L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 marzo 2020

Euroimbecilandia non esiste più se mai è esistita. Francia e Germania vanno per conto loro con più stato. Quando gli euroimbecilli politici italiani prenderanno atto di ciò e smetteranno di essere l'ultimo Mohicano? E' ora di convertirsi sulla via di Damasco e lo stato deve cominciare a spendere a investire, sulla sanità, sulla scuola, per ricerca&sviluppo, per avere una forte industria accompagnata dalla nostra sana agricoltura, investire sull'energia pulita e i soldi ci sono, si creano con un click basta non lasciarlo fare alla Bce o alle banche

Perché questa sarà una crisi peggiore del 2008

Non solo una recessione, ma una vera e propria depressione globale. Le previsioni finanziarie ipotizzano un “cigno nero” anche peggiore di quello previsto all'inizio dell'emergenza Coronavirus

17 marzo 2020

Una crisi peggiore di quella del 2008 causata dalla crisi dei mutui subprime e seguita al crollo della Lehman Brothers. Non solo una recessione, ma una vera e propria depressione globale. Le previsioni finanziarie per i prossimi mesi ipotizzano un “cigno nero” anche peggiore di quello che potevamo immaginare qualche settimana fa, all’inizio dell’emergenza Coronavirus, poi diventata pandemia.

“Rischio senza precedenti”

Per Standard & Poor’s la recessione globale è già realtà, l’Ocse parla di “rischio senza precedenti” per l’economia, che potrebbe dimezzare la sua crescita: da una stima del 2,9% ad un effettivo +1,5%. La chiusura delle fabbriche e il blocco dell’ingranaggio che muove l’economia mondiale provoca un arresto nell’offerta. La domanda crolla.

Stiglitz spiega perché sarà peggio della crisi dei mutui subprime

Lo stesso Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha detto che la crisi sarà più dura di quella di allora. E c’è un’altra differenza, spiega in una intervista all’Huffington Post. “Nel 2008 abbiamo avuto una crisi di tipo finanziario: all’inizio non ne abbiamo capito bene la natura ma tanti economisti l’hanno diagnosticata, hanno avvertito su ciò che andava fatto”. La crisi attuale invece è più complicata. Non è una crisi finanziaria, ma una vera crisi che tocca il sistema di domanda e offerta.

“La politica monetaria da sola non sarà sufficiente perché i tassi di interesse in Europa sono già bassi, prossimi allo zero. Stessa cosa negli Stati Uniti. L’interrogativo allora è: funzionerà invece la politica fiscale?”. Ci troveremo di fronte ad uno shock sia della domanda che dell’offerta. Se si interrompe la catena dell’offerta, un aumento della domanda non risolve il problema. Serve una politica fiscale più mirata di quella che serve ad affrontare una normale crisi economica, spiega Stiglitz.

Nonostante l’intervento della Fed, Wall Street è crollata. Agli investitori non sono bastati il taglio dei tassi di un punto percentuale, ormai a livello prossimo allo zero, né l’iniezione prima di 700 miliardi di liquidità e poi di altri 500 in Usa o quelle della Bce in Europa, attraverso il Quantitative Easing o il rifinanziamento a tassi agevolati.

Cosa deve fare lo Stato

Ciò che emerge con forza in questa pandemia è che lo Stato deve spendere di più, perché bisogna sostenere in primis la sanità, e poi il sistema economico. Persino Confindustria è arrivata a dire che ora “la domanda pubblica deve compensare l’arretramento di quella privata” e propone un piano da mille miliardi per l’Europa da finanziarsi con l’emissione di eurobond.

Che fare dunque? Come sottolineano diversi analisti, in Europa, pur nel quadro di alcuni parametri fissati dalla Commissione che tengano conto della crescita, dell’inflazione e della disoccupazione di ciascun Paese, si potrebbe potenziare e affinare un sistema che in un certo senso esiste già.

“Corona bond” made in Europe?

Ogni singola banca centrale nazionale finanzia una quota di spesa pubblica statale attraverso l’acquisto, direttamente dal Tesoro, di bond appositamente emessi. Una sorta di “Corona bond”, senza scadenza, perpetui, il cui rendimento sarebbe scontato agli Stati attraverso l’incasso dei diritti di signoraggio.

Secondo le stime di Hua Chuang Securities, riportate dal Wall Street Journal, in Cina nell’ultimo mese ci sono già state emissioni record di Corona bond per 34 miliardi di dollari, dedicate a finanziare attività di supporto alla sanità pubblica e all’industria farmaceutica. Queste emissioni sono state circa un quinto di tutti i collocamenti in yuan non effettuati da società finanziarie.

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