L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 16 febbraio 2020

Il Sistema 'ndranghetista massonico politico istituzionalizzato sta digerendo Vibo Valentia

Il Comune di Vibo sull’orlo del baratro, mentre la città continua a morire – Video

Il nuovo blitz della Guardia di finanza e il secondo dissesto finanziario alle porte. In mezzo il maxiblitz della Dda e l’ombra di un accesso antimafia. Dai Cinquestelle a Forza Italia: l’insostenibile immobilismo della politica

-15 Febbraio 2020 15:32

L'auto della Guardia di finanza lascia Palazzo Luigi Razza

La Guardia di finanza, dopo il primo blitz dello scorso ottobre, ritorna nel Palazzo municipale di Vibo Valentia. C’è l’Urbanistica nel mirino. In mezzo la maxioperazione “Rinascita Scott” che ha messo sott’inchiesta il dirigente e capo della polizia municipale, un consigliere comunale, quattro dipendenti… All’orizzonte il secondo dissesto finanziario, l’ombra di una commissione d’accesso agli atti e, come se ciò non bastasse, si attendono gli esiti delle indagini delegate alle fiamme gialle dal pm Antonio De Bernardo, ovvero da uno degli magistrati del pool di Nicola Gratteri che ha guidato lo storico blitz antimafia dello scorso 19 dicembre.

Palazzo Luigi Razza in un cul de sac, in una via – apparentemente senza ritorno – imboccata da lustri di malgoverno, di gestione scriteriata dei conti, di monopolio incontrastato da parte di un apparato burocratico chiamato ora a contribuire a risanare un disastro del quale, se questo è lo stato dell’arte, logicamente è stato coprotagonista. E la politica? I buoni propositi manifestati in campagna elettorale dal sindaco Maria Limardo si scontrano con la drammaticità della situazione, pur ereditata dal passato.

Il default fa i conti con un debito monstre da oltre 24milioni di euro. L’opera di risanamento, d’altronde, si scontra con nuovi debiti da saldare. La Regione – ad esempio – bussa a denari. Ci sono i conti per lo smaltimento dei rifiuti da pagare oltre che per i canoni idrici da sanare. Come dire: da un lato – chi non ricorda i proclami dell’ex sindaco Costa – si annunciava il giro di vite sui cittadini, canaglie perché evasori, dall’altro ci si ricorda che il Comune di Vibo, di per sé, è storicamente un evasore. Affogato dai debiti, senza alcuna capacità di spesa, per beni e servizi, il risultato è una città morente. Le attività economiche chiudono, quelle che in qualche modo resistono invece annaspano e, o trasferiscono il loro core business fuori, rischiano di chiudere definitivamente i battenti.


Prendiamo l’ultima transazione stipulata tra la Commissione straordinaria di liquidazione chiamata a gestire l’indebitamento pregresso del Comune di Vibo. La Cooper Poro edile avanzava – per un intervento di risanamento, risalente a molti anni addietro, al campo sportivo di Piscopio devastato da un’alluvione – oltre 30.000 euro. Per cercare di recuperare qualcosa, dopo una interminabile attesa, l’impresa s’è dovuta accontentare di poco più di 18mila euro. E parliamo di un’impresa – quella dell’attentato alla Chiesa in costruzione a Pizzo, tanto per intenderci – tartassata dalla criminalità organizzata e dalle intimidazioni, messa in crisi dai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, i cui titolari fanno i salti mortali per non licenziare i propri operai e assicurare un reddito alle loro famiglie. Questa vicenda, di fatto, è una metafora che offre plasticamente la rappresentazione degli effetti del dissesto finanziario sull’economia di una realtà già depressa come quella vibonese. E siamo alle porte di un secondo dissesto…

Se non ci si vuole rassegnare alla ineluttabilità del destino, bisogna chiedersi dove sia finita e cosa abbia intenzione di fare la politica a queste latitudini. Al governo abbiamo i Cinquestelle e, quindi, due parlamentari vibonesi in maggioranza: Riccardo Tucci e Dalila Nesci. Il dominus, a livello provinciale, resta il però il senatore forzista Giuseppe Mangialavori, main sponsor non solo dell’amministrazione Limardo, ma anche della neogovernatrice Jole Santelli e dell’unico consigliere regionale eletto dal centrodestra in questo territorio, Vito Pitaro. Più che promesse e impegni – quelli appartengono alle campagne elettorali e lasciano, al solito purtroppo, il tempo che trovano – servono fatti. Fatti concreti. «Risaneremo il Comune… Faremo rinascere Vibo Valentia…». L’avete detto, fatelo. Non si può più aspettare, perché qui ogni giorno è sempre peggiore del precedente.

Nessun commento:

Posta un commento