L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 marzo 2020

I dollari non circolano più, chi li ha se li tiene stretti, indice d'insicurezza e paura del domani prossimo

ENNESIMA «TRASFUSIONE» DELLA FED

Ecco perché i dollari sono diventati introvabili come le mascherine

La Fed è stata costretta a intervenire ancora con molte banche centrali del mondo per distribuire dollari, che sono diventati scarsi. Ecco perché non si tratta di un buon segno

di Morya Longo
20 marzo 2020

(Reuters)

Se nel mondo reale sono diventate introvabili le le mascherine, nel mondo finanziario in queste convulse giornate la stessa sorte è toccata al dollaro. La valuta che domina la finanza globale è infatti diventata scarsa. Da una settimana, soprattutto fuori dagli Stati Uniti, trovare dollari è diventato difficile quasi come trovare mascherine o disinfettanti per le mani in farmacia. È per questo che la Federal Reserve, di concerto con molte banche centrali, anche venerdì è intervenuta con linee swap per distribuire dollari nel mondo. Si tratta dell’ennesimo intervento mirato a risolvere il problema, ma sembra che non basti mai.

Le ragioni della mancanza di dollari
Ci sono due ordini di motivi a questo fenomeno. Il primo è che il dollaro è una valuta rifugio, per cui in questi periodi di stress finanziario acuto tutti li cercano. E chi li ha se li tiene stretti. Anche perché chi ha debiti in dollari (e nel mondo molte imprese o banche li hanno) preferisce avere un cuscinetto di liquidità disponibile in un periodo così incerto. Della serie: non si sa mai. Morale: i dollari non circolano più come dovrebbero. Come le mascherine appunto. Accadde anche nel 2008, dopo il crack di Lehman Brothers.

La liquidità degli Usa
Il secondo motivo è però più preoccupante: la scarsità di dollari può essere il sintomo di una crisi di liquidità negli Stati Uniti tra le imprese. In un sistema economico con imprese molto indebitate (negli Usa il debito delle aziende è sui massimi storici in rapporto al Pil), in cui la liquidità è abbondante ma distribuita male, chi ha dollari tende a tenerseli. A evitare di disperderli.

«In un mercato difficile dove il rischio è che falliscano i clienti o i fornitori, le aziende tendono a trattenere il più possibile i dollari - osserva Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim -. Perché sono gli unici strumenti che consentono di trattenere il respiro più a lungo, finanziariamente parlando, durante questa emergenza sanitaria». È per questo che le aziende hanno anche bloccato i piani di buy-back di azioni: per evitare di perdere liquidità in un momento così difficile.

Quanto costa il dollaro
Morale: i dollari non circolano più. E quelli che circolano costano carissimi. Esiste un indicatore, il cosiddetto cross currency basis swap, che lo mostra. L’indice mostra il costo aggiuntivo che un investitore in euro deve sostenere, oltre al differenziale tassi, per la copertura del rischio cambio. Di fatto indica quanto costa il dollaro fuori dagli Stati Uniti.

Ebbene: nei giorni scorsi è diventato costoso come nel 2008. Dopo vari interventi della Fed questo indicatore si è calmato, ma ancora non è tornato a posto. Così venerdì pomeriggio la Fed è tornata in campo a distribuire dollari in giro per il mondo insieme alle altre banche centrali.

Le “trasfusioni” della Fed
La Banca centrale americana ha infatti annunciato di aumentare la potenza delle “linee di credito” (dollar liquidity swap) con molte banche centrali del mondo, tra le quali c’è anche la Bce. Ha anche aumentato la frequenza di queste “trasfusioni”: da settimanali diventano infatti giornaliere. Giovedì la Fed aveva invece allargato la platea delle banche centrali con cui effettuare queste operazioni, includendo anche Paesi del Sud America, Australia e Asia. La notizia ha avuto l’effetto di far calare un po’ il dollaro sulle altre valute globali. Segno che le tensioni piano piano si allentano.

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