L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 febbraio 2020

Libia - I nostri militari al servizio degli interessi statunitensi in Afghanistan, Iraq e Kossovo e non a Misurata a difendere gli interessi dell'Italia. Mare Nostrum è una strategia superiore ad essere compartecipe ad Euroimbecilandia

Ecco come Turchia ed Emirati Arabi in Libia prendono in giro l’Europa

31 gennaio 2020


Il ruolo di Turchia ed Emirati Arabi Uniti in Libia. La posizione imbelle o tartufesca dei maggiori Paesi europei come l’Italia. Il Punto di Giuseppe Gagliano

La rilevanza – sia detto in senso ironico – dell’Europa in merito alla questione libica è di tale portata che al Sarraj e Haftar continuano a farsi supportare militarmente rispettivamente dalla Turchia e dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) in palese e flagrante violazione delle risoluzioni del vertice di Berlino.

Vediamo in breve i motivi della irrilevanza delle risoluzioni del vertice di Berlino sulla Libia.

In primo luogo l’offensiva missilistica di Haftar sull’aeroporto di Mitiga e la volontà strategica di indurre le milizie di al Sarraj a concentrare le sue forze a Misurata lasciando sguarnita Tripoli dimostrano ancora una volta l’assenza di qualsiasi politica europea unitaria e l’esistenza al contrario di una precisa progettualità politica da parte Haftar.

In secondo luogo, a livello geopolitico, la postura offensiva turca prosegue in modo coerente come dimostrano la presenza delle fregate turche di classe Gabya Göksü e Gökova, inviate dalla Turchia per consolidare le difese aeree della capitale della Libia.

Il terzo dato significativo, sia a livello militare che a livello geopolitico, è l’abbattimento di un drone degli EAU a est di Misurata; abbattimento che dimostra la relativa efficienza militare turca sul piano tattico ma anche come prosegua il supporto militare degli EAU ad Haftar, emiratini che fra l’altro continuano a rifornire di mercenari sudanesi l’Esercito libico.

Il quarto dato, questa volta meramente politico, sono le minacce insieme patetiche e ipocrite da parte del ministro degli Esteri tedesco Maas e del ministro degli Esteri francese Le Drian sulla necessità di imporre sanzioni relativi all’embargo sulle armi quando sono proprio i paesi europei – come quelli arabi – a rifornire i players libici di armi.

Quanto infine sia mistificante la realtà presentata al vertice di Berlino lo dimostra un altro dato di natura militare e cioè non solo il rafforzamento promosso dalla Turchia della presenza di miliziani jihadisti – come quelli di al-Nusra e di Hayat Tahriral -Sham – ma anche la presenza dei miliziani siriani e di circa 300 componenti delle forze speciali turche.

Un’ulteriore prova della proiezione di potenza turca, che procede parallelamente con la più assoluta assenza di una postura offensiva da parte italiana, è la presenza della nave turca per perforazioni petrolifere Yavuz che ha iniziato a esplorare il «blocco 8» di competenza giuridica di Eni e Total nella più totale assenza allo stato attuale di qualsiasi reazione politica italiana.

Superfluo osservare che il nostro paese dovrebbe agire militarmente – come avrebbe dovuto fare in Libia – utilizzando lo strumento navale a scopo dissuasivo per salvaguardare i suoi interessi nazionali.

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