L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 19 febbraio 2020

Omologazione

La capitale dell’Inghilterra è la Germania (una vita da format)


Chiesina di Tor di Monte, Orvieto, 16 febbraio 2020

L’essenza della globalizzazione forsennata: la reductio ad unum.
Il motto degli Stati Uniti d’America: E Pluribus Unum.
L’unità è il futuro dell’uomo; per meglio dire: l’uniformità totalitaria ottenuta con l’assimilazione d’esso, tramite la violenza o la blandizie, con conseguente peptonizzazione morale e intellettuale, nelle fornaci dello stomaco della Monarchia Universale; e inevitabile defecazione, quale scarto: solido o liquido, non importa, ma che sia scarto, irriconoscibile dallo stato primitivo, e omogeneo, quello sì, di un’omogeneità anelata, voluta: homogenés, homo – gen, della medesima natura o specie.
Reductio ad unum nel nome dei diritti civili; tutti eguali, ognuno con la propria candelina sotto l’albero della Coca Cola a ca-cantare, è il caso di dirlo, Imagine.
La fermentazione di popoli, culture, comportamenti, nella sacca putrescente della Nuova Civiltà Globale, in nome della libertà e dell’eguaglianza; a voler questa, furiosamente, ché il passato, oramai terra incognita da disdegnare, era solo una teoria di orrori, un campo sterminato inquinato dalle diossine dell’odio.
Il passato ha da essere tagliato via, con qualsiasi mezzo: solo la merda da bugliolo, profumatissima, deve rilevare nel Mirabile Mondo Nuovo, che quella la si modella come uno meglio crede non avendo né alto né basso, né destra o sinistra. Il passato è tossico, un inganno, un miraggio o, secondo le nuove fascinazioni operate ai danni dei micchi, un complotto.Arriva un incantatore piemontese di micchi, con un passato da incantatore di micchi, più o meno piemontesi, e afferma, senza ridere, indicando la parete di Luxor ove Alessandro Magno, in vesti da faraone, offre elementi per i riti di purificazione a un Amon itifallico: 

“Signori, questa è la prova! Guardate signore e signori … osservate … l’offerente che si prostra gerarchicamente ad Amon … il fallo e poi ... non ci credo, svengo per l’emozione ... è una chicca per il Salone del Libro ... riuscite a scorgerlo ... vicino al membro del pezzo grosso … scusate l’equivoco (risate del pubblico, ah ah ah, che si sganascia in una supponenza acromegalica, ah ah ah, glielo facciamo vedere noi al Vaticano) … intendo dire: in prossimità del fallo di Amon ... ma sì, è proprio lui, non vedete? Proprio lui, inequivocabile: uno spermatozoo! Ora, raccogliamoci in preghiera micconeopositivista … scandisco le parole … come-facevano-a-incidere-nella-pietra-spermatozoi-più-di-due-millenni-fa? Signore e signori, questa è la panna montata al culmine del cono gelato di una vita di studi … studi dolorosi … matti e disperatissimi … solitari … nell’incredulità e contro l’albagia accademica … lo scetticismo … qui finalmente la vittoria … a portata di mano … o di fallo, se preferite … la mia voce tremola … eppure voglio gridarlo netto …. senza infingimenti o allusioni: ci son gli spermatozoi poiché quello non è Amon bensì uno degli Elohim! A chi rendeva omaggio sacerdotale Alessandro se non a un essere superiore, di tecnologia avanzatissima … vestito come un belinone, certo … ché la tuta spaziale non la usava da quel dì … gli Dei scesi in terra … a incrociarsi con noi, geneticamente, e creare una nuova stirpe di Signori del Mondo … loro sì che se ne intendevano di microscopi ... elettrobionucleari! Maledetto Vaticano! Maledetti professori universitari! Maledetto il passato che ci nasconde la verità! Ci opprime! Maledetto Champollion! Mi comprendete? È tutto un inganno per distrarci dall’autentica rivelazione … scusate … le lacrime offuscano la vista e la parola … sono momenti in cui la storia e l’orgoglio si miscelano furiosi … perdonatemi …”.

Attorno al vociferatore ecco famigli ed entusiasti, entrambi micchi, a gridare al miracolo: lo spermatozoo! Lo spermatozoo! C’è pure una egittologa o quel che è ad approvare … la notiziola che, cinquant’anni fa, ci si sarebbe vergognati pure di pubblicare sul “Messaggero” del 15 agosto, in sessantesima pagina, infiamma la miccosfera … e il micco è il micco: una prosa inossidabile alle faticose ruggini della ragionevolezza, un impasto di sicumera e revanscismo sub culturale … contro il potere … meglio: contro ciò che gli hanno additato come potere … a noi non la fate ... siamo svegli noi ... il web ha spalancato le porte dell'Ultima Thule …

Diodoro Siculo, Flavio Arriano e Curzio Rufo mai si accorsero dello spermatozoo … al pari di Plutarco, ovvio … ma loro, ragiona il micco, fanno parte del Piano … del complotto … per fortuna da Torino arriva una illuminazione … con o senza grembiulino lo si stabilirà … E Paolo Orosio? Sì, anche lui … ma che mi dice, ah ah ah, quello se la faceva coi poteri forti … un cristiano era, figuriamoci se ammetteva lo sperma di Amon …

Poi, da mane a sera, nel breve volgere d’uno sbadiglio, il controcazzo. L’incendio, sotto il getto degli estintori del buonsenso, diviene un focherello da petardi … sino a derubricarsi in fiammata da scherzo di Carnevale. Uno studente annoiato o un professore con un quarto d’ora libero, debitamente sollecitati, spiegano stancamente che quello a Luxor (o Luqsor) spermatozoo non è, ma, stilizzato secondo i dettami estetici dell’epoca, solo una simbolica brocca che getta liquido. Un getto d'acqua lustrale serpentina? E sia. 

Voi credete che i micchi ci pensino su? Macché, loro rilanciano. Come il tifo. Sanno tutti che il campionato è truccato eppure tifano. Gli stessi, poi, si recano alle urne. Con quale profitto, lo vediamo.

La brocca spermatica, intanto, infranta sugli scogli di una banale leggiucchiata di tomi d’egittologia, è superata con nonchalance … altre avventure attendono i supercomplottisti universali … magari … magari … non vedete, voi, forse … Lucifero mio, che scoperta … è proprio lì … sotto i nostri occhi … infatti, proprio a ben accecarsi nell’acribia dell’interpretazione … non vedete come in quella stele, da sempre ignorata, da sempre!, ci sia raffigurato … o sì, proprio così! Un elicottero! … un elicottero d’assalto!

In Lucifer rising, di Kenneth Anger, l'astronave del progresso sorvola le rovine di Luxor.

A che servono, al fondo di tutto, queste puerilità?
Cosa cerca il tecnopuer in tali meschine manfrine da saltimbanco?
Nient’altro che lo sgravarsi da un peso per lui insopportabile: il passato. Arriano, Curzio Rufo … il Divino Plutarco … i giganti lo serrano da presso … egli ne fugge cercando di annientarli col disdoro del complottismo … la storia dell’umanità ridotta a piano ingannevole … quale refolo di libertà!
E il Potere è ben contento di sbarazzarsi di questi avversari per lui micidiali: Arriano, Dante, Aristotele, Curzio Rufo … poiché, eliminato il passato, adagiati nella bambagia del nichilismo da tecnopuer (due o tre nozioncine tecniche spalmate su un cervello che non sa distinguere il coniglio dal cilindro … figuriamoci l’imbonitore), tutto è possibile … sì, questa la risposta: tutto è possibile.

Per chi ha presente i sillogismi, di logica implacabile, che ci dona il passato, solo alcune cose sono possibili … quelle logiche, appunto … e la logica, anche quando non esige la verità, smaschera i buffoni.

Sissignori, il passato, questo andirivieni corrusco di giganti e gnomi, baluginante come una fonderia di fabbri impazziti, enfio di fedi, malvagità e amore, in cui ogni andito cela picchi celesti o sprofondamenti infernali, tutto questo, signori, è un complotto.
Il potere manda avanti i suoi pupazzi per convincervi di questo. E voi ci credete perché ormai il passato è una terra sconosciuta.
Vi è entrato nel midollo, nel sangue, stilla a stilla, la convinzione, più o meno cosciente, che la storia e la ricchezza passi per la pace e l’ossequio a sacerdoti dell’inazione, putrefatti, ma, evidentemente, suasivi.
La storia, quella accettabile, inizia col progresso, pochi decenni fa: prima non c’era rispetto per gli animali, le donne, i bambini, la diversità. L’ecologia, l’omofilia, l’antirazzismo sono conquiste dell’appena ieri; prima solo i barbari calcavano questa povera terra, i cui ultimi epigoni son stati i nazisti. Stragi, morte, malattia, odio etnico: ecco, in sintesi, il succo di almeno tre millenni di storia.

La reductio o l’humilatio ad unum permea ideologicamente ogni scantinato dello scibile, dall’economia alla politica internazionale, dalla filosofia al linguaggio all’arte.
Cos’è la globalizzazione se non una reductio universalis il cui punto d’equilibrio è la stasi organica e del pensiero?
Stati e uomini e sentimenti sono stati messi in contatto violento per una disposizione potente e gigantesca: il Piano Universale. Il 6 incontra il 14. Il 6 sale a 10, il 14 scende a 10. Poi rimangono lì, inerti, iniziando lentamente a disseccare: 10 ... 9 ... 8 ...7. Le gabbie del mondo vengono aperte, i rifugi e le tane scoperte, le serrature spaccate, le porte divelte, i muri sbriciolati. Ci vuole l’open space, dappertutto. Ogni uomo o cosa riposa ora sotto la luce del mezzodì, quand’ombra non rendono gli alberi. All’inizio si grida di gioia, alla liberazione degli iloti, al Carnevale degli schiavi, quindi, assaporata la finta libertà, si sussurra: “Dove siamo? Dove andremo? Cosa faremo?”, ma la risposta non c’è poiché, eliminati i limiti, l’ombra e le differenze, non ci si può far domande su sé stessi, né recarsi in nessun luogo né auspicare qualcosa da fare. La mancanza di una relazione fra poli opposti ha spento la cinetica dell’esistenza, l’anima vivacchia bruciando le scorie di ciò che fu, odio e amore. Ripetersi i soliloqui del politicamente corretto, completamente inumani ed estranei all’umanità, reca all’inorganico. La reificazione, l’alienazione, la follia sommessa hanno origine nella pace, in tale coppa ricolma di bontà.

Odiare, uccidere, credersi irrinunciabili, peculiari, diversi: questo scatena l’autentica pietà per il diverso, l’agape eterno, la compassione; ammicchi di santità convivono giustamente con l’orrore, come è sempre stato.
Si spezza una spada poiché esiste una spada.
La santità vive del male, la gioia della disperazione, la sapienza di sudori agonici, la leggerezza di itinerari infernali, l’amore di rinunce sistematiche alla carne, la sazietà d’una studiata morigeratezza, la giustizia perenne di una sequela di atti iniqui.
I Greci ci hanno consegnato già tutto. Noi c’illudiamo d’esser più profondi, ma, in realtà, non facciamo che ripetere con altre parole ciò che è esposto in evidenza. Le parole mutano, si fanno corazze entro cui chiudere la verità; la verità, però, è già fra noi, sepolta e misconosciuta.
Recidere le corde nutrimentali col cielo e l’inferno ci nega il cielo e l’inferno e la stessa ragione di vita. Noi, ormai, vogliamo distrarci dall’unico nero pensiero che ci attanaglia sottopelle: perché vivo?

Guardiamo tutto, guardiamo con attenzione.
Il linguaggio, soprattutto. Il linguaggio è l’esoscheletro della civiltà, qualsiasi tipo di linguaggio.
Più è ricco il linguaggio più sono ricchi i popoli più si definisce l’individuo in rapporto con la comunità.
Ma ecco, la finta pace, che cela il dominio delle anime, non vuole il linguaggio poiché la ricchezza della parola infrange l’equilibrio e la stasi.
Le parole, infatti, dividono poiché svelano la verità.
E allora? Allora il Potere riduce ad unum anche la lingua madre. Abolire i tempi verbali (congiuntivi e condizionali, perfetti e imperativi): il presente e l’infinito presente, buoni per il negro hollywoodiano d’antan (“Badrone, volere voi caffè?”), sostituiscono ogni declinazione temporale: il tempo, infatti, non esiste. Esiste l’ora, l’eterno presente. Un individuo, facitore di libri di storia per ragazzi, che afferma: “Nel 333 p.e.V., Alessandro Magno sconfigge il re Dario a Isso, nell’odierna Turchia. In tal modo affretta la caduta dell’Impero Persiano”, ha capito poco e nulla della storia, della vita e dell’italiano e si rende complice di un crimine contro il proprio paese e l’umanità. Ecco come si forgiano gli schiavi. Ecco perché bambini e adolescenti e universitari sono dei perfetti imbecilli.

Strangolare il respiro delle parole in nome dell’elementare e non del semplice. Il semplice è sempre profondo, fluido, mai elementare o basico.
Rigettare i verbi che donano prospettiva all’azione e inscenare un tempo presente onnicomprensivo equivale ad appiattire qualunque avvenimento, a triturarlo per la medietà sciocca, a pastura di inappetenti.
Liquidare le subordinate, limitarsi a un’ortografia piatta, diluire i sentimenti, rinunciare alla potente parzialità a favore d'una oggettività prosaica e fungibile, abolire la caratterizzazione dei personaggi per costruire figurine di cartone, le une eguali alle altre: tutto questo sa di discount, di maccheroni col ketchup.

Farsi piccolo, rendersi angusto, equivale a vedere piccolo, a osservare le sbarre della gabbia. Una legge che nessuno potrà mutare, in nessun nome. Le sfumature d’un verbo aiutano a dissezionare l’infinita varietà della vita e a renderla, per tale acquisita ricchezza, degna di essere vissuta.

"Alessandro marciò tutta la notte e il giorno seguente fino a mezzogiorno; poi, dopo una breve sosta per far riposare l’esercito, avanzò di nuovo per tutta la notte seguente e, alle prime luci del giorno, giunse all’accampamento … ma non trovò i nemici; di Dario venne a sapere che, in stato di arresto, era portato su un carro coperto; che il potere era passato da Dario a Besso … quando Alessandro era ormai vicino, Satibarzane e Barsaente ferirono a morte Dario … morì poco dopo per le ferite, prima che Alessandro potesse vederelo. Alessandro mandò in Persia il corpo di Dario ordinando che fosse sepolto nelle tombe reali … alla sua morte Dario ottenne da Alessandro una sepoltura reale e per i figli un tenore di vita e un’educazione come se il padre fosse ancora re; e Alessandro stesso divenne suo genero. Quando morì Dario aveva circa cinquant’anni”.
Qui è spiegato tutto. Cos’è il male e la ferocia e come questi, traverso le mirabili costruzioni del codice e della morale, si mutino in altruismo e benevolenza. In questi passi, di prosa persino scipita, potete intravedere il mondo che abbiamo perduto.

La capitale dell’Inghilterra è la Germania. Proprio così. Ho sentito, con le mie orecchie, da un trio di diciottenni, o giù di lì, l’annoiata considerazione geografica, da vere blasè del capitalismo consumista degenerato a basso consumo per Esseri Liquefatti e Edonisti in Fin di Vita Spirituale. La aggiungo a tante altre perle. “Il Messico fa parte della Spagna” ne rappresenta un’altra. Si obietterà, come spesso accade ai commentatori più sciocchi, ch’io voglia dileggiare le giovani de-generazioni; o tergiversare su di un passato mitico: talmente favoloso da risultare, de facto, inesistente; o far sfoggio di bieco snobismo; o d’albagia da umanesimo comabondo; o di alterigia digitale (sarei, in tal caso, "un leone da tastiera" chiuso nella "torre d’avorio" della propria cameretta di periferia). Nulla di tutto questo. Mi muove, fra l’altro, la disperazione, invece. E la blanda oggettività di ciò che mostro: questa, signore e signori, è la realtà, non altro. Inutile affaccendarsi attorno a figurine fantastiche come il grande tecnico informatico di quindici anni: se a quindici anni sei un super tecnico informatico allora o sei un imbecille o sei un malato da camicia di forza. I telefilm mondialisti si affannano a farvela entrare in testa come normalità, tale situazione: o presentano teen ager imbestiati o dei poveri deficienti asociali. Non c’è poliziesco che non abbia il suo genietto del computer, dell’autopsia o della ricerca olistica: tutti, ovviamente, malati di mente. Tatuati, con sindromi comportamentali, memorie prodigiose (leggono sette libri al giorno), passati da psicanalisi hard, facoltà extrasensoriali, intuizioni metafisiche. Dalla camicia di forza al superomettinismo di massa il passo è breve. Morale: in un mondo al contrario l’uomo retto e sano è uno scherzo della natura. L’omarino con l’Asperger il nuovo semidio.

Ma lei offende! Ma com’è possibile! Si vergogni!
Il micco non sente ragioni. Addomesticato per decenni a omaggiare l’anormalità, gli sembra impossibile che un leone da tastiera gli additi l’anormale come anormale. Tanto più che tale anormalità è solo su carta o celluloide. Bieca propaganda, insomma, ché il malato mentale, negli squallidi andirivieni del quotidiano, è quello che è, un reietto che si spegne lentamente in un pauroso universo irreale, addentato da mostri infernali, precocemente invecchiato, dilaniato dalla mancanza d'un centro. Oh, quanto, nella realtà vera, e non nel vociare del politicamente corretto, un uomo o una donna vorrebbero la normalità! Persino passeggiare mano nella mano con l’amato o l’amata, solo quello, mezz’ora al giorno, la mente sgombra dalle nubi, per loro sarebbe un paradiso. Darebbero un mese di vita per ogni mezz’ora! E, invece, nel mondo sottosopra, che costringe i miliardi alla poltiglia, dobbiamo sorbirci il malato mentale supereroe, la donna sicura di sé, il bianco maschio suprematista razzista, il vero maschio femminuccia, il teenager slabbrato, senza alto e basso.

In un mondo senza più violenza, la violenza della propaganda raggiunge livelli asfissianti, totalitari.

Eppure vediamo la terra girare, obietta qualcuno, il sole sorgere: si va avanti!
Lo disilludo.
Voi osservate le fiamme languenti, ingannandovi sulla presenza di un fuoco.
Ciò che vedete bruciare è il passato.
Il passato, l’ordinata serie di concause e leggi e ordini e architetture, dato alle fiamme, ha illuso i miliardi della realtà di un incendio di creatività. A mano a mano che la ricchezza e la bellezza finivano in cenere, le lingue guizzavano, però, sempre più stancamente. Allora si riciclavano gli avanzi, i resti di legname semicarbonizzato, i fuscelli sfuggiti alla Notte dei Cristalli del Politicamente Corretto, e li si gettava nel cuore di quel rogo allucinante, epocale.

Sì, languide accensioni ancora possono notarsi; braci incandescenti; tizzoni fumanti.
Ma si è costretti a cercare, forsennatamente, ancora legna da bruciare, acquasantiere da dissacrare, calici da deflorare, libri miniati da esporre al ludibrio delle intemperie del nulla.
Questa è la postmodernità, nel suo svolgimento essenziale.
La profanazione dell’eterno per conseguire questi brevi incendi eretici che nulla lasciano dietro di sé.

L’entropia del significato, la cenere dell’apollineo, lo scatenamento belluino dei Saturnali senza ritorno.
Quante foreste di logica e bellezza e simbolo sono state distrutte per permettere l’arte postmoderna? Solo per fare un banale esempio, s’intende.
Ogni tradizione pregressa venne combusta per la profanazione. Una Messa Nera di più d'un secolo. L’artista rinascimentale passava metà della propria vita a imparare il mestiere e metà a rendere quella sapienza; forse; se proprio vantava un talento. Nella peggiore delle ipotesi rimaneva un buon artigiano, come ce ne furono ancora, sino a pochi decenni addietro. E poi? Poi arrivò un Cézanne e la fece finita con tutto: forma, profondità verticale del colore, sfumature, nuance, triturazione dei rossi e dei verdi, preparazione della tela. Cézanne (uno dei tanti) appiccò il rogo. E la luce di quel rogo fu equivocata come genio. Il genio di Cézanne, infatti, consiste nella distruzione di ciò che fu. Picasso se ne servì subito: ecco la via! Farla finita col passato! Distruggere!

Le vampe si propagarono per l’Europa.
Gli Ebrei, geni della distruzione e del mondo al contrario, affluirono in massa per dare uno sbocco economico a quelle menadi del Sabba: e ci riuscirono. Lo stesso Federico Zeri, scafatissimo e arguto, si domandava perché vicino agli artisti maggiori del postmoderno ci fosse sempre un’Ebrea. Povero ingenuo!
Non si creda ch’io non stimi i due piromani, Cézanne e Picasso. Li amo, a volte. Riconosco, però, che il loro piedistallo è costruito su un ossario di giganti. Sono dei meravigliosi eresiarchi, e sterminatori. Vivono della morte dell’arte.

Dopo di loro si rinvennero solo epigoni: la legna già scarseggiava; si ricorreva a trucchetti pour épater le bourgeois; dopo gli epigoni irruppero i pagliacci.
Dalla cavallinità ideale si è precipitati, in due o tre generazioni, a un somaro a due teste e tre gambe che ha una gran voglia di buttarsi da una rupe.
Nessuno ci ridarà indietro Piero o l’Artigiano Sconosciuto del Palatino.
L’entropia corre verso l’equilibrio zero, la cenere. Nell’architettura, nella scienza, nella letteratura, il decorso è simile.

Cosa sarà dell’esistenza vita degli homunculi nella loro corsa sfrenata verso il Ground Zero?
Quelli non attratti dal suicidio, vivranno una vita da format, accuratamente predisposta dal potere, dalla nascita all’agognato decesso.
Il format possiamo immaginarlo come una serie di bottiglie, di varia dimensione e colore e, appunto, forma(t).
La creatività, in tale ambito, è pari a zero.
Il potere propone una bottiglia verde affusolata: per tutti gli otto miliardi; ognuno la riempie con la sciacquatura di piatti a cui è ridotto il proprio viavai sulla Terra. In tal modo l’homunculus s’illuderà d’esser lui il facitore di quel format. Gli sembrerà, incredibile, d’essere in contatto con una comunità vasta e larga di suoi pari: amici, compagni, uniti nella pace, in un mondo di pace e bontà. E invece è l’Inganno Massimo. Essi non sono che poltiglia, acqua sterilizzata che prende forma, di volta in volta, secondo i bisogni dei dominanti.

Ogni fenomeno subirà tale riduzione.
Estranei l’uno all’altro e convinti del proprio libero arbitrio.
Alla faccia della standardizzazione! Qui siamo alla replica digitale di un ex moto dell’anima confezionato per tutti.

Solo su una cosa sono incerto.
Tale Programma coinvolgerà anche i Signori del Mondo?
Mi rimane tale busillis, l’unico possibile.

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