L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 aprile 2020

2020 crisi economica - Francia e Germania guidano la guerra alla Cina


Parigi e Berlino guidano il fronte Ue contro la Cina

Nel mirino la mancata trasparenza di Pechino sulla pandemia


MARCO BRESOLINPUBBLICATO IL22 Aprile 2020

DALL’INVIATO A BRUXELLES. L’Europa ha ancora parecchi problemi da risolvere sotto il proprio tetto, tra l’emergenza sanitaria da gestire e le divergenze interne sul rilancio economico da appianare.Però già si intravedono i primi effetti geopolitici della pandemia. In particolare nei rapporti con la Cina, che rischiano di deteriorarsi e di riaccendere le tensioni sul fronte interno per via delle diverse relazioni che gli Stati membri hanno con il colosso asiatico.

Sul banco degli imputati c’è la gestione cinese della pandemia. E in particolare la mancanza di trasparenza. Nei giorni scorsi si sono fatti sentire alcuni pezzi grossi della diplomazia europea, come i ministri degli Esteri di Francia e Regno Unito (che, nonostante la Brexit, sul fronte diplomatico resta un fedele alleato dei Ventisette). La Germania - che con una pesante recessione in vista teme di danneggiare le relazioni economico-commerciali con la Cina - era parsa sin qui molto cauta. Ma lunedì sera anche Angela Merkel ha lanciato una frecciata a Pechino

Per quanto indiretta, l’accusa della cancelliera ha subito suscitato la reazione piccata del governo cinese. «Quanto più trasparente sarà la Cina per quanto riguarda l’origine del virus – aveva detto Merkel –, tanto meglio sarà per tutti in tutto il mondo, in modo da trarne le giuste lezioni». Un giro di parole per far notare che forse Pechino non ha ancora detto tutto e che dovrebbe farlo al più presto. La replica non si è fatta attendere: «La Cina ha sempre rafforzato la cooperazione internazionale sulla prevenzione epidemiologica in modo aperto trasparente e responsabile», ha risposto un portavoce del ministero degli Esteri.

Del resto anche Emmanuel Macron, nell’intervista al «Financial Times» della scorsa settimana, aveva detto che in Cina «sono successe cose che non sappiamo». Ed è per questo che ora in diverse capitali europee cresce la voglia di mettere il governo di Pechino sul banco degli imputati. Lo ha spiegato il britannico Dominic Raab, che vuole fare luce su ciò che è successo e si chiede se forse si poteva fare qualcosa di più per frenare il contagio in Occidente. I toni usati sono certamente diversi da quelli di Donald Trump, che ha colto l’occasione del coronavirus per riaccendere lo scontro con Pechino. Però la diatriba sta producendo una sorta di riallineamento euro-atlantico che vede l’Europa «un po’ meno» equidistante da Washington e Pechino.

Va detto che le posizioni di Parigi e Berlino (e Londra) non rappresentano quelle di tutti i Ventisette. Oggi è in agenda una riunione dei ministri degli Esteri e la questione non è all’ordine del giorno. Non è escluso che qualche ministro la metta sul tavolo, ben sapendo però che c’è il rischio di far emergere le spaccature. Ci sono notevoli sfumature nei rapporti tra i governi europei e Pechino e certamente l’Italia ha una posizione molto meno conflittuale. Lo si è visto anche nelle scorse settimane dall’entusiasmo con cui il governo, e in particolare la Farnesina, aveva accolto gli aiuti arrivati dalla Cina. Immagini che a Bruxelles e in altre capitali europee erano state liquidate come gesti di propaganda che hanno come unico obiettivo quello di creare tensioni tra i vari Paesi Ue.

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