L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 febbraio 2020

Mes strumento del Progetto Criminale dell'Euro a cui i nostri politici tutti si inchinano rispettosamente

Mes: “Trattato chiuso, firma ad aprile”. Così l’Italia è rimasta immobile e fregata

Maurizio Blondet 7 Febbraio 2020 

(da Il Paragone

Sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (il Mes) “il trattato è chiuso” e la firma “è prevista in aprile”. Lo ha detto un alto funzionario europeo in vista della riunione dell’Eurogruppo del 17 febbraio. Lo riferisce l’Agi. I ministri delle Finanze della zona euro avranno una discussione sulla riforma del Mes. Ma “il trattato è chiuso e è quello che è”, ha detto la fonte. L’Eurogruppo dovrebbe decidere di avviare le procedure per la firma in marzo. “La firma formale è prevista in aprile”, ha detto la fonte all’Agi.

La firma potrebbe essere apposta dai rappresentanti permanenti degli Stati membri (gli ambasciatori presso l’Ue) e non dai ministri delle Finanze o dai capi di Stato e di governo. Il Governo italiano, dunque, non ha presentato alcuna controproposta, come gli aveva suggerito di fare larga parte del Parlamento e non solo, e ora non potrà, come è logico, chiedere un’altra proroga, che il Consiglio non avrebbe motivo di concedere. L’Italia, ancora una volta, sta sotto lo schiaffo di Germania e Francia, che avranno carta bianca sulle regole che governeranno le ristrutturazioni dei debiti pubblici, quello italiano in primis.


E la questione è proprio tutta qui. Sulla ristrutturazione del debito. A brevissimo infatti sarà il momento di discutere delle cosiddette Cacs, clausole di azione collettiva in caso di ristrutturazione del debito sovrano. Tanti analisti continuano a sottolineare i rischi della nuova formulazione del Mes, predicando a vuoto: l’impatto sarà anche sul mercato dei titoli illiquidi in mano al sistema creditizio, quelli che vengono solitamente indicati come derivati. Il presidente del Meccanismo Klaus Regling aveva chiarito in passato che “gli asset di livello 3 sono in questo senso difficilissimi da valorizzare, quasi impossibili, aggiungendo che l’assenza di parametri rendeva difficile anticipare le conseguenze delle nuove norme sull’insieme dei titoli illiquidi”.

Non un aspetto di poco conto per un Paese, il nostro, che stando alle stime di Bankitalia del 2018 ha un asset di titoli illiquidi dal peso di ben 6.800 miliardi. Il Mes andrà a introdurre delle novità che non si sa bene quali conseguenze avranno sull’insieme dei derivati. Un vero e proprio salto nel buio con delle ricadute potenzialmente devastanti, che nessuno è attualmente in grado di anticipare con certezza. Dovesse venire giù, la valanga ricadrebbe con estrema facilità sugli istituti italiani. Collegando il rischio bancario con il debito sovrano, il rischio è che l’Italia diventi lo Stato più esposto a questa rivoluzione voluta a tutti i costi da Bruxelles.

Tecnicismi apparenti dietro i quali si nascondono in realtà scelte politiche di grande importanza. Affrontate con estrema superficialità, lasciando che le riforme vengano approvate senza un’adeguata valutazione, a monte, delle conseguenze. Il tutto mentre altri economisti puntano il dito contro la Germania: considerando che il record di derivati e titoli illiquidi spetta agli istituti tedeschi, il dubbio è che si sia preferito semplicemente non valutare l’impatto di un’unione bancaria su quel settore, girando la testa dalla parte opposta. Grazie Conte.

Il 13 gennaio, il Financial Times:

Italy emerges as biggest obstacle to eurozone banking union
Rome wants a ‘package deal’ that includes common deposit insurance scheme

Ma Lucrezia Reichlin (figlia del comunista, ora alla London Business Schoo) spiegava:

“se il PD vince in Emilia Romagna allora il governo avrà mano libera per firmare il MES” https://amp.ft.com/content/b9dea3b6-3384-11ea-a329-0bcf87a328f2?__twitter_impression=true

E non dimentichiamo l’economista e PD Giampaolo Galli, che a metà novembre in audizione stupì tutti dicendo che il MES sarebbe stato “UN COLPO DI PISTOLA A SANGUE FREDDO ALLA TEMPIA DEI RISPARMIATORI” .
Poi, debitamente avvertito, ha smesso di dire la verità. Oggi dice il contrario esatto della verità, con la faccia dello “scienziato”.

“Bce: nell’Eurozona il credito alle imprese è cresciuto del 3,4% rispetto a una anno fa (Chart 11). In Italia siamo a – 1,9%. Stiamo pagando le conseguenze dello spread e della discesa troppo lenta degli Npl”.
A cui risponde Zibordi:
“Questo ex capo economista Confindustria ora senatore PD dice ieri: le banche tagliano credito alle imprese (da 10 anni) causa lo Spread. LE BANCHE HANNO COMPRATO 400 MLD DI BTP DAL 2012-14 E HANNO FATTO UN PACCO DI SOLDI perchè i BTP sono saliti ai massimi . il contrario esatto”
Ed ecco le cifre, fornite da Liturri, della stretta creditizia che le banche, mentre guadagnavano miliardidsui BOT ad alti interessi, “sotto la ferrea guida della BCE”, hanno ridotto i enormemente e criminalmente i crediti al sistema produttivo italiano, aggravandone la recessione:

Ecco i numeri sulla gelata creditizia alle imprese benedetta dalla Bce


Come risulta dagli ultimi dati pubblicati dalla Bce, in Italia i crediti alle società non finanziarie sono scesi ancora a dicembre rispetto a novembre di €12 miliardi al lordo delle cessioni e delle cartolarizzazioni, 8 miliardi al netto.

Un dato impressionante, anche alla luce del fatto che la discesa dal dicembre 2018 è pari a 47 miliardi al lordo e 33 miliardi al netto.

Se guardassimo ai massimi del 2011, la contrazione è di €284 miliardi al lordo e di €184 miliardi al netto.
(L’articolo completo qui:)

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