L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 febbraio 2020

L'euroimbecille Salvini non sa che il Progetto Criminale dell'Euro impedisce a chiunque di essere cambiato

Nella Lega conta più Giorgetti o Borghi assieme alla Le Pen?

di Sergio Luciano
20 febbraio 2020

Parla Giancarlo Giorgetti, neonominato (da Matteo Salvini) responsabile della Lega per gli esteri, e dichiara chiaro e tondo al Corriere, con una frase da titolo: «L'euro non si discute, l'Italia è nell'Unione economica e monetaria e ci resta». Passa solo un giorno, e un altro leghista di peso, Claudio Borghi, presidente della commissione bilancio della camera, prende la parola e marca una forte differenza con Giorgetti: «Il suo pragmatismo non è una semplice soluzione, ne parleremo al congresso per cui stiamo lavorando. I programmi si decidono nei congressi. Tuttavia, continuo a ripetere che sull'euro come su altri temi, non si può fare nulla unilateralmente». E aggiunge: «La Lega è un partito molto gerarchico, molto militare, dove si discute, e molto. Ma una volta trovata la sintesi, questa diviene la rotta». Non lo ripete, sarebbe l'ennesima volta, ma lascia intendere che la sua linea è sempre quella: o l'Europa ci tratta meglio, o c'è l'Italexit.

Dunque la palla è a Salvini. Ma qual è il vero Salvini? È il politico di lungo corso, orgoglioso di aver seguito i corsi di Giulio Sapelli alla Statale nonché (grinta a parte, del tutto avvezzo all'arte della mediazione, su cui la politica s'impernia, almeno in democrazia? È dunque il Salvini che vuole cambiare l'Europa dal di dentro, ma senza spingersi a ipotizzare un addio all'Unione e alla moneta unica come alternativa e ritorsione rispetto a eventuali ulteriori maltrattamenti politici di Bruxelles contro l'Italia? Oppure è un leader davvero disposto anche all'estremo strappo?

Forse non lo sa nemmeno lui, e sta riflettendoci: «Noi vogliamo cambiare l'Europa dal di dentro. La nostra posizione è sempre la stessa da anni. Siamo all'interno del contesto europeo per cambiare da dentro le regole europee». E fin qui… ma poi aggiunge: «Se queste regole europee cambiano, bene. Altrimenti non si può morire soffocati in una gabbia». Dunque l'alternativa Europa / non Europa è ancora aperta, se non altro sul piano mediatico. Il che non porterà alla Lega il sostegno delle lobby europee né i voti dei tanti che, di fronte alle immancabili impennate dello spread, si spaventano. Da qui alle prossime elezioni (quando, prima o poi, arriveranno) il consenso di Salvini nella fascia di centro dell'opinione pubblica moderata dipenderà molto dall'evolversi di questa doppia anima, da Dottor Salvini e Mister Hyde. Contrastare gli eccessi europei, è da centrodestra di governo. Rompere con l'Europa è da Le Pen. Cioè da eterni oppositori. L'esempio della Brexit non conta, Londra non era nell'euro. C'è da credere, e sperare, almeno per lui!, che Salvini non voglia confinarsi in un'opposizione eterna…

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