L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Iraq cosa ci stanno a fare gli statunitensi in questi territori, il Parlamento non li vuole

Il Pentagono ritira truppe dall’Iraq e abbandona le basi più esposte

20 marzo 2020 


Dopo mesi di tensioni e scontri con le milizie scite filo-iraniane, l’uccisione a Baghdad con un raid aereo statunitense del generale iraniano Qassem Soleimani e del leader delle Brigate Hezbollah Abu Mahdi al-Muhandis, i periodici lanci di razzi contro le installazioni militari statunitensi e alleate in Iraq, Washington ha deciso di ridurre la presenza militare nel Paese mediorientale.

La prima base a essere evacuata è stata quella di al-Qaim, la più utilizzata nelle operazioni contro lo Stato Islamico ma anche la più esposta agli attacchi delle milizie scite. Il trasferimento delle truppe USA dalla base posta vicino al confine con la Siria è stato completato il 18 marzo con la cerimonia simbolica di cessione dell’installazione all’8a Armata iracheni.


“Sebbene funzionari statunitensi stessero discutendo di un ritiro da alcune basi irachene fin da prima di Natale, si è giunti alla consegna della base di al-Qaim e di circa 900.000 dollari di equipaggiamenti e dotazioni della base agli iracheni dopo che una serie di sanguinosi attacchi che hanno messo in evidenza una continua minaccia da parte delle milizie filo-iraniane contro le forze della Coalizione” sottolinea un articolo di “Stars & Stripes”.

Le forze della Coalizione si erano insediate ad al-Qaim circa due mesi dopo che le forze irachene avevano cacciato i miliziani dell’ISIS dalla zona, nel novembre 2017, dopo che la base era rimasta in mano allo Stato Islamico dal 2014.


Gli Stati Uniti e l’artiglieria francese della Task Force Wagram (nella foto qui sopra) insieme agli attacchi aerei della Coalizione e alle forze per operazioni speciali, hanno aiutato gli iracheni a colpire le forze dell’ISIS che controllavano ancora il villaggio siriano di Baghouz, l’ultima roccaforte del Califfato fino al marzo dell’anno scorso.

Le truppe ritirate da al-Qaim sono state riposizionate presso altre basi in Iraq (in particolare Erbil che trovandosi in Kurdistan non è minacciata dalle milizie scite) e in Kuwait mentre gli USA si apprestano ad abbandonare presto anche la base K1 a Kirkuk e quella dell’aeroporto di Qayara Ovest, a sud di Mosul, colpite negli ultimi mesi dagli attacchi delle milizie.

Nel gennaio scorso, dopo l’omicidio di Suleimani e al-Muhandis, il parlamento di Baghdad aveva approvato l’ordine di ritiro delle forze statunitensi e della Coalizione dall’Iraq ma la Casa Bianca si era rifiutata di attuarlo minacciando dure sanzioni economiche.


Gli ultimi attacchi con razzi compiuti dai miliziani filo-iraniani hanno colpito Camp Taji, a nord di Baghdad, in risposta ai raid aerei contro depositi di armi delle Brigate Hezbollah, sostenute dall’Iran.

Un primo attacco ha ucciso 2 americani e un medico dell’esercito britannico, ferendo altri 14 militari della Coalizione; il secondo ha ferito 3 soldati della Coalizione e 2 iracheni.

Il 17 marzo altri razzi sono stati lanciati contro una base che ospita truppe straniere nei pressi di Baghdad.

Come ha reso noto l’esercito iracheno. il bersaglio è stato la base di Basmayah, 60 chilometri a sud della capitale, dove si trovano truppe Usa e una parte del contingente spagnolo. Dalla fine di ottobre, sono stati lanciati una ventina di attacchi contro le truppe della Coalizione.

Con il ritiro dalle basi più esposte le forze americane in Iraq sembrano destinate a scendere al di sotto dei 7mila effettivi (erano 7.500 all’inizio dell’anno) dislocati nelle basi principali di Erbil, Camp Taji, l’aeroporto di al-Asad e Bismayah.

Lo stesso giorno, dopo tre mesi e mezzo di vuoto istituzionale, il presidente della repubblica irachena Barham Salih ha dato l’incarico di formare un esecutivo ad Adnan Zurfi (nella foto sotto), politico sciita che succede a Muhammad Allawi, che aveva rinunciato all’incarico dopo un mese di vani tentativi di formare un governo. Zurfi avrà ora 30 giorni di tempo per presentarsi in parlamento e ottenere la fiducia sul programma e la squadra di governo.


Dopo settimane di negoziati, i principali sette gruppi parlamentari sciiti di maggioranza hanno informato il presidente della Repubblica Salih di non aver raggiunto nessun accordo sul nome del premier incaricato. Il capo di Stato ha allora esercitato i suoi poteri costituzionali affidando l’incarico a Zurfi, 54anni, deputato originario della città di Kufa nel sud del paese, roccaforte dello sciismo politico.

Durante il regime di Saddam Hussein Zurfi era stato da giovanissimo prigioniero politico nel carcere di Abu Ghreib. Ed era poi stato esiliato in Arabia Saudita e negli Stati Uniti. Tornato in patria nel 2003 come membro del partito sciita Dawa ha svolto incarichi amministrativi e governativi nell’Iraq post-Saddam, diventando due volte governatore della regione di Najaf, dove ha sede uno dei santuari sciiti più importanti del Medio Oriente.

Immagini: Governo Iracheno, US DoD, BBC e Ministero Difesa Francese

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