L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 marzo 2020

Gli statunitensi minacciano i russi con Defender Europe 2020 e questi rispondono con la guerra del petrolio ingaggiata con i sauditi. Gli effetti fanno la prima vittima. Il modello capitalistico già stressato di suo, sotto attacco, scricchiola e come sempre la risposta è la continua sperequazione sociale, lo stato si erge a garante dei profitti ai privati, a certi privati e per mantenere queste prebende socializza le perdite. Un'altra banca, questa volta statunitense, salvata, la Capital One. Il sistema malato che non può e non vuole dividere i compiti tra banche commerciali e quelle d'investimento

SPY FINANZA/ La banca salvata negli Usa di cui non parla nessuno

Pubblicazione: 30.03.2020 - Mauro Bottarelli

Negli Stati Uniti la Commodity Futures Trading Commission ha di fatto consentito a Capital One di non finire zampe all’aria

Lapresse

Voi lo sapete che nel weekend appena trascorso, negli Usa è stata salvata una banca, prendendola letteralmente per il collo? Già. Nessuno ve lo ha detto, ovviamente. E ci sta. La notizia prevalente giunta da Oltreoceano era quella relativa al dilagare del contagio da coronavirus, soprattutto a New York: volete mettere la potenza evocativa della creazione di un ospedale da campo a Central Park, set idilliaco di centinaia di film e serie tv, con la noiosa routine di un sistema che sfrutta l’emergenza sanitaria per evitare di lasciarci la ghirba in ossequio ai suoi abusi? Metti mai che a qualcuno venga in mente qualche cattivo pensiero relativo al timing…

Voi sapete cosa sia la Commodity Futures Trading Commission? L’agenzia di regolazione e supervisione statunitense del mercato dei derivati, di fatto una potenza. Uno di quegli enti che, ancora più della Sec (la Consob Usa), quando prende una decisione tutti si mettono sull’attenti: perché quando qualche triliardo di controvalore in strumenti finanziari oscuri ai più dipende dalle tue mosse, nella fu patria del libero mercato nessuno è così stupido da chiedere spiegazioni. Detto fatto, a Borse e filiali chiuse, la CFTC ha letteralmente salvato Capital One, gruppo creditizio con sede in Virginia e con tre particolarità: è terribilmente esposta al settore oil&gas, fornisce credito a chiunque senza badare troppo ai rating e ha Samuel L. Jackson come testimonial negli spot televisivi. Ecco, da ieri una particolarità in più: è stata salvata. Come AIG. Come Fannie Mae e Freddie Mac.

La formula utilizzata per comunicare la notizia, poi, è di quelle che tranquillizzano, così come riportata nella notte italiana fra domenica e lunedì da Bloomberg: CFTC providing relief to large U.S. bank active in oil, gas. Relief (La CFTC fornisce aiuti alle grandi banche statunitensi attive nel settore petrolifero, del gas), sollievo. Che classe, è quasi poetica come formula! In soldoni, però, significa che l’ente regolatore dei derivati Usa è dovuto intervenire a supporto di un istituto di livello nazionale, il quale altrimenti ieri avrebbe dovuto comunicare notizie sgradevoli a correntisti e azionisti. Motivo diretto e formula dell’intervento di salvataggio? Silenzio tombale. Solo una formuletta molto criptica: CFTC esenterà temporalmente la banca dal requisito di registrazione come Major Swap Participant, nonostante la sua crescente esposizione a swap nel ramo energetico lo renderebbe necessario entro la fine del prossimo trimestre. Insomma, un bel déjà vu in piena regola del 2008. Un’altra grande banca costretta ad alzare bandiera bianca non per eccesso di credito verso cittadini e imprese che ora si è tramutato in sofferenze monstre a causa della crisi da coronavirus che blocca economie e intere società, ma per gli abusi di azzardo morale su esposizione ai derivati nel settore petrolio e gas. Swaps, per la precisione.

La ragione reale dell’accaduto? Con il prezzo del petrolio sceso nella notte addirittura sotto la quota psicologica dei 20 dollari al barile o comunque con valutazioni dimezzate di netto nell’ultimo mese a causa del lockdown globale da pandemia, la banca sta patendo continue margin calls sulla sua enorme esposizione verso il settore energetico attraverso complessi strumenti derivati. Detto fatto, la CFTC ha bloccato il requisito di Swap Partecipant alla banca, liberandola da lacci e lacciuoli legati a quel ruolo e, di fatto, congelando per qualche mese gli obblighi di controparte della stessa. Quindi, fine delle margin calls. In parole povere, ossigeno. Un gran bel calcione al barattolo. Il tutto, nel silenzio generale più assoluto. Mentre la gente sentiva un brivido correre lungo la schiena per l’idea da film catastrofistico di un ospedale da campo a Central Park.

D’altronde, è giusto che sia così. Perché volendo dedicare alla notizia lo spazio che meriterebbe, occorrerebbe fornire ai cittadini/correntisti dettagli troppo sgradevoli. Ad esempio, il fatto che i requisiti che sono stati sospesi cautelativamente a Capitol One sono applicati ai soggetti che operano su swaps per un’esposizione aggregata quotidiana – non assicurata da collaterale! – di oltre 1 miliardo di dollari. Roba da hedge fund, altro che banca territoriale con sportelli, filiali, bancomat e spot televisivi con Samuel L. Jackson che tranquillizza tutti rispetto all’altissima sicurezza e serietà offerte. D’altronde, signori miei, il direttore del Codacons statunitense, Public Citizen e membro dell’Energy and Environmental Markets Advisory Committee proprio del CFTC, Tyson Slocum, è stato chiaro: “La priorità del CFTC non è quella di tenere a galla un settore in difficoltà, bensì quella di assicurare che il mercato sia protetto dai rischi”(facciamoci grasse risate sul libero mercato e sui suoi cantanti italiani alla Salvini e compagnia). E ancora: “Sono preoccupato riguardo il destino di alcune banche in operatività over-leveraged nel ramo petrolio e gas. Non voglio che questa criticità si tramuti in un’alluvione e si diffonda nel settore finanziario”.

Guardate che coincidenza, anche i termini sembrano scelti apposta per confondere, mimetizzarsi e passare sotto aurea di normalità presso l’opinione pubblica spaventata: diffonda. Come il virus. E siccome la diffusione del coronavirus fa paura ed è diventata il nemico pubblico numero uno, copyright Donald Trump, nessuno avrà da ridire al riguardo dell’operato della CFTC, la quale sta sobriamente salvando dal fallimento l’ennesima banca che ha travestito da operazioni di riduzione del rischio sulle fluttuazioni dei prezzi energetici tramite swap quelli che in realtà sono sì degli swaps ma su mercati derivati, spesso non regolamentati vista l’assenza di collaterale a garanzia, su cui speculare, quantomeno sulle commissioni e i margini operativi. Ora, volete capirla che questa è una crisi finanziaria cui la pandemia ha garantito l’alibi dell’anonimato, oppure no? Oppure volete continuare a credere alle idiozie in base alle quali la Fed sì che sa fare il suo lavoro, altro che quei dilettanti della Bce, perché ha messo sul tavolo 2.000 miliardi cash per l’economia reale e opera da reale prestatore di ultima istanza? Certo, verso Wall Street! Le piccole e medie imprese, scontro al Congresso che lo testimonia, vedranno sì e no 300 miliardi di quel pacchetto monstre e lo stesso programma di sostegno alle famiglie, quello con assegni o bonifici diretti a tutti gli aventi diritto sopra i 18 anni di età, per bocca del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, sarà disponibile non prima di 3 settimane. Ovvero, quando a detta di Donald Trump l’America sarà già fuori dall’emergenza e praticamente tutta riaperta, in nome del business as usual.

Ma sapete quale emergenza sarà stata in realtà superata? Quella dell’ennesima crisi di insolvenza potenziale di massa a causa di abuso da azzardo morale, frutto marcio proprio di 11 anni di politiche di sostegno alluvionale a Wall Street spacciate per programma espansivo designato per sostenere la Main Street. Guardate questi due grafici, se ancora non ci credete.



Il primo ci mostra come, nonostante gli interventi in serie della Fed sulla liquidità, venerdì a mercati chiusi il principale indicatore di stress sull’interbancario fosse ancora in modalità di allarme rosso, quantomeno prospetticamente e alla luce delle migliaia di miliardi già messi in campo dalla Banca centrale. Il secondo, svela la natura reale della crisi in atto: la Fed, alla faccia di chi ne magnifica ruolo e operatività, sta soltanto creando le condizioni per la crescita della prossima bolla, tutto per evitare l’esplosione incontrollata di quella in atto e giunta al suo picco di sostenibilità. Punto. Altro che sostegno, altro che miliardi alle imprese e ai cittadini. È tutta e solo finanza, spacciata per crisi economica e macro grazie al detonatore del coronavirus.

Se ne uscirà? Nel breve termine, sicuramente. E alla grande probabilmente, con un bel rally azionario pronto per farsi cavalcare. Magari, in perfetto timing per le presidenziali di novembre. Se si continuerà a salvare banche nottetempo e inondare i mercati del credito con denaro a pioggia, l’effetto morfina è assicurato. Per quanto, però, se non la si smette di utilizzare i Samuel L. Jackson del mondo per millantare atteggiamenti da buon padre di famiglia, mentre in realtà ci si sta ipotecando la casa al tavolo da poker?

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