L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 marzo 2020

In Euroimbecilandia ci sono diversi servi, traditori della Patria. La Bce non è una banca centrale non è prestatore di ultima istanza

IL COMMISSARIO AGLI AFFARI ECONOMICI
Coronabond e Mes, Gentiloni: «Uso senza condizioni? Sarà difficile»

di Stefano Righi 30 mar 2020


Si acuisce la contrapposizione interna all'Unione europea che neppure davanti all'immane tragedia che il suo territorio sta vivendo, con decine di migliaia di morti causati dalla pandemia del coronavirus, riesce a trovare unità di vedute e uno minimo comune senso di solidarietà e di visione prospettica.

Quello che da più parti da giorni si percepiva è stato esplicitato dal commissario agli Affari economici dell’Unione europea, l’ex premier italiano Paolo Gentiloni. Dai microfoni della trasmissione Circo Massimo di Radio Capital, lunedì mattina Gentiloni ha chiarito le difficoltà esistenti all'interno dell’Unione, a oggi poco più che monetaria e ha anche posto l’accento su come alcuni Paesi interni all'Unione stiano attuando politiche fiscali favorevoli, per ottenere vantaggi rispetto agli altri partner europei in maniera aggressiva, come nel caso dell’Olanda.

Ma il centro dell’intervento di Gentiloni sono stati i cosiddetti coronabond, ovvero la scelta degli strumenti attraverso cui dare corpo a un intervento dell’Unione europea a favore dei singoli stati colpiti dal virus.

«Credo - ha detto Gentiloni - che bisogna ancora scommettere sul fatto che, alla fine, da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della situazione nuova. Mi aspettavo questa divisione, ed è una visione antica che conosciamo a memoria. Purtroppo nella dinamica tra gli Stati europei sono prevalse chiavi di lettura figlie della crisi precedente. Veniamo da anni di contrapposizioni. Il punto è che questa discussione, che è assolutamente legittima, non è adeguata alla situazione che stiamo vivendo. Bisogna fare tutti gli sforzi perché lo stallo sia superato».

La posta in gioco e il ruolo della Germania

L’ex premier italiano ha chiarito la portata della posta in palio: «Rischia di tramontare il progetto europeo, non solo quello della grande Europa federale. È chiaro che se la divergenza economica tra i Paesi europei, invece di ridursi di fronte a una crisi come questa, aumenta e la crisi diventa fattore di aumento delle differenze tra i vai Paesi europei, sarà molto difficile tenere insieme il progetto europeo. Ma io sono fiducioso che una via di condivisione alla fine si possa trovare e penso che bisogna farlo inevitabilmente in un dialogo con la Germania, senza il quale non riusciamo a trovare un compromesso. Se capovolgiamo la discussione da Mes e Coronabond sugli obiettivi e come finanziarli la strada per trovare un’intesa si può trovare, se partiamo dagli obiettivi comuni che dobbiamo finanziare».

Il Mes e le condizioni

«Una delle proposte di cui si discute è se e come utilizzare il Mes. Il Mes non è la Spectre, è uno strumento che è stato condiviso. La discussione che c’è oggi è se si può usare senza condizionalità. Qualcuno dice condizionalità più basse ma per un intervento molto limitato, fino al 2% del Pil di ciascun paese. Alcuni paesi, tra cui l’Italia, considerano che non valga la pena sottoporsi a condizioni per un obiettivo così limitato, altri dicono che senza non è possibile attingere al Mes. Anche questa discussione andrà avanti. Sinceramente non sono molto ottimista sull’esito».

I coronabond e il debito

L’emissione di bond «genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata», ha detto Gentiloni, quindi bisogna finalizzarla a una «missione», che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come «affrontare l’emergenza sanitaria», creare «un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese». Impensabile fare da soli: «fare da soli è una cosa che non ci possiamo permettere. Ma nessuno può permetterselo in Europa. Anche i Paesi più forti - ha argomentato Gentiloni - sono accomunati da un livello di integrazione tale che ci ha dato una dimensione di garanzia ma anche una capacità di export che nessuno può permettersi di perdere se non con danni gravissimi. Trovo francamente bizzarro - ha aggiunto - il fatto che le stesse persone che in questi anni hanno fatto le barricati ogni volta che c’era la possibilità di avere maggiori livelli di integrazione europee, ora lamentano l’assenza dell’Europa, di che parliamo?».

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