L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 marzo 2020

Euroimbecilandia non esiste più se ne sono accorti anche degli emeriti euroimbecilli nostrani

Coronavirus. La Germania affonda l’Europa per salvare se stessa

Redazione 17 marzo 2020 Esteri

Il Corriere scrive che Berlino ha cercato di approfittare dell’epidemia per imporre all’Italia un regime lacrime e sangue alla greca


«La Germania non è più adatta a guidare l’Unione Europea» ha dichiarato a tempi.it l’europarlamentare Massimiliano Salini all’indomani dell’improvvido discorso della presidente della Bce, Christine Lagarde. Una posizione che fino a poco tempo fa sarebbe stata tacciata di sovranismo, mentre ora viene sostenuta tra le righe anche dal Corriere in prima pagina.

BERLINO VUOLE METTERE NELL’ANGOLO L’ITALIA

Federico Fubini in un editoriale ha notato che, mentre Lagarde faceva retromarcia dopo aver dichiarato che «non è compito della Bce far scendere lo spread», parole che hanno scatenato una tempesta finanziaria speculativa su molti paesi europei come l’Italia, i tedeschi Jens Weidmann e Isabel Schnabel, rispettivamente presidente della Bundesbank e componente dell’esecutivo della Bce, «non hanno detto una sola parola». Il motivo è tanto semplice quanto preoccupante:

«Quei silenzi rivelano la partita politica che si sta giocando sotto la tragedia dell’epidemia. In certi ambienti europei serpeggia l’idea che questo è il momento in cui l’Italia finisce in un angolo e dovrà accettare quel che ha sempre rifiutato: un salvataggio del Fondo monetario internazionale o delle istituzioni europee. Dovrà accettarne anche le condizioni, naturalmente. Vista da Berlino, ma non solo, c’è una finestra che si apre per impostare dall’esterno le scelte che sblocchino in futuro l’economia italiana e riducano – magari un po’ forzosamente – il suo vasto debito pubblico».

I DUE MURI DI BERLINO CHE DANNEGGIANO L’UE

Nel momento del bisogno dunque non solo la Germania non aiuta l’Italia, ma trama dietro le quinte per imporle un futuro lacrime e sangue alla greca. Sempre il Corriere, in un secondo articolo, spiegando le misure intraprese dall’Ue per rispondere alla crisi, nota che «il maxi piano di stimoli per la crescita» invocato da Francia, Italia e molti altri paesi è stato osteggiato proprio dal ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, che nel frattempo «ha varato con la Merkel un piano di liquidità per la Germania da ben 550 miliardi».

La Germania non decide di «andare avanti da sola», magari danneggiando gli altri partner europei, solo in economia. Ieri il governo della cancelliera Merkel ha deciso di alzare un bel muro attorno al proprio paese, chiudendo unilateralmente le frontiere con Austria, Francia e Svizzera. Il tutto mentre la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, annunciava la chiusura dell’area Schengen per 30 giorni ai viaggi non necessari, ma chiedeva a tutti i paesi di mantenere aperte le frontiere interne. Commenta ancora Fubini: «Ognuno per sé, proprio come fece nel 2008-2009 con le banche gettando le basi della crisi dell’euro. Così, senza il leader naturale, l’idea di Europa dà una prova di debolezza tale che tutti l’attaccano».

LE MASCHERINE DELLA VERGOGNA

L’atteggiamento profondamente antieuropeo della Germania si è reso evidente per la prima volta settimana scorsa, quando milioni di mascherine acquistate dall’Italia (19 milioni in tutto in diversi paesi secondo l’Ansa) sono state bloccate in Germania dopo l’ordine da parte del governo di vietare l’esportazione di materiale sanitario. Solo un deciso intervento di protesta di Bruxelles ha convinto Berlino ad aprire le frontiere per lasciar passare i camion carichi di presidi ospedalieri (acquistati tra l’altro dall’Italia in paesi terzi e già pagati). Il comportamento dei tedeschi che mira a danneggiare gli alleati europei proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di unità «mette in gioco il futuro dell’Ue», conclude Fubini. Difficile dargli torto.

Foto Ansa

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