L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 marzo 2020

Niente fantasia solo un sano realismo - La natura è in continua evoluzione e non si ferma ad aspettare gli omuncoli. La polmonite virale già girava a dicembre in Italia nel mondo. I Conte i Fontana i Zaia vadano a farsi fott..re

10 gennaio 2020, segnalazione dalla Liguria signora Antonietta

L’EMERGENZA

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi molte operazioni rinviate
Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione

di Simona Ravizza


Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni: 48 i casi di malati gravi ricoverati da Natale a oggi nelle terapie intensive di Policlinico, San Raffaele, San Gerardo di Monza e San Matteo di Pavia, gli ospedali di riferimento in Lombardia per l’uso dell’Ecmo, il macchinario che si sostituisce ai polmoni. I problemi si accavallano: difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, rinvio degli interventi chirurgici programmati e prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Una situazione grave che spinge i medici a chiedere l’aiuto dell’assessorato alla Sanità guidato da Giulio Gallera e a rammaricarsi per la scelta fatta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin di non stanziare più fondi per la rete italiana dell’Ecmo (finiti i 20 milioni di euro finanziati nel 2009 dall’allora ministro Ferruccio Fazio).

Giuseppe Foti, alla guida dell’Emergenza Urgenza del San Gerardo di Monza, fa i conti: «Tre pazienti ricoverati fino al 22 dicembre, 6 dal 22 al 31 dicembre, 8 dal primo gennaio a oggi. Il problema è grave. Da questa settimana siamo costretti a sospendere le prenotazioni dei letti in terapia intensiva per i pazienti chirurgici con interventi programmati». Federico Pappalardo, responsabile della terapia intensiva del San Raffaele, ammette: «Oggi salteranno altre operazioni non urgenti». Giacomo Grasselli, responsabile medico della rianimazione del Policlinico, è nella stessa situazione: «Il rischio di rinvio degli interventi chirurgici elettivi per pazienti che necessitano di assistenza postoperatoria in terapia intensiva è un problema all’ordine del giorno». Giorgio Antonio Iotti, a capo della Medicina intensiva del San Matteo di Pavia, allarga le braccia: «I pazienti con polmonite grave e complicazioni importanti determinate dal virus dell’influenza stanno occupando ben un quarto dei nostri 21 posti letto».

Per superare il problema, secondo i medici, è urgente l’intervento di Regione Lombardia: il Pirellone è chiamato in causa perché oggi è venuto a mancare un coordinamento riconosciuto, anche economicamente, del lavoro dei quattro ospedali. Alberto Zangrillo, direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza del San Raffaele, attacca: «La verità è che il ministro Lorenzin non si è preoccupata a livello nazionale di rifinanziare il progetto, mettendo in difficoltà soprattutto la Lombardia, regione sulla quale per l’alto livello dei centri si scarica il lavoro anche delle altre regioni». Grasselli insiste: «La centralizzazione dei malati che necessitano dell’Ecmo consente letteralmente di salvare la vita a pazienti che altrimenti morirebbero». E il pensiero dei dottori, riuniti lunedì al Policlinico per esaminare il da farsi, va alla neomamma che ha rischiato la vita due giorni dopo il parto, ai primi di gennaio, per una gravissima insufficienza respiratoria seguita all’influenza e ora in buone condizioni grazie all’Ecmo. Lo stesso è successo a una bimba, che si è pesantemente aggravata in seguito a febbre e tosse. Anche per lei si è temuto il peggio: «Ma il nostro intervento con la macchina che si sostituisce ai polmoni l’ha salvata». Un grande impegno, una fatica immane, che adesso fanno chiedere un riconoscimento alle istituzioni. Per salvare altre vite.

Intanto si allarga l’emergenza sangue, a causa del virus influenzale che impedisce a molti donatori di recarsi nei centri di raccolta. Dopo l’appello del Policlinico, il virologo Roberto Burioni segnala difficoltà anche al San Raffaele, con operazioni chirurgiche sospese per la carenza di sangue. E invita i cittadini a dare il proprio contributo.

10 gennaio 2018 | 07:56

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