L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 20 febbraio 2020

Se vogliamo parlare di diritti umani guardiamo l'attuale Turchia

LA TURCHIA È UN GRANDE CARCERE E NOI LE VENDIAMO ANCORA ARMI

Pubblicato 19/02/2020
DI ALBERTO NEGRI


La Turchia è un grande carcere e noi le vendiamo ancora armi

L’assoluzione degli imputati per Gezi Park 2013, compreso il filantropo Osman Kavala, è una rara eccezione. Nelle galere turche ci sono centinaia di politici, giornalisti, intellettuali, tra cui lo scrittore Ahmet Altan e il leader partito curdo Hdp Demirtas, sono dietro le sbarre dopo processi farsa o in carcerazione “preventiva” da due anni. A questa Turchia che massacra i curdi, manovra i jihadisti di Al Qaeda in Siria e Libia e vìola l’embargo di armi a Tripoli, l’Italia vende armamenti e li produce anche in loco. Dove sono finite le famose sanzioni promesse in ottobre?

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