L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 marzo 2020

L'involucro effimero delle regole e delle istituzioni si sfalda ogni giorno di più e il Progetto Criminale dell'Euro viene messo a nudo, spolpare i paesi emarginati di cui l'Italia è il boccone più prelibato, solo gli euroimbecilli nostrani continuano a difendere Euroimbecilandia, si proprio quelli il cui paese è quello che ci rimetterebbe e ci ha rimesso di più in questo progetto malsano violento che scavalca gli interessi degli italiani

Macron segue la Germania. L'Ue è fallita, l'Italia ne prenda atto!


Di Paolo Desogus

Poco fa alla televisione francese Emmanuel Macron ha dichiarato che anche la Francia si munirà di un fondo di garanzia simile a quello tedesco. La cifra massima stabilita è certamente inferiore a quella prevista dalla Germania: 300 contro 550 miliardi euro. Ma ci dice abbastanza della mutazione in atto e cioè che anche la Francia ha mollato l'UE. Se il coronavirus poteva essere l'occasione per la creazione di uno stato sovranazionale vero, dotato di una funzione politica e non solo economico-poliziesca, questa ipotesi è del tutto tramontata. Senza patto di stabilità, senza regola del 3%, senza libera circolazione tra i paesi l'UE finisce. Si tenga del resto conto che sospendere Schengen è un atto del tutto inutile che i tedeschi (e gli altri paesi a ruota) hanno preso contro la commissione europea.

Certo, c'è chi dirà che tra tre o quattro mesi tutto tornerà come prima, ma è un'illusione. L'UE tedesca ha mostrato di essere un gigante dai piedi di argilla e dal cervello piccolo. Se in passato i trattati potevano essere branditi dispoticamente dai funzionari filo-tedeschi come regola sacra, come dogma inviolabile, l'attuale emergenza ne ha smascherato la violenta arbitrarietà, la brutale funzione di controllo feroce sulle economia. L'Italia, ma prima ancora dell'Italia, la Grecia ha pagato carissimo il prezzo del fanatismo di questa folle ideologia ordoliberista. 

L'obiettivo a breve termine dovrà essere quello di salvare il salvabile: di salvare cioè il paese. Come ha scritto Giulio Sapelli qualche giorno fa, la Germania non rinuncerà a lucrare anche sul disfacimento dell'UE. Non facciamoci prendere alla sprovvista con inutili discorsi europeistici, simili a quelli sentiti da Letta, Zingaretti e compagnia negli ultimi giorni. 

L'UE è fallita, la responsabilità è tedesca, sarebbe da imbecilli continuare a recitare ancora la parte dei collaborazionisti.

Notizia del: 16/03/2020

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