L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 febbraio 2020

Energia pulita - l'idrogeno è la vera alternativa


Idrogeno e geopolitica: cosa manca nella rivoluzione energetica

Massimo Lombardini | 18 febbraio 2020

Il possibile contributo dell’idrogeno alla transizione energetica necessaria per raggiungere gli obbiettivi climatici dell’accordo di Parigi è di grande attualità. L’idrogeno non è una novità: già negli anni ‘90 Jeremy Rifkin preconizzava una rivoluzione industriale in cui i combustibili fossili sarebbero stati rimpiazzati dell’idrogeno. Un vantaggio dell’idrogeno è che la sua combustione produce molta energia e non genera gas ad effetto serra, ma semplicemente dell’acqua. Inoltre bruciando idrogeno non si producono le emissioni inquinanti, come i particolati, legate all’utilizzo dei combustibili fossili. Malgrado questi vantaggi, però, la rivoluzione prospettata da Rifkin, non si è ancora realizzata.

Lo stato dell’arte della produzione e dell’utilizzo dell’idrogeno

L’idrogeno non è una fonte di energia presente in natura e deve quindi essere prodotto. La produzione di idrogeno su scala globale è di circa 100 milioni di tonnellate all’anno. Più del 90%, è utilizzato per la produzione di ammoniaca (per i fertilizzanti) o per migliorare la qualità degli idrocarburi nelle raffinerie. L’idrogeno non viene quindi utilizzato, a parte alcune applicazioni di nicchia, per produrre energia a causa del suo costo elevato.

Inoltre, paradossalmente, circa il 90% dell’idrogeno è ottenuto da idrocarburi: è il cosiddetto idrogeno grigio, prodotto da gas metano. Altri due tipi di idrogeno più “climate friendly” sono l’idrogeno verde prodotto con elettricità rinnovabile e l’idrogeno blu.

L’idrogeno verde viene prodotto per elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità prodotta da fonti rinnovabili, ma richiede quantità considerevoli di energia con costi molto superiori all’idrogeno grigio. Inoltre, le celle elettrolitiche attualmente disponibili sul mercato sono piccole e non consentono produzioni a grande scala.

Nella produzione dell’idrogeno blu, la CO2 generata dalla produzione dell’idrogeno a partire da combustibili fossili viene stoccata permanentemente nel sottosuolo con un processo detto di Carbon Capture and Storage. Anche questo metodo ha a tutt’oggi costi molto elevati.

Gli sviluppi recenti

Alcuni recenti sviluppi stanno però cambiando i parametri economici della produzione di idrogeno. Il costo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili si è ridotto diventando in molti casi competitivo con l’elettricità prodotta da combustibili fossili. Inoltre, vari progetti mirano alla costruzione di celle elettrolitiche meno costose e di più grandi dimensioni delle attuali.

L’Hydrogen Council ha recentemente pubblicato un rapporto che prevede una riduzione della metà dei costi di produzione dell’idrogeno nel prossimo decennio. Alcune società hanno quindi intrapreso progetti a scala industriale per la produzione di idrogeno verde. Le società Yara e Engie hanno lanciato il progetto Murchinson in Australia per costruire un impianto solare e eolico di 5000 MW per la produzione di idrogeno verde. Un altro progetto in Cile punta a generare 350.000 tonnellate di ammoniaca da idrogeno verde. Il progetto che rimpiazzerà idrogeno grigio con idrogeno verde ridurrà di 600.000 tonnellate di CO2 all’anno le emissioni legate alla produzione dell’ammoniaca. In Olanda esiste un’infrastruttura molto sviluppata per il trasporto del gas naturale ma la produzione di gas è stata molto ridotta in seguito a terremoti che si pensano legati all’attività di estrazione del gas a Groningen. Un progetto dal nome evocativo di hydrogen valley mira a riconvertire la rete esistente di metanodotti per il trasporto di idrogeno.

Un elemento che spingerà a aumentare la produzione di idrogeno è la volontà di stati, ma anche di molte industrie di raggiungere gli obbiettivi climatici dell’accordo di Parigi.

Se l’impegno per una forte limitazione delle emissioni di gas a effetto serra puntando alla cosiddetta “climate neutrality” è serio, l’idrogeno potrà fornire un contributo in settori che non possono essere attualmente elettrificati con fonti rinnovabili. Ad esempio il trasporto marittimo e aereo, il trasporto pesante, oltre ad alcune industrie energivore.

Inoltre, l’idrogeno potrà essere utilizzato per stoccare energia fornendo una soluzione per compensare, quando necessario, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili variabili come l’eolico e il fotovoltaico che sono soggette a variabilità di produzione sia diurna che stagionale.

Le valenze geopolitiche: sfide e opportunità dell’idrogeno

Se i paesi che hanno sottoscritto gli accordi di Parigi metteranno in atto delle serie politiche di decarbonizzazione, una gran parte dei combustibili fossili dovranno rimanere nel sottosuolo e non verranno prodotti e commercializzati.

Una sostituzione del carbone da altre fonti energetiche è già in atto e molti paesi hanno preso degli impegni per l’uscita completa dal carbone nei prossimi anni. Perfino negli Sati Uniti, che sono usciti dall’accordo di Parigi, le rinnovabili produrranno più elettricità del carbone a partire dal 2021, come indicato da un rapporto dall’Energy Information Admistration.

Mentre la sostituzione del carbone da parte di energie rinnovabili è già in essere, una sostituzione del petrolio è più difficile. Alcuni settori come il trasporto marittimo e aereo, il trasporto pesante non possono essere elettrificati con le tecnologie esistenti.

Un utilizzo dell’idrogeno in questi settori permetterebbe di rimpiazzare gli idrocarburi attualmente utilizzati. Questo avrebbe però delle implicazioni gravi per i paesi produttori di petrolio che traggono dall’esportazione dello stesso la maggioranza dei loro introiti. Ad esempio, il 90% delle esportazioni dell’Arabia Saudita deriva da petrolio o prodotti petroliferi.

Negli ultimi anni i paesi produttori di petrolio e in particolare quelli che si trovano nell’area MENA (Middle East and North Africa), sono stati confrontati da tre sfide. In primis la sfida climatica e i conseguenti obbiettivi di riduzione del consumo di combustibili fossili. In secondo luogo, un prezzo del petrolio molto inferiore ai 100 dollari al barile che si sono avuti fra il 2010 e il 2014. Infine, una forte crescita demografica che si traduce in una demanda interna di energia che cresce a ritmi non sostenibili.

Queste sfide possono però essere trasformate in opportunità. I paesi dell’area MENA, oltre a detenere ingenti riserve di idrocarburi, si trovano in una zona identificata come global sun belt. Tale zona beneficia di un’insolazione ancora più elevata dei paesi del sud Europa, arrivando anche a 4000 ore di sole all’anno.

Alcuni di questi paesi, come gli Emirati Arabi Uniti, hanno quindi avviato investimenti massicci nel campo dell’energia solare. L’Arabia Saudita ha lanciato un avveniristico progetto, Vision 2030, con l’obbiettivo di ridurre l’enorme dipendenza del paese dal petrolio.

L’elettricità da fonti rinnovabili prodotta dai paesi MENA è a oggi limitata all’uso interno, anche se i ritmi di crescita sono sostenuti. Alcuni esperti prevedono che nel medio lungo termine l’export di energia da questi paesi possa avvenire anche sotto forma di idrogeno verde generato a partire da fonti rinnovabili.

Una possibilità molto avvincente e futuristica, proposta da alcuni autori è lo sviluppo di un sistema energetico in Europa basato per metà su elettricità prodotta da fonti rinnovabili e per l’altra metà su idrogeno verde prodotto in nord Africa. Tale idrogeno verde alimenterebbe i settori non elettrificabili e fornirebbe una possibilità di stoccaggio per compensare la variabilità delle fonti rinnovabili.

Gli autori propongono il riutilizzo dei metanodotti esistenti che collegano l’Europa al Nord Africa per trasportare idrogeno verde prodotto nei paesi nord-africani. Attualmente esiste solo un elettrodotto che congiunge la Spagna e il Marocco. La costruzione di nuovi elettrodotti sarebbe costosa, mentre la riconversione dei metanodotti già esistenti dal Nord Africa all’Europa abbatterebbe notevolmente i costi di trasporto dell’idrogeno stesso.

Conclusioni

Un diffuso utilizzo dell’idrogeno nel futuro mix energetico permetterebbe di superare vari ostacoli che si frappongono al raggiungimento della cosiddetta climate neutrality. Ne sono esempio la possibilità di:
annullare o ridurre sostanzialmente le emissioni nei settori del trasporto che non sono attualmente elettrificabili tramite elettricità rinnovabile;
stoccare quantità ingenti di l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili variabili come il fotovoltaico e l’eolico;
fornire energia a industrie energivore non elettrificabili;
produrre con fonti rinnovabili materie prime come l’ammoniaca.

A livello geopolitico la sostituzione della produzione di idrocarburi con idrogeno verde in paesi produttori di petrolio indirizzerebbe tali paesi verso una transizione energetica virtuosa.

La produzione e l’export di idrogeno verde genererebbero lavoro e continuerebbe a fornire loro delle rendite energetiche senza le quali si potrebbero creare delle zone di potenziale instabilità. Attualmente, il 60% del petrolio esportato dal Nord Africa e l’80% dal gas naturale sono diretti in Europa, e rappresentano per questi paesi la componente primaria delle esportazioni. 

I prossimi anni determineranno il ruolo che l’idrogeno avrà nella transizione energetica. Tale ruolo sarà subordinato:
alla continuazione della riduzione dei costi di produzione delle energie rinnovabili;
ad un impegno concreto per la riduzione delle emissioni dei paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Parigi;
un impegno supportato da massicci investimenti delle grandi industrie energetiche.

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