L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 febbraio 2020

La lotta alla 'ndrangheta al Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato si fa anche con la cultura che è strategica

Crotone, Lettera aperta a Nicola Gratteri da un gruppo di studenti dell’Istituto “Mario Ciliberto”

REDAZIONECrotone, 12 Febbraio 2020 • 9:06

Riceviamo e pubblichiamo

Egregio Procuratore dott. Nicola Gratteri,

a scrivere questa lettera è un gruppo di studenti dell’Istituto Tecnico Trasporti e Logistica “Mario Ciliberto” di Crotone convinti che solo coltivando, fin da giovani, una sana cultura del rispetto delle regole si possa diventare adulti responsabili. In una conferenza da lei tenuta, qualche tempo fa, nella nostra città, ha invitato i giovani ad occupare quegli spazi che, grazie all’azione sinergica delle forze dell’ordine, sono stati liberati dal peso della ‘ndrangheta. Noi questo vorremmo farlo, vorremmo riappropriarci, in maniera consapevole, della nostra terra. Per questo motivo abbiamo deciso di dedicarci ad attività di monitoraggio civico, nello specifico ci siamo occupati di bonifiche e questo anno abbiamo creato un gruppo chiamato “Terra di Mezzo” che si occuperà dei beni confiscati agli Arena nel territorio di Isola di Capo Rizzuto. Il nome del team, “Terra di Mezzo”, vuole essere evocativo. In una società, quale è quella calabrese, nella quale rispetto al fenomeno mafioso si è, spesso, o complici o indifferenti, si ha la voglia di sentirsi cittadini di una terra di mezzo della legalità che resiste e combatte. Noi vorremmo vivere la nostra terra, andare alla scoperta di quelle realtà sociali che rappresentano un aspetto diverso rispetto all’universo ‘ndranghetista e che, con coraggio e tenacia, questa terra la difendono. Affinchè questo sia possibile avremo la necessità d’incontrare l’“altro”, di confrontarci con quanti, fra associazioni, magistrati, forze dell’ordine, cittadini, studenti, rappresentano un presidio di lotta e sicurezza per questa terra bellissima e disgraziata. In luoghi come quelli in cui viviamo la ‘ndrangheta ostacola la crescita di attività commerciali, ostacola lo sviluppo del territorio: è una mano invisibile che sovrasta tutti e tutto. È parte integrante della nostra città, ci viviamo a stretto contatto. Rispetto a tutto questo molto spesso predomina il Silenzio. Noi però abbiamo un viso, un nome e vogliamo mostrarlo, gridarlo. Siamo stufi della gente che volta le spalle, di chi non fa nulla, di chi si sente inferiore, di chi fa vincere l’indifferenza e il silenzio. Noi non siamo così. Siamo ragazzi, abbiamo voglia di farci ascoltare, di urlare quanto la mafia faccia schifo, quanto la mafia non ci appartenga, quanto la ‘ndrangheta sia altro da noi. Noi vogliamo farci bruciare dal sole d’estate, non da pallottole di fuoco. Vogliamo correre nei campi, sentire il vento sul viso, sorridere. Vogliamo sentirci liberi di essere ciò che siamo, di non appartenere a nessuno se non a noi stessi. Crediamo nella nostra terra ma soprattutto crediamo nei cittadini onesti che vi abitano. Il Coraggio, la determinazione, la libertà, una scuola che faccia cultura, sono la nostra possibilità di cambiamento, il nostro futuro. Siamo studenti, abbiamo un nome, può chiamarci Alessandra, Cristian, Alessia, Francesco oppure Emanuela Sansone, Rossella Casini, Dodò Gabriele, Peppino Impastato, Gianluca Canonico, poco importa, perché, alla fine, vittime delle mafie lo siamo tutti. Chi tace e acconsente, perché il non dire niente è già una risposta, chi va via da questa terra portandola con sé, chi pensa che ciò che lo circonda non gli appartenga. Siamo qui e siamo chiamati a fare di tutto per cambiare qualcosa, per dare un volto alla giustizia, per dare valore a chi ha compreso, a chi ha rotto il silenzio, a chi ha pagato tutto con la propria vita. Noi siamo ragazzi, non amiamo il silenzio, la reclusione e l’appartenenza. Noi siamo e non abbiamo paura di parlare, urlare e farci sentire. Per questo vorremmo ringraziarla per avere dedicato tutta la sua vita alla giustizia, a seminare parole di legalità dove prima imperava arbitrio e illegalità. Grazie per averci fatto intraprendere quel lento e difficile processo di cambiamento, fondamentale per la creazione di una coscienza collettiva. Vogliamo essere Liberi di crescere liberi. Ci aiuti in questo processo di crescita. Con la speranza di poterla incontrare,

Ragazzi che vogliono ancora credere nelle istituzioni

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