L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 marzo 2020

La chiusura dei mercati sarebbe la grande sconfitta ideologica del capitalismo e questo non se lo può permettere a meno che ... sia costretto sempre di più dalle circostanze. La polmonite virale ha veramente aperto il vaso di Pandora

Coronavirus: chiudere i mercati finanziari?

17 Marzo 2020 - 13:03 

Alla luce di tensioni che sembrerebbero destinate ad accompagnarci ancora per parecchie settimane, si torna a parlare dell’ipotesi di chiudere i mercati finanziari


Alla luce del fatto che anche la seduta di ieri ha rappresentato, sia per i listini europei che per quelli statunitensi, un nuovo bagno di sangue, tra gli addetti ai lavori si parla sempre di più della possibilità di chiudere temporaneamente i mercati finanziari.

Dopo uno stop agli scambi poco dopo l’avvio delle contrattazioni, ieri sera a Wall Street lo S&P500 ha terminato in rosso dell’11,98%, il Nasdaq ha perso il 12,32% e il Dow Jones ha lasciato sul parterre il 12,93%. Per il listino statunitense si è trattata, in termini percentuali, della peggior seduta dal lunedì nero del 1987 mentre a livello di punti è invece risultata la sessione più nera di sempre.

Stessa cosa per il Vix, l’indice della paura. L’indicatore che misura la volatilità implicita a 30 giorni dell’S&P 500 ieri si è spinto fino a 84,8 punti lanciando la sfida agli 89,5 punti toccati nel bel mezzo della grande crisi, ad ottobre 2008. Per capire quanto l’escalation della tensione è stata rapida, basti pensare che un mese fa il Vix scambiava a 14 punti e che il saldo mensile segna un +475%.

Questo nonostante, e forse anche a causa, delle nuove misure di stimolo lanciate dalla Federal Reserve. Cogliendo tutti di sorpresa, l’istituto guidato da Jerome Powell domenica sera ha annunciato aver azzerato i tassi a stelle e strisce e varato un nuovo piano di acquisto di asset da 700 miliardi di dollari.

Forse è stata proprio la tempistica (domani ci sarebbe stata una riunione programmata, non era possibile aspettare?) e la magnitudo (taglio di un punto percentuale) dell’intervento ad aver spaventato gli operatori. Inoltre, gli operatori a questo punto temono che, come del resto anche la BCE e la Bank of Japan, l’istituto con sede a Washington non disponga più di così tante munizioni.

Chiusura Mercati: quando è già accaduto

Alla luce di un contesto in cui è impossibile fare previsioni su quando sarà possibile tornare a una qualche forma di normalità, si inizia a parlare di chiusura dei mercati finanziari. Le misure già in vigore, come gli stop automatici agli scambi cui abbiamo assistito nelle ultime sedute, sembrerebbero aver aiutato a contrastare cadute verticali degli indici riportando un minimo di calma tra gli operatori (sempre rapportata al momento).

Negli ultimi 30 anni, solo in tre occasioni i mercati finanziari statunitensi si sono trovati costretti ad modificare i normali orari di contrattazione: una prima volta è stato nell’ottobre del 1997 in occasione della crisi finanziaria partita dall’Asia, nel 2001 l’attacco alle torri gemelle ha portato alla chiusura dal martedì fino al lunedì successivo e la terza chiusura si è avuta nel 2012 in occasione dell’uragano Sandy.

Chiusura Mercati: ipotesi poco probabile

Anche alla luce del fatto che, in special modo per quanto riguarda gli Stati Uniti, il prossimo potrebbe essere un weekend decisivo per il diffondersi del virus. Se, come sembra, quelle in arrivo potrebbero essere notizie negative, forse potrebbe essere il caso per l’amministrazione Usa decidere di chiudere i mercati finanziari.

Tre gli elementi che rendono però questa ipotesi improbabile. Il primo è rappresentato proprio dall’esecutivo statunitense che fa della forza di Wall Street uno dei cavalli di battaglia in vista delle presidenziali. In secondo luogo esiste il dubbio che una simile misura possa avere una reale utilità e in terzo luogo va considerato che alterare il normale corso del mercato appare poco saggio in termini di allocazione del capitale.
E in Italia? Jerusalmi, chiusura mercati spetta a governi

Anche in Europa la questione è parecchio dibattuta: si tratta, ha detto Raffaele Jerusalmi, Amministratore delegato di Borsa Italiana, di una decisione che dovrebbe avere carattere globale e coordinata dai governi.

“Decisioni in merito alla chiusura dei mercati in senso aggregato –ha rilevato il Ceo- sono possibili ma spettano ai governi". In linea generale, Jerusalmi ha detto che si tratta di una decisione che andrebbe evitata: «i mercati devono restare il più possibile aperti, funzionare regolarmente ed essere il più liquidi possibile».

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