L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 febbraio 2020

Un governo che lavora per gli stranieri. Invece di favorire gli investimenti dei risparmiatori italiani in titoli di stato si favoriscono gli investitori internazionali, così gli interessi vanno all'estero e non rimangono in tasca degli italiani

Titoli di Stato: nuova emissione in dollari. Investitori stranieri tornano in Italia

5 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

L’Italia si prepara a tornare sul mercato dei global bond in dollari con una o più emissioni nel corso del 2020. La conferma arriva da Davide Iacovoni, capo della direzione del Tesoro per la gestione del debito pubblico, che ieri, nel corso di in un incontro con la stampa per l’illustrazione delle linee guida di gestione del debito pubblico nel 2020, anticipato per l’anno in corso una o più emissioni in dollari per completare la curva dei rendimenti, dopo i precedenti collocamenti a 5, 10 e 30 anni.

Iacovoni ha confermato che il Mef sta valutando le condizioni di mercato avendo già deciso di tornare ad emettere bond in dollari. Saranno scadenze diverse da quelle già viste, ha detto il responsabile per il debito, spiegando che si intende replicare in qualche modo la curva dei Btp. A differenza delle precedenti emissioni, il Tesoro potrebbe emettere su una singola scadenza e non con modalità multi-tranche.

Per il 2020 attese emissioni per 400 miliardi

Complessivamente, il Tesoro prevede di fare nel 2020 “emissioni, Bot inclusi, per circa 400 miliardi di euro. Il dato è molto allineato a quello del 2019, c’è una piena continuità tra i dati di quest’anno e quelli del 2019″ ha spiegato ancora Iacovoni, aggiungendo che “In termini di strategia continueremo a cercare di consolidare i risultati ottenuti sulla struttura del debito che chiude l’anno con una vita media di 6,87” anni.

Quindi, ha sottolineato, “crediamo che riusciremo a consolidare o a ottenere piccoli incrementi rispetto allo scorso anno“. In dettaglio, ha proseguito il dirigente del Mef, nel 2020 l’importo in scadenza è di 202 miliardi. Il fabbisogno di cassa del settore statale è pari al 2,4% del Pil (40-45 miliardi). Iacovoni ha anche sottolineato che “il Btp Italia rimane uno strumento fondamentale”.

Investitori stranieri tornano sul mercato italiano dei bond

Guardando indietro, Iacovoni ha spiegato che nel 2019 la vita media del debito pubblico italiano si è attestata a 6,87 anni e che l’obiettivo per il 2020 è di “consolidare” questo valore “con piccoli incrementi”.

Il dirigente del Tesoro ha infine sottolineato che “ci sono stati dati importanti sul rientro degli investitori esteri tanto che oggi abbiamo uno stock di investitori esteri che detengono titoli di Stato italiani più elevato che all’inizio del 2018″ quando era iniziata l’ultima fase di allargamento dello spread. Attualmente, ha aggiunto Iacovoni, la quota di titoli di Stato detenuti da investitori esteri è pari al 32-33%.

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