L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 febbraio 2020

Il progetto Criminale dell'Euro vuole la deindustrializzazione dell'Italia sia il Il falso ideologico M5S sia il corrotto euroimbecille Pd sia l'opposizione tutta a cominciare dalla Lega doppio giochista avvallano il danno che Euroimbecilandia sta producendo

CROLLO INDUSTRIA/ “Senza investimenti pubblici l’Italia è spacciata”

Maurizio Blondet 12 Febbraio 2020 

Nel 2019 la produzione industriale è tornata a scendere dopo cinque anni. Secondo l’Istat, si stima infatti un calo dell’1,3% rispetto al 2018, quando si era registrata una crescita dello 0,6%: è la prima diminuzione dal 2014 ed è la più ampia dal 2013. “Ora la questione industriale in Italia – osserva Luigi Campiglio, professore di politica economica all’Università Cattolica di Milano – rischia di diventare quasi insanabile. Se non riprendiamo a crescere, finiremo per rimanere intrappolati in una situazione da cui poi diventa obiettivamente molto difficile uscire. E in questo intrappolamento generale, non si tratta di far intervenire stabilmente il pubblico. Ma tocca al potere politico la responsabilità di rimettere in movimento la struttura produttiva”.

Secondo l’Istat la produzione industriale non era così bassa dal 2012. È vero che rallentano anche Germania e Francia, che la Cina risentirà dell’epidemia da coronavirus e che presto sentiremo gli effetti della Brexit, ma è tutta e solo colpa di uno scenario internazionale che si fa di nuovo molto cupo?

Nel 2019 la produzione industriale è tornata a scendere dopo cinque anni. Secondo l’Istat, si stima infatti un calo dell’1,3% rispetto al 2018, quando si era registrata una crescita dello 0,6%: è la prima diminuzione dal 2014 ed è la più ampia dal 2013. “Ora la questione industriale in Italia – osserva Luigi Campiglio, professore di politica economica all’Università Cattolica di Milano – rischia di diventare quasi insanabile. Se non riprendiamo a crescere, finiremo per rimanere intrappolati in una situazione da cui poi diventa obiettivamente molto difficile uscire. E in questo intrappolamento generale, non si tratta di far intervenire stabilmente il pubblico. Ma tocca al potere politico la responsabilità di rimettere in movimento la struttura produttiva”.

Secondo l’Istat la produzione industriale non era così bassa dal 2012. È vero che rallentano anche Germania e Francia, che la Cina risentirà dell’epidemia da coronavirus e che presto sentiremo gli effetti della Brexit, ma è tutta e solo colpa di uno scenario internazionale che si fa di nuovo molto cupo?

[…]

In Italia, seconda potenza manifatturiera d’Europa, si parla più di prescrizione che di crisi industriale. Non le sembra strano?

Un problema del far politica oggi è che si perde contatto con i timori e le speranze delle persone. A far male, ormai da troppi anni, è che il Paese non cresca. Se noi non riprendiamo a crescere e se la crescita resta confinata nel libro dei sogni, rischiamo di rimanere intrappolati in una situazione da cui poi diventa obiettivamente molto difficile uscire. Bisogna parlare e occuparsi seriamente di produzione industriale, perché significa parlare e occuparsi della vita quotidiana delle persone.

Aver mostrato troppe incertezze su Industria 4.0 è stato un errore che ha minato la fiducia degli imprenditori?

Sono pienamente d’accordo. Per un Paese come il nostro l’innovazione è una delle due o tre vie d’uscita dalla recessione.

E gli investimenti? I cantieri che dovevano essere aperti subito? Dove sono finiti?

Non fare gli investimenti è un atto di puro autolesionismo del potere politico verso il Paese.

……

Come provare a fermare questa fragilità, questa erosione?

Gli investimenti sono in molti a richiederli e in forme svariate, ma poi non si realizzano. Nè quelli privati né quelli pubblici. Bisognerebbe rilanciarli entrambi, o meglio: gli investimenti pubblici potrebbero aiutare a rilanciare quelli privati.

Dunque, la prima mossa tocca al governo, che deve dare un segnale forte sugli investimenti pubblici?

Sì. In questo intrappolamento generale, non si tratta di far intervenire stabilmente il pubblico, ma tocca al potere politico la responsabilità di rimettere in movimento la struttura produttiva. Non possiamo condannarci a un iperliberismo scervellato.

(Marco Biscella)

L’integrale qui:


“E’ il credito che manca, stupidi!”


Giovanni Zibordi
@gzibordi

la Francia negli ultimi 20 anni ha fatto come e anche un po’ meglio della Germania come PIL pur avendo deficit esteri…. in Francia hanno pompato credito/debito… quello che muove l’economia è il credito…



Giovanni Zibordi
@gzibordi

perchè non si fanno mai confronti ? dal 2009 in Italia le Banche hanno tagliato il credito alle imprese di 1/4 e coincidenza vuole che la produzione sia calata di 1/4… mentre in Francia le Banche hanno aumentato il credito alle imprese di un 1/3 e il PIL sia salito…



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