffamatorio sugli sforzi contro l'epidemia 

Walter Russell Mead -

Redazione ANSAPECHINO
20 febbraio 202014:00NEWS

Le tensioni fra Stati Uniti e Cina passano anche attraverso la guerra dei media: Pechino ha revocato le credenziali a tre giornalisti del Wall Street Journal dell'ufficio di Pechino come ritorsione per un titolo "razzista" e un testo diffamatorio sugli sforzi cinesi nella lotta al coronavirus. "Una rara espulsione multipla di reporter della stessa testata internazionale e allo stesso tempo", ha replicato il quotidiano Usa, che lo scorso anno aveva perso un altro giornalista per un'inchiesta su vicende e affari sospetti in Australia che vedevano il coinvolgimento di un cugino del presidente Xi Jinping.


Questa volta nel mirino è finito un commento del 3 febbraio dal titolo "La Cina è il vero malato d'Asia", scritto da Walter Russell Mead, professore del Bard College. "Il malato d'Asia", tra l'altro, era anche un'espressione usata in modo dispregiativo a cavallo tra XIX e XX secolo per riferirsi alla Cina, divisa e colonizzata dalle potenze occidentali. Il titolo è diventato virale sui social media, alimentando un vasto dibattito che ha spinto il ministero degli Esteri cinese ad agire. Nel testo, ha spiegato il portavoce Geng Shuang, "si macchiano gli sforzi del governo e del popolo cinesi nella lotta all'epidemia".

Per il titolo tacciato di razzismo, Pechino "ha presentato una solenne protesta con il Wsj" chiedendo di riconoscere "la gravità dell'errore con scuse ufficiali e punizione dei responsabili", ventilando "ulteriori azioni", ha precisato Geng. La misura riguarda il viceresponsabile dell'ufficio Josh Chin, Chao Deng (cittadini statunitensi) e Philip Wen (australiano): devono lasciare il Paese in 5 giorni.

"I Paesi maturi e responsabili - ha detto il segretario di Stato Usa Mike Pompeo - comprendono come una stampa libera debba riportare i fatti e le opinioni. La risposta corretta è presentare dei contro argomenti e non restringere la libertà di parola".

Il club della stampa estera (Fccc), non riconosciuto da Pechino, ha espresso in una nota "profonda preoccupazione e forte condanna" per la ritorsione verso un articolo "scritto da un autore non basato in Cina". Nessuno dei tre "è stato coinvolto nell'articolo o nel suo titolo".

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