L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 febbraio 2020

Il Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato ancora non si è ripreso dalla scoppola di Rinascita-Scott e già all'orizzonte si profila un uragano ancora più devastante in quanto va ad incidere sulla carne viva dei togati malati massoni

Mantella, le confessioni di Petrini e le informative del Ros: tremano i giudici “corrotti”

9 Febbraio 2020

Tutti gli indizi lasciano presagire che presto sul tribunale di Catanzaro si abbatterà un vero e proprio tsunami giudiziario


“Genesi”. Un nome che già dice tutto. Significa origine e potrebbe essere solo l’inizio di un qualcosa di davvero sconvolgente. Tutti gli indizi lasciano presagire che presto sul tribunale di Catanzaro si abbatterà un vero e proprio tsunami giudiziario. Il verbale “esplosivo” di Andrea Mantella, ex boss della ‘ndrangheta vibonese, oggi collaboratore di giustizia di punta dalla Dda di Catanzaro (LEGGI QUI), non è il solo a chiamare in causa le presunte “toghe sporche” presenti nel distretto giudiziario catanzarese.

Le confessioni di Santoro e Petrini. C’è di più, però, a disposizione dei magistrati della Procura di Salerno (titolari delle indagini su ipotesi di reato che coinvolgono i colleghi catanzaresi), dove nelle prossime ore si insedierà il nuovo procuratore capo, Giuseppe Borrelli, già aggiunto a Catanzaro fino a qualche anno fa prima di transitare con lo stesso ruolo a Napoli. A far tremare avvocati, giudici, politici e “colletti bianchi” che a vario titolo hanno favorito o preso soldi dai clan della ‘ndrangheta per “aggiustare”, “addomesticare” o “addolcire” processi penali, civili e tributari, ci sono ora anche le confessioni di alcuni dei principali indagati dell’inchiesta “Genesi”: il “faccendiere” Emilio Santoro, detto “Mario” e, addirittura, il giudice Marco Petrini. Entrambi collaborano con il procuratore vicario di Salerno Luca Masini e i loro verbali sono pieni di nomi, fatti, circostanze ma, soprattutto, omissis. Il giudice avrebbe riempito due verbali di interrogatorio coperti al momento da segreto istruttorio che promettono sviluppi clamorosi perché svelano – come lo stesso pm Masini ha rivelato – “una caterva di episodi corruttivi” che riguarderebbero politici e avvocati.

Giudici a cena da Pittelli. A Salerno sono finite anche tre informative inviate dai carabinieri del Ros nell’ambito delle indagini che hanno portato all’operazione “Rinascita-Scott” e che ricostruiscono i contatti tra l’avvocato Giancarlo Pittelli e alcuni magistrati del distretto giudiziario di Catanzaro. Tra gli atti inviati dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ai colleghi salernitani c’è anche l’ormai famosa cena che si sarebbe svolta a casa di Pittelli nel maggio del 2018 e alla quale avrebbero partecipato otto magistrati e altri professionisti, tra i quali anche un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Una cena “intercettata” dalle cimici piazzate dai carabinieri del Ros che, oltre all’elenco dei partecipanti, avrebbero annotato sui loro taccuini una serie di dialoghi ora al vaglio degli inquirenti.

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