L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 febbraio 2020

ed io divento razzista ed intollerante

XanaX (orazione del mattino)


Roma, 3 febbraio 2020

Sono, da sempre, sin dalla più tenera età, un cultore dei giochi di parole. Cambi di vocale, sciarade, anagrammi; e il palindromo: il palindromo semplice (“ottetto”), a frase (eccone uno grazioso di Marco Buratti: “E poi Martina affoga la goffa anitra miope”), sillabico (“Ne-ro-ne”).
Il palindromo non va confuso coll’antipodo per cui è lo spostamento della lettera iniziale al fondo della novella parola mutila a generare sé stessa au contraire (“m-ottetto”; “ottetto-m”) e nemmeno col bifronte laddove l’inversione genera un vocabolo ulteriore (“edile”; “elide”).

Il palindromo, insomma, è del tutto sterile. Suo corrispettivo è lo specchio. L’ora di mezzanotte (00.00) gli si avvicina di molto. In uno specchio, a mezzanotte, può scorgersi il diavolo, l’entità sterile per eccellenza (il suo sperma è ghiacciato).

La nostra epoca sterile si nutre di specchi e palindromi, tautologie e circoli viziosi.
A essere abolita è la creatività. Creare qualcosa di differente, pur da elementi preesistenti, vien visto quale atto eretico, da prontamente boicottare.

Il circolo vizioso determina la nostra vita civile e filosofica.

Il palindromo XanaX cura, fallacemente, le ansie del circolo vizioso della waste land.
What are you thinking of? What thinking? What?
‘I never know what you are thinking. Think’ ...
Nothing again nothing.
'Do
you know nothing? Do you see nothing? Do you remember
nothing?'

Werner Herzog simbolizzò lo scacco dell’uomo moderno filmando un furgoncino che esauriva il combustibile e sé stesso in un forsennato girare in tondo; in ben due pellicole: La ballata di Stroszeck e Anche i nani hanno cominciato da piccoli, se ben rammento.

Liberarsi dalle e delle istituzioni morali, civili, intellettuali ci ha recato, come ci raccontano, da mentitori quali sono, la libertà.

Liberarsi, libertà.

Ma la libertà, per essere tale, ha bisogno della dolce costrizione del mos maiorum. Ecco l’errore capitale. La liberazione totale ci ha assicurato, al contrario, il servaggio più bestiale e luciferino.

Cosa sono queste ansie? La sensazione di sfinimento che prende l’omarino moderno alla gola? A cosa servono gli ansiolitici e gli antidepressivi, presi onde placare lo spavento abietto, incommensurabile, sconosciuto? Quale ulcera dell’anima cura tale nepente? I sonniferi, i latori di istupidimento, gli stabilizzatori dell’umore, spesso esaltatori d’altri narcotici quali alcool e droghe? Cosa sono queste crisi di panico, le paure che sbocciano nel cuore, nerissime come inchiostro vischioso?

Benché alcuni studiosi si siano esercitati nella retrodatazione della depressione e dell’ansia e dell’angoscia (Bosch era depresso!), la loro missione è ampiamente fallita. Un essere umano dell’Antico Ordine poteva essere schiantato, umiliato, malmenato, dilaniato, gettato nelle tempeste d’acciaio; e avere sì paura, terrore; al lume d’un cero, nella notte senza fine; avere timore della morte, del buio, di ombre sovrannaturali. Ma lo smarrimento era un sentimento positivo, con una precisa rilevanza. Ora, invece, si è preda di un demone dai contorni sfuggenti, indefiniti. Ecco l’orrore per il futuro: l’orrore di compiere un altro passo, di svegliarsi, lo spaventevole ipotesi che vi sia un domani, l’ennesima giornata da vivere. Qual è la scaturigine autentica dell’angoscia? Da lenire o col di-vertimento o col sopore. O ridanciani o drogati; goliardi e superficiali oppure inebetiti, catatonici.

Cosa ci spaventa, insomma, in un mondo che ha abolito, di fatto, la malattia, la violenza, la guerra?
La libertà. La falsa libertà. La libertà di vagare nel deserto, questo il raccapriccio.

Il deserto è palindromo, sterile; ogni suo punto è eguale a ogni altro; non cresce erba, non vi sono punti di riferimento: alture, rocce, alberi, torri d’osservazione. Vi hanno ingannati. Vi daremo la libertà! Ma non può materialmente sussistere nessun grado di libertà se non v’è definizione, cippo miliare, differenza, guerra, pensiero ostile, proprietà, classe; oserei dire: la naturale sottomissione a un’idea, a una norma inderogabile, a un tabù. Occorre essere schiavi di un retaggio, di un costume inemendabile per essere davvero liberi. Le frustrazioni! Dovete liberarvi delle frustrazioni! Ma son proprie quelle, le frustrazioni per qualcosa verso cui ci si ribella impotenti, a definire la personalità. E ora? Ora che potete pisciare nelle acquasantiere, drogarvi con agio, andare a letto con i cani: siete liberi? Felici? Non dovevate essere felici?

E invece non lo siete poiché avvertite il futuro come un macigno. Perciò rimanete bloccati nel circolo vizioso dell’eterno presente, nei palindromi della politica, negli specchi di un’arte ormai finita, che ricicla sé stessa, continuamente; nessuno scandalo, nessuno shock vi scuote, oramai. Ripetete le stesse duecento parole, all’infinito anch’esse, poiché vi hanno tolte anche quelle. Siete un blando ammasso di parafilie.

Senza la tradizione, che pensava in vostra vece, liberandovi, siete stati gettati nell’inferno. La vostra esistenza poggiava su snodi già pensati per voi, nei millenni; gli atti si adeguavano, più o meno felicemente, a ciò che fu stabilito, da individui a noi affini, per temperamento e sangue. La mente, perciò, era libera; libera di dedicarsi a qualunque cosa. Ora, invece, ogni nostro singolo passo è un agguato; i rapporti personali, soprattutto, divengono un labirinto senza alti e bassi, in cui ogni evento è plausibile e accettato in nome della falsa libertà. I codici di comportamento antichi, come i passi di una danza distillati nel tempo, permettevano di sgombrare lo sguardo; l’occhio era chiaro: farò così perché così si deve fare; e ognuno danzava a quel ritmo, chi meglio, chi peggio; nessuno negava la legge di quei movimenti. Oggi, invece, ogni svolta è un andito buio gravido di possibilità; ogni passo cela un ventaglio di sentieri, a ciascun incrocio ecco mille porte; siamo liberi, ci hanno detto: non esistono più indicazioni, cartelli, sentieri; l’uno vale l’altro; una teoria infinita di possibilità davanti a noi, tutte eguali, sterili, ove il dritto vale il rovescio: e viceversa poiché il palindromo è simbolo dell’homo novus.

L’homo novus procede senza direzione, come il galletto sul comignolo; cambia idea spesso, non avendone; si lascia irretire da un fiocco colorato, si convince, ma solo per un’ora; becca la cultura, grano a grano, un grano eguale all’altro; si sdilinque per ciò, che, pochi attimi dopo, già disprezza; i visori per lui costituiscono un gran sollievo: gli indicano cosa gustare, come farlo, in che tempi: finalmente un’indicazione! Ecco perché hanno abolito la critica, la terza pagina, la recensione e la stroncatura. L’homo novus non sa cosa fare della femmina e del maschio, dei figli e dei monumenti, della natura e della storia: vive nel più esteso labirinto possibile, il deserto; vivacchia, insomma, grazie ai lacerti di un passato che sta passando del tutto. L’avvenire è così gravido di incognite (e chi lo capisce più!) e scelte che è meglio evitarlo: per non ammalarsi di terrore! Cosa c’è dall’altra parte? Un angelo, un drago, un elefante? E chi lo sa! Siamo liberi, liberi da tutto e di far tutto.

L’angoscia ci prende le budella. Cosa fare? Di-vertirci? Per-vertirci? Andare in letargo? O stordirsi o galleggiare in un coma profondo, indotto, vedete la malignità delle coincidenze, da altri palindromi: XanaX.

Il male di vivere è assenza del Male.

L’unico modo per spezzare il circolo vizioso, il palindromo della sterilità, è rendere culto al Male, e quindi al Bene, alla pienezza inebriante dell’esistenza.
Il Male non è Satana o il diavolo. Satana è la dissoluzione, la poltiglia, la neutralità che annienta la vita. Guardatevi dalla melma della falsa libertà per cui ogni vacca è grigia.

Pregate per il Male, di nuovo, pregate Dio di non indurci in tentazione, ma, amatelo, per Dio, il rischio di cadere nella tentazione del Male!

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