L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 marzo 2020

La Deutsce Bank troppo grande per fallire è fallita

Il balzo del Libor mostra che i mercati interbancari hanno paura come nel 2008. E sulla graticola c’è Deutsche Bank

17/3/2020 4:45:02 PM 

Christian Sewing, Ceo di Deutsche Bank. Daniel Roland/AFP/Getty Images

Altro giorno, altra iniezione di liquidità della Fed. Poco prima che Wall Street aprisse le contrattazioni, il braccio newyorchese della Banca centrale Usa ha condotto due operazioni di finanziamento repo, una term a 14 giorni e una overnight a 1 giorno: totale, 189 miliardi di dollari collocati. Formalmente, un fiume.

Ma non in tempi come questi, in cui nelle 72 ore del fine settimana la stessa istituzione guidata da Jerome Powell ha messo sul mercato 1.500 miliardi in via repo, 700 miliardi sotto forma di acquisti in seno al Qe e portato a zero i tassi di interesse.

E non basta, perché per cercare di sostenere gli indici dopo il Black Monday che ha visto la Borsa Usa precipitare ai livelli di calo intraday registrati l’ultima volta nel 1987 e come mostra questo grafico, la Fed ha aumentato ancora e clamorosamente il suo volume di intervento, riattivando anche la facility per il finanziamento attraverso la garanzia come collaterale dei commercial papers (un pagherò cambiario emesso dalle aziende con scadenza massima a 270 giorni), il principale veicolo creditizio a breve termine per le piccole e medie imprese, precipitato di colpo in una fase di pre-stallo e con costi alle stelle.

Bloomberg

Qualcosa, però, ancora non funziona.

E confermarlo ci pensa questo altro grafico, il quale parla chiaro: il Libor – London Interbank Offered Rate, ovvero il tasso di riferimento giornaliero per i mercati finanziari – ha appena vissuto il più netto balzo in avanti dalla scorsa crisi finanziaria.

Bloomberg

Ovvero, allo stress sistemico di finanziamento ora potrebbe unirsi anche il rischio di controparte. E una dinamica simile, vissuta appunto nel periodo precedente al crollo Lehman, ha un epilogo potenziale molto serio, quasi letale: il congelamento del mercato interbancario, la totale mancanza di fiducia fra istituti di credito a livello globale che porta alle stelle i costi per ottenere denaro in prestito.

Fino alla cosiddetta ice age: nessuno si fida più di nessuno, qualsiasi prezzo sia disposto a pagare. Con una differenza, sostanziale e inquietante.

Nel 2008, infatti, l’esplosione del Libor coincise con l’emergere in superficie dell’iceberg subprime, un qualcosa a cui nessuno era preparato (se non chi aveva riempito il mondo di quell’immondizia). Oggi, invece, siamo in pieno regime di intervento emergenziale della Fed nel sostegno al finanziamento interbancario e del sistema finanziario. Nonostante questo, il Libor a 3 mesi è salito di 16.25 punti a base a quota 1,05188%, il massimo aumento giornaliero dall’ottobre 2008.

Il timore? Le Banche centrali hanno perso momentaneamente il controllo della situazione, dopo trimestri interi di pilota automatico. “Quel balzo del Libor ci dice una cosa sola: le preoccupazioni sul rischio di controparte stanno spaventando a morte i mercati interbancari”, si lascia sfuggire un veterano dei trading floors londinesi.

E questo grafico sembra offrire un indizio su cosa possa aver agito da catalizzatore di quel timore: i trader stanno infatti acquistando a mani basse protezione a breve termine – 1 anno – su Deutsche Bank, attraverso credit default swaps che vadano appunto a tamponare i rischi potenziali sulla catena di controparte.

Bloomberg/Zerohedge

Con il titolo della banca tedesca che viaggia attorno a quota 5,50 per azione, il timore è che un prolungato regime di debolezza del comparto spinga le quotazioni ancora una volta sotto quota psicologica dei 5 euro, di fatto la soglia che renderebbe ingestibile un’operazione come quella della bad bank posta in essere per cercare di salvare la baracca, la quale ad oggi capitalizza qualcosa come 6x rispetto alla casamadre. Se per caso il mercato dovesse prezzare come strutturalmente insufficiente l’intervento delle Banche centrali e decidesse che il rischio di controparte rappresentato dall’ex gigante creditizio tedesco sia divenuto insostenibile, l’effetto moltiplicatore del calo subirebbe un’accelerazione difficilmente tamponabile.

La stessa che nel weekend del 13 e 14 settembre 2008 portò alla fine ingloriosa da Lehman Brothers, dopo due giorni di infruttuoso tentativo di salvataggio presso la Fed di New York. La stessa istituzione che dallo scorso 17 settembre sta, di fatto, cercando di sostenere artificialmente i mercati a colpi di liquidità.

Come in un giallo scritto male, tutto sembra ruotare sempre attorno agli stessi luoghi e protagonisti. La Bce è avvisata, perché – come dimostrano le dinamiche di queste ore, non ultima quella rappresentata da questo grafico,

Bloomberg/Zerohedge

ovvero il livello allarmante di scarsezza di liquidità in dollari platealmente mostrato dal mercato il 16 marzo, proprio dopo la terza iniezione da 500 miliardi di dollari da parte della Federal Reserve – la Banca centrale Usa da sola non pare questa volta in grado di tranquillizzare il mondo.

Nemmeno a colpi di liquidità senza precedenti. E in tutte queste criticità, il virus e la pandemia hanno poca responsabilità. E un unico ruolo: quello dell’accelerante in un incendio. Doloso. E causato da abuso di azzardo morale dovuto a un decennio di Qe permamente mal gestito e peggio sfruttato.

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