L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 febbraio 2020

La Lega vuole il Progetto Criminale dell'Euro, la Meloni un'insipienza culturale coltivata e vantata, Draghi lo vogliono, hanno deciso che sia il Prossimo Presidente della Repubblica

GIORGETTI E’ STATO INTERROGATO

Maurizio Blondet 14 Febbraio 2020 

Il titolo sul Corriere suona:

Giorgetti: «La Lega è affidabile: mai via dall’Euro e dall’Europa”

L’ex sottosegretario leghista: se Draghi si ritira una perdita per l’Italia. Non vogliamo abbandonare l’Ue, ma sono sempre di più quelli che dicono che si deve cambiare


Naturalmente una torma di lettori mi hanno segnalato il “traditore” che si è venduto a Draghi, eccetera.

A me personalmente più che le risposte, sono parse significative le domande; il loro tono, imperativo. Interessante la terza:

– Nel team dell’economia della Lega ci sono ancora Borghi e Bagnai, fautori dell’uscita dall’euro. Tenete il piedi in due staffe?
In pratica, il giornalista del Corriere sta ordinando: dovete sbattere fuori Borghi e Bagnai.

Leggete le domande in fila senza le risposte, per assaporarle:

– Siete stati così filo-russi da finire con Savoini nello scandalo del Metropole. Salvini ha detto: «A Mosca sto meglio che a Bruxelles». È ancora così?
– Salvini ora dice che sull’immigrazione è meglio collaborare con l’Europa. Se tornerete al governo cambierete almeno i metodi?
– In Europa contate poco perché siete nel gruppo con AfD e Le Pen. Entrereste in un gruppo con i conservatori, dove c’è già la Meloni?
– Ora siete molto filo-americani. Siete d’accordo con Trump anche quando mette i dazi ai nostri prodotti o ci invita a partecipare a missioni di combattimento in Iraq?
– La Cina è un partner o un concorrente dell’Italia?
– Nel 2022 si eleggerà il capo dello Stato. Draghi presidente gioverebbe alla proiezione internazionale dell’Italia?
-Per rassicurare cancellerie e mercati, contemplereste l’ipotesi di un governo della Lega guidato da una personalità diversa dal vostro leader?

A voi sembrano domande? A me sembra l’interrogatorio di un inquisitore che controlla l’ortodossia e esamina la riabilitazione del colpevole; e mentre rimprovera, impartisce direttive.

Magari sono suggestionato dall’interrogatore, che è Antonio Polito: una vita nel PCI e a Repubblica, poi senatore della sinistra “moderata” ed oggi di nuovo PD.

Chi si infuria con Giorgetti per il “mai via dall’euro”, continua a sottovalutare la natura totalitaria ormai perfezionata del sistema ; un sistema che ha preso tutti i potere ed apparati “legali”, magistrature, presidenze, giornali; che fra poco si accaparrerà 400 “nomine”, che sono stipendioni sicuri nella recessione feroce che metterà tutti noi alla fame, e quindi clientele-schiave; che deve arrivare alle elezioni presidenziali avendo azzerato l’alternativa, anche minima, all’ortodossia.

Qualche lettore, molto ingenuo, crede ancora di vivere in una agorà, dove si possono esprimere idee diverse, critiche e alternative in liberi dibattiti: questo periodo, che forse esisteva ancora un anno fa, è chiuso. Immagini per un attimo, l’ingenuo lettore, che “il numero due della Lega” (così lo chiamano) avesse risposto al dottor Polito: “Certo, il nostro fine politico è uscire dall’euro”, e cosa sarebbe successo. E con quale risultato, se non spararsi sui piedi? Da qui si riconosce il totalitarismo: non si può dire l’altra verità impunemente, bisogna tenersela nel quadro determinato dalla “Linea” decisa. Come diceva Solgenitsin, totalitarismo è “vivere nella menzogna”.

Perché il “Mercato” (ossia la BCE) minaccia in modo diretto, con lo spread:


Invece la Meloni che “cresce nei sondaggi” ed è diventata tanto simpatica ai Polito e agli antifascisti a mazzi e sfusi: in un recente talk, ha detto che “quando fai spesa pubblica in deficit, spendi i soldi dei tuoi figli!”. E’ esattamente l’ortodossia monetaria che il potere vuol imporre: lo Stato deve chiedere il denaro ai mercati….Non credo nemmeno che sia stata imbeccata, la Meloni: è sincera, ripete l’ortodossia, perché non sa l’altra concezione della moneta e non la sa perché non è stata divulgata coi mezzi che creano “fede”: che non sono gli articoli di Bagnai sul suo blog, ma tv, radio, Europa..

Insomma, Giorgetti non può rispondere come ha risposto, per mantenere un minimo di agibilità politica alla Lega e a sé; quel che resta dopo che Salvini l’ha tanto compromessa. Salvini infatti, anche lui, dice che non vuole uscire dall’euro; ormai non serve, è liquidato ed auto-liquidato.
“interrogato” anche Bernie Sanders

E non si creda che il metodo dell’interrogatorio per controllo dell’ortodossia abbia preso di mira solo Giorgetti.

Un interrogatorio del genere ha subito, nientemeno che Bernie Sanders, il candidato democratico della sinistra, e nientemeno che dal New York Times. Domande precise:

– Considerereste la forza militare per sventare preventivamente un test nucleare o missilistico iraniano o nordcoreano?
– Risposta: Sì
– Considerereste la forza militare per un intervento umanitario?
Risposta: Sì
– Se la Russia continua il suo corso attuale in Ucraina e in altri ex stati sovietici, gli Stati Uniti dovrebbero considerarla come un avversario o addirittura un nemico?
Risposta: Sì
– La Russia dovrebbe essere tenuta a riportare la Crimea in Ucraina prima che gli sia permesso di rientrare nel G-7?
Risposta: Sì


Questo è il tempo in cui vivete, lettori. Dove certi specifici giornalisti inquisiscono e valutano l’ortodossia dei politici che hanno dalla loro solo il voto democratico. Non siate ingenui.

Quando al fatto che Giorgetti “vorrebbe Draghi presidente”, carissimi, uscite dal sonno: ciò è stato già deciso molto sopra di lui.

Di fronte a una stanza dei bottoni apparentemente spenta e disabitata a Roma, quello di Draghi è il primo, e forse unico, nome cui tutti guardano.

Così spasimava di desiderio un articolo apparso il 5 febbraio su Il Sussidiario. Net

Lirico fin dal titolo:
Quell’attesa di Draghi


Ecco alcuni passi:

…Quando l’Istat snocciola le cifre di una stagnazione italiana sempre più prolungata e preoccupante – una crisi che l’emergenza cinese rischia ora di aggravare – è comprensibile, quasi inevitabile che molti nel Paese si chiedano: dov’è Mario Draghi? Perché non attingere alla sua competenza d’eccellenza in campo politico-finanziario, ora che essa non è più impegnata al vertice Bce?

…Se da anni il costo del debito non è più un’emergenza, il merito quasi esclusivo è di Draghi (e il demerito è semmai di chi, al governo in Italia, non ha messo a frutto un’opportunità forse unica). Nel pilotare l’espansionismo monetario della Bce il banchiere italiano ha mostrato, fra l’altro, una lealtà europeista tanto concreta quanto ormai unica.

…Si sente una sorta di attesa di Draghi anche nelle voci di un meridionalismo autentico che non si rassegnano a che la crisi Whirlpool si chiuda con il disimpegno da Napoli di una multinazionale americana e il lascito di 400 dipendenti per strada

…. E’ certamente, quella di Draghi, una figura refrattaria a ogni tentativo di strumentalizzazione in agguato. Chi cerca di contrapporlo al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non fa che confermare che nell’Italia del 2020 esistono soltanto due vere “riserve della Repubblica”: una è in carica per sette anni al Quirinale; l’altra è “in ritiro”. Pronta ad assumere il ruolo che la democrazia istituzionale del suo Paese gli chiedesse.

Vedete, Il Sussidiario già lo sa. Presto, la TV dirà che Draghi guarisce gli scrofolosi con il tocco delle se mani regali, e voi ci crederete. Opporsi frontalmente è autolesionista e suicida.


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