L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 aprile 2020

3 . 2019 crisi economica - sovrapproduzione - 2020 trovato il capro espiatorio si usa il covid-19 la polmonite virale per sviare l'attenzione dalla crisi economica anzi imputandola a lei, si sacrifica il cavallo per fare scacco matto. La strategia della Paura e del Caos ha fatto un passo in avanti, ha fatto le prove generali per contenere i moti di ribellione, ma l'albero della storia è sempre verde

                               

Article Index

Parte terza
Complottismo, economia e prossimo futuro 

1. La causa prima di Tommaso

Dobbiamo ora tirare le file del nostro discorso e rispondere ad alcun domande possibili: fatto salvo che, se anche il coronavirus è peggiore di un’influenza, non è un’epidemia che richiederebbe le misure eccezionali che sono state prese, fatto salvo che nei paesi industrializzati si muore per tante malattie o per l’inquinamento o per l’ambiente lavorativo in proporzione enorme, fatto salvo che si è deliberatamente mandata a pezzi la Sanità Pubblica e che tale sfacelo è stata sfruttato per dichiarare l’emergenza, fatto salvo che i media non sono attendibili, fatto salvo che stiamo entrando in tutti i paesi industrializzati nell'abolizione di tutta una serie di diritti per tanto tempo garantiti dalla borghesia, fatto salvo che gli scienziati e i tecnici non sono neutrali in ciò che affermano sui media, come mai sta capitando questo? E soprattutto: come mai non si è dichiarata l’emergenza per i morti d’influenza o d’inquinamento o di tumore magari qualche anno fa? Come mai, con l’aiuto del terrore creato dai media, si è mandato al collasso il sistema sanitario proprio ora? Come mai gli Stati tutti avrebbero interesse a sfruttare l’attuale pandemia per fini politici molto radicali ed eccezionali? Tocca tirar fuori la nostra ipotesi e motivarla, cercar quella che Tommaso d’Aquino definiva la causa prima, ma per far ciò bisogna scandagliare le altre ipotesi circolanti.

Noi non crediamo alle varie teorie del complotto circolanti su tale questione come non abbiamo mai creduto più di tanto alle teorie del complotto sui precedenti avvenimenti. Molte di tali teorie sono puramente fantasiose e prive di possibili riscontri, mentre poche delle teorie cosiddette del complotto hanno dato motivi validi per le proprie tesi. Anche però quando le varie teorie del complotto hanno mostrato delle verità documentate tali teorie non giungono al nocciolo più profondo delle dinamiche che stiamo vivendo. Noi stessi abbiamo sfruttato alcune ricerche che potrebbero sostenere delle “teorie del complotto”, ad esempio accennando ai conflitti d’interesse di certi personaggi, che siano gli uomini del Governo Monti o che siano quelli dell’OMS. Con ciò però non si risponde al perché per fenomeni così giganteschi certi personaggi (leggi Ricciardi) abbiano assunto un ruolo così influente e soprattutto perché tutti i Governi principali in Europa e nel mondo si stiano adattando velocemente allo Stato d’eccezione. Perché, ad esempio, i decani dell’OMS non si sono limitati a spingere i singoli Stati a comprare soltanto più medicinali dalle case farmaceutiche con cui quei professoroni collaborano? La risposta qui può essere un farfugliare varie ipotesi che non sono suffragate dallo studio serio di ciò che sta accadendo nel mondo.

2. Miseria del complottismo: laboratori e governi

Secondo ipotesi “complottiste” circolanti il virus sarebbe uscito da dei laboratori scientifici di Wuhan, quindi sarebbe un frutto di esperimenti cinesi. Qui le tesi potrebbero dividersi fra chi ritiene che lo Stato cinese abbia volontariamente diffuso questo virus e chi invece ritiene che questo virus sia uscito dai laboratori non intenzionalmente. Altre ipotesi dicono invece che il virus l’avrebbero portato degli atleti americani a Wuhan durante delle gare avvenute nel dicembre 2019. A noi, sinceramente, tali tesi interessano relativamente. Sia chiaro che entrambi le tesi qualcuno cerca di suffragarle con informazioni di vario tipo, anche forse attendibili, ma a nostro giudizio da una parte non è possibile avere certezza di queste cose, dall’altra la sostanza di quanto sta accadendo non viene analizzata da tali teorie. Se i cinesi o gli americani, ad esempio, hanno lanciato intenzionalmente il virus per il pianeta, perché proprio ora, cosa è cambiato oggi rispetto ad un anno fa? La pratica di diffondere malattie infettive intenzionalmente è d’altra parte piuttosto vecchia: già Greci e Romani depositavano carcasse di animali morti nelle fonti d’acqua utilizzate dai nemici e il comandante britannico Sir Jeffrey Amherst fece distribuire agli indigeni nel 1763 coperte contaminate dal vaiolo per sterminarli. E’ però vero che virus letali ne nascono in natura continuamente e periodicamente le tipologie singole di virus mutano anche le proprie caratteristiche interne in quanto virus e batteri elaborano “metodi di aggressione sempre più abili” per sconfiggere i sistemi immunitari che nel frattempo han creato le proprie difese.95 Non ci sarebbe dunque bisogno di inventarli in laboratorio, soprattutto per quanto riguarda virus a bassa letalità come quello della Covid-19. Non stiamo dicendo dunque che non sia possibile che il coronavirus famigerato sia stato diffuso appositamente, ma innanzitutto ciò non lo troviamo necessario e soprattutto il problema è che bisognerebbe soprattutto chiedersi: come mai proprio ora? Qual è la posta in gioco?

A chi si pone interrogativi su quanto sta accadendo a livello politico ed economico, non deve interessare da dove esca questo virus e qui interessa poco anche se sia uscito da un pipistrello o da un pollo. Bisogna piuttosto chiedersi come mai si sia deciso di sfruttare l’epidemia di Covid-19, dunque interessarsi del modo in cui è stato usato questo virus, non della sua origine attualmente non provabile. Certamente le acque di questo caos economico e geopolitico sono state mosse da persone fisiche, come dicono in genere le “teorie complottiste”, ma tali persone seguono certe logiche legate ai propri interessi materiali, di classe e nazionali, non alla loro cattiveria e al loro cinismo. Non si tratta di persone terrificanti che giocano con la vita di milioni di persone, ma si tratta di persone che magari sono anche ottimi padri di famiglia e appassionati di natura e di sport all’aperto e che donano ogni anno molti soldi ai disgraziati dell’Africa: si tratta però di persone che hanno certi interessi materiali da difendere, interessi che sono specifici della loro condizione. Queste persone però a loro volta sono in questo momento espressioni d’avanguardia di tutti coloro che hanno i loro medesimi interessi, di tutti coloro che appartengono alla loro stessa classe, sebbene non aggiungeremo ancora molto se ci limitassimo a dire che è un complotto della classe borghese, industriale e finanziaria, nel suo complesso. Tale classe si muove in un certo modo perché evidentemente non ha altre strade da percorrere oppure fra poche alternative possibili ne ha scelta una che ritiene più funzionale e migliore alle proprie esigenze. A noi quindi ci tocca indagare cosa abbia spinto tale classe a prendere certe decisioni su scala planetaria, quale sia la causa di tale decisione da parte della classe che domina il pianeta. A volte la medesima classe borghese ha concesso alla popolazione moltissime libertà, altre volte non ha concesso quasi nulla: come mai i comportamenti di tale classe cambiano col tempo e, soprattutto, cosa spinge tale classe a fare certe scelte, ad essere liberale in certi tempi e statalista in altri, ad essere poco repressiva in certi tempi e ultrarepressiva in altre, ecc.?

Fra qualche anno o decennio forse sapremo anche Nomi e Cognomi di chi ha mosso direttamente le acque torbide della politica internazionale, ma ciò non cambierebbe comunque molto nell’analisi dellle cause generali del fenomeno che stiamo vivendo. Oggi conosciamo molti retroscena della Prima Guerra Mondiale e della Seconda attraverso gli archivi dei singoli governi e a tante nuove fonti oggi accessibili, ma ciò non cambia il giudizio generale su tali guerre.

3. Miseria del complottismo: vaccini, speculatori e cibernetica

Vediamo quindi una carrellata di possibili cause a questa “crisi da coronavirus”. La tesi più diffusa fra i critici del mainstream è che qui si possa trattare di dover vendere un certo vaccino ai singoli Stati e che quindi la causa stia negli interessi delle case farmaceutiche. Con questa causa però non si spiegherebbe come mai industrie più importanti o altrettanto importanti di quelle farmaceutiche, come quelle meccaniche o siderurgiche, accettino di trovarsi rovinate per i profitti altrui. Facciamo inoltre presente che molto probabilmente quando il vaccino sarà ultimato non servirà più in quanto l’epidemia sarà già passata o il virus avrà subito mutamenti.

Un’altra tesi sulle cause di quanto accade sostiene che l’attuale crisi del coronavirus sia stata indotta dalla speculazione finanziaria. Qualcuno ha scritto, come il professore di Economia Politica dell’Università di Pavia, Andrea Fumagalli, che il contagio sarebbe funzionale ad una speculazione finanziaria di breve periodo e che una volta che gli alti e i bassi della Borsa avranno dato i loro introiti l’allarme coronavirus potrebbe rientrare.96 Per quanto siamo i primi a ritenere il capitale finanziario oggi dominante sulla restante economia, anche sul capitale industriale (cosa che d’altra parte era già chiara a Lenin nel 1916), ci sarebbero tanti altri modi per far andare su e giù le Borse, basterebbe un colpo di Stato da qualche parte o una guerra insidiosa, non ci sarebbe cioè bisogno di portare l’intero pianeta a politiche ultraeccezionali. Oltretutto, come vedremo, i crolli borsistici e finanziari in generale sono stati, nel primo mese di epidemia in Europa, di tale portata che una buona parte del capitale finanziario stesso ne è uscito con le ossa rotte.

Un’altra tesi diffusa, legata alla speculazione finanziaria, è quella che parte dal fatto che la Banca Mondiale da più di cinque anni emette bond su epidemie e pandemie: ufficialmente la Banca Mondiale si fa prestare tali soldi per intervenire in favore dei poveri disgraziati falcidiati dalle epidemie, intanto chi compra tali bond si fa però un bel po’ di soldi in interessi proprio sulla diffusione di tali epidemie e pandemie. I bond che interessano il coronavirus sono stati emessi nel 2017 e pagano laute cedole soltanto se entro la metà del 2020 non esploda una pandemia, altrimenti si rimborserà o soltanto una parte del capitale oppure neanche quella.97 Facciamo però presente che qua trattasi di due tipologie di bond dell’ammontare di 320 milioni di dollari. Tale cifra è alquanto misera rispetto alle migliaia di miliardi di dollari che si stanno bruciando nelle ultime settimane, quindi anche questa tesi non ci sembra corretta.

Un’altra tesi afferma di ritenere che tale pandemia servirebbe per passare allo smart working, alla didattica a distanza nelle scuole, a dei rapporti umani definitivamente mediati dal web, dunque ad una società completamente digitalizzata ed in cui gli uomini arrivino a comunicare quasi soltanto in modo digitale. Di conseguenza il colpevole potrebbe essere l’industria dell’informatica e della cibernetica in generale.

Come vediamo, è stato facile per alcuni non farsi incantare dalle sirene della televisione e della propaganda, ma meno facile è spiegare come mai stia succedendo ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi.

Sugli effetti invece che avrà questa pandemia abbiamo chi parla di un nuovo 1945, nel senso che dopo tale pandemia si darà un nuovo ordine mondiale, come Nicola Graziani sull'agenzia di stampa Agi.it.98 C’è chi invece, all'opposto paragona la pandemia di coronavirus all'assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando che avrebbe dato la miccia alla Prima Guerra Mondiale, come Fabrizio Maronta su Limesonline.99 C’è poi chi ritiene che gli effetti principali saranno malthusiani, cioè di sterminio della popolazione eccedente, anche se in questo caso, aggiungiamo noi, un rimedio malthusiano dovrà prevedere nel pianeta un minimo di qualche centinaio di milioni di morti.

La nostra risposta al perché del caos che si sta creando la troverete nei prossimi paragrafi e tale risposta mostrerà una realtà ben più terribile del coronavirus. Non tratteremo né di marziani, né di complotti di qualche club di ricconi del pianeta, né tantomeno delle fesserie che dicono in televisione tutto il giorno. Come sempre cercheremo di suffragare quanto diciamo coi dati.

4. L’economia mondiale trema...dal 2019

Attualmente i media ubriacano gli spettatori e i lettori soltanto sul coronavirus, dando qualche notizia di economia: si parla sì di crollo delle Borse, quantitative easing oppure no, dibattito sul MES, soldi pubblici messi nell'economia dalle singole potenze, ecc., ma sempre come notizia secondaria. Il tracollo economico, come vedremo, è molto grave, ma mentre il precedente tracollo economico del 2008 costringeva i media a trattare in modo continuativo della situazione economica mondiale, questa volta nei media l’economia da una parte passa in secondo piano, dall'altra tale crisi economica è perlopiù considerata una crisi causata dalla pandemia da coronavirus. Questo è da considerare il più importante risultato dell’attività dei media, unitamente a quello di terrorizzare le persone.

Per quanto i media abbiano cercato di parlare d’economia in modo secondario, nel primo mese di “allarme Covid” le Borse sono precipitate: Wall Street ha perso il 27%, l’indice Nikkei giapponese la stessa cifra, Francoforte addirittura il 40% e la Borsa italiana il 44%, si è cioè quasi dimezzato! Il crollo di Wall Street è stato addirittura più veloce che nel 1929: se nel crack del 1929 la borsa americana perdette il 20% in 42 giorni, questa volta è crollata del 20% in soli 16 giorni.100 Alcune singole giornate di crollo borsistico sono state straordinarie: il 12 marzo la Borsa italiana è crollata addirittura del 17%, il peggior crollo della sua storia.101

Quello che ora vorremo mostrare al lettore è che ben prima di Covid-19 la crisi economica mondiale, almeno a livello dell’economia reale, era esplosa, sebbene i media non ne parlassero. Ci scusiamo col lettore dei tanti numeri che sforneremo, ma purtroppo qui sono i numeri che parlano, non qualche brillante opinionista da talk-show. Cominciamo quindi la nostra analisi dei dati partendo dall'economia reale, in particolare da quella industriale.

Se la crescita della produzione industriale mondiale viaggiava all'inizio del 2018 ad una crescita all'incirca del 4%, all'inizio del 2019 tale crescita era crollata all’1%, per sfiorare lo 0% nel terzo trimestre 2019. L’indice della produzione manifatturiera mondiale PMI da un indice superiore a 54 all’inizio del 2018 era sceso sotto 50 nella seconda metà del 2019, soglia critica indicante recessione.102

Il commercio mondiale che alla fine del 2018 cresceva ancora poco più del 5% è entrato in recessione nel secondo trimestre del 2019.103 Curioso poi il crollo del volume delle merci circolanti col mondo: negli USA si è passati da una crescita superiore al 5% nei primi nove mesi del 2018 ad una crescita dello 0,5% nei primi nove mesi del 2019. Nei due medesimi periodi la percentuale di crescita del commercio col mondo in Giappone e nell'Area Euro è arrivata pressoché allo 0%, mentre in Cina il passaggio è stato tremendamente radicale: dal +7,5% nel periodo suddetto del 2018 al...-1,5%. I cosiddetti paesi emergenti, che attendono di emergere da circa un secolo, hanno visto crollare i propri scambi di quasi il 2%.104

Fin qui i dati economici riguardanti la scala globale, ma andiamo ora a vedere la situazione economica di alcuni singoli paesi. Nell'ultimo trimestre del 2019 il Pil del Giappone è crollato a - 6,3%.105 La produzione industriale in Italia nell'ultimo trimestre del 2019 è scesa in termini congiunturali dell’1,4% (la produzione automobilistica ha visto addirittura un crollo del -13,9%): sul 2018 il calo è stato dell’1,8.106 La produzione manifatturiera tedesca è scesa nel 2019 del 3,6%, mentre il PIL è aumentato soltanto dello 0,6%.107

5. Il castello di carte: debiti privati, esteri e pubblici

Passiamo ora alla situazione finanziaria, analizzando innanzitutto le tre tipologie di debito più importante: il debito privato, il debito estero e il debito pubblico.

Il Fondo Monetario Internazionale stima il debito privato mondiale pari al 156% del Pil mondiale, pari all’incirca alla medesima cifra che rappresentò il detonatore del crollo borsistico del settembre 2008. I cosiddetti Paesi Emergenti, che attendono di emergere da molto tempo, per quanto riguarda il debito privato sono passati dal 64% del 2007 al 140% del 2018. Ciò è naturale perché tali paesi, fra cui alcuni dei cosiddetti BRICS, hanno avuto per qualche anno una crescita economicamente drogata, basata su prestiti bancari ai consumatori e alle imprese, i cui interessi salati rientravano però nei centri di potere della finanza internazionale. In pratica, per risollevarsi dalla crisi del 2008 si è usato anche lo strumento di fare indebitare i Paesi Emergenti, preconfezionandogli anche il sogno di un futuro radioso (vi ricordate la propaganda mediatica sulla corsa dei Brics verso un radioso futuro?). La questione del debito privato è centrale per le analisi delle crisi in quanto sia la vecchissima crisi del 1847, sia la crisi del 1907, sia la crisi del 1929, sia la crisi del 2008 si innescarono in modo manifesto a seguito di bolle speculative, crisi dei mutui e crisi dei debiti delle aziende. Gli stessi compratori di titoli finanziari in Borsa o fuori Borsa lo fanno perlopiù su prestiti che poi dovranno restituire.

Il debito privato è costituito tanto dal debito della famiglie quanto da quello delle imprese. Un dato allarmante nell'economia borghese è quando le aziende presentano un debito troppo alto. Nel 2008, nell'anno della cosiddetta Grande Recessione, il debito delle aziende di tutto il mondo, per l’esattezza il debito societario, era pari al 75% del PIL globale, oggi questo ammasso di debito societario è arrivato al 93%.108

Il debito estero in sé è centrale invece nell'analisi dei paesi capitalisticamente più fragili: un paese economicamente debole e non avente capitali propri infatti si trova un dato quantitativo di investimenti esteri che dovrà poi ripagare (è il caso anche di alcuni BRICS) in valuta estera e per poter avere tale valuta dovrà esportare verso il paese che detiene tale valuta, prosciugando ogni possibile crescita di una formazione di un capitale nazionale. I paesi capitalisticamente più forti in genere hanno invece bastevoli capitali interni per non essere ricattabili in quel modo, sebbene con l’introduzione dell’Euro per molti paesi europei, come ad esempio l’Italia, la situazione è stata resa complessa dal fatto che i paesi non sono liberi di investire i propri capitali in quanto gli interventi nell'economia sono monitorati dalle regole europee. Il debito estero, nell'attuale crisi, è però importante per mostrare innanzitutto quanto siano stati rapinati in questo ultimo decennio i paesi capitalisticamente più fragili e poi per comprendere che la crisi economica che vivremo in Occidente avrà ripercussioni ancora più pesanti nel Sud del mondo. Le cifre quindi dei paesi che ancora con tragica ironia vengono denominati “in via di sviluppo” mostrano che il debito estero è salito dal 100% del 2008 del valore dell’export al 160% del 2018.109 Se già nel 2008 tali paesi erano abbastanza strozzati dai grandi centri del capitale, ora lo sono ancora di più.

Anche le cifre attuali del debito pubblico a livello mondiale sono poco lusinghiere: il debito pubblico delle economie avanzate del G20 è passato dal 236% del PIL nel 2007 al 269% nel 2018; quello degli emergenti appartenenti al G20 (come Cina, India, Argentina, Brasile, Cina, Turchia) è passato dal 100 al 190%.110 Per quanto riguarda invece la funzione del debito pubblico, qual è la sua possibile funzione nella dinamica di una crisi economica? A differenza dei debiti privati e dei debiti esteri, non sempre il debito pubblico può essere giudicato un detonatore effettivo di crisi sistemiche. Ad esempio, il Giappone è il primo paese per debito pubblico al mondo, circa il 230%, ma non ha problemi di sostenibilità di tale debito in quanto pressoché l’intero debito è in mano ad aziende e banche giapponesi che ovviamente non hanno alcun interesse che il proprio Stato fallisca o si trovi comunque a corto di soldi. Altri debiti pubblici sono invece soltanto parzialmente controllati da capitali nazionali, come ad esempio quello italiano che vede circa un 30-40% in mano estera: ciò significa che i detentori esteri di tale debito potrebbero avere ad un certo punto interesse che l’Italia si trovi sotto stress economico (in quanto più c’è il rischio del default più gli interessi sul debito salgono) oppure potrebbero decidere di mollare all’improvviso il proprio investimento senza che l’Italia, per le regole imposte dall’Unione Europea, possa intervenire coi propri capitali interni a riappropriarsene. Storicamente il debito pubblico ha raggiunto le cifre odierne da capogiro in momenti di guerra (lo Stato finanziava l’economia di guerra, quindi aveva bisogno di molti prestiti) e un paese come gli Stati Uniti è riuscito a rimettere il proprio debito pubblico, contratto durante la Seconda Guerra Mondiale, soltanto una decina di anni dopo la fine della guerra, grazie al boom economico del dopoguerra e ai prestiti elargiti col Piano Marshall. Non essendoci ora alcuna distruzione generalizzata e nessun boom economico all'orizzonte i debiti pubblici delle principali potenze mondiali non potranno ridursi drasticamente se non con metodi radicali quali l’iperinflazione (stile Weimar negli inizi degli Anni ‘20) oppure il default. Il debito pubblico, per quanto comunque potrebbe essere messo sotto controllo come ha fatto il Giappone, è comunque pur sempre un debito ed è sentore oggi di uno Stato sempre più in mano a capitali privati e sempre meno autonomo nelle scelte, pertanto non può nemmeno considerarsi del tutto irrilevante all'analisi economica e politica.

6. Il castello di carte: i derivati

Un aspetto solitamente meno conosciuto è poi quello dei cosiddetti derivati. Questi non sono titoli, ma contratti su titoli di vario tipo: valute, tassi di interesse, tassi di cambio, indici di Borsa, varie merci, materie prime, ecc. Rappresentano delle sorte di assicurazioni che la speculazione finanziaria acquista per proteggersi da fluttuazioni in negativo, da eventi economici non previsti, ecc. Ad esempio, con un contratto derivato posso proteggermi dalla caduta del prezzo del petrolio, qualora questo – poniamo – cada sotto i 30 $: qualora effettivamente il prezzo del petrolio, nell'esempio preso in esame, cadesse effettivamente sotto i 30$ il firmatario verrebbe pagato. Si noti che in genere coloro che detengono un simile derivato avranno anche titoli legati al prezzo del petrolio su cui guadagneranno per il motivo opposto, qualora cioè il prezzo del petrolio salga. Ora quanti siano i derivati circolanti nel pianeta non è del tutto chiaro ed al momento le stime più attendibili sono quelle date dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, quella che qualcuno ha definito la “banca delle banche”.

Il valore di tali derivati può essere considerato da tre punti vista: quello nozionale, quello lordo e quello netto.

Nel primo caso, cioè il valore nozionale, si considera il valore del derivato qualora fosse pagato: ad esempio si è acquistato un contratto derivato a soli 3 $ ma, qualora la nostra scommessa sia risultata vincente, incassiamo – ipotesi - 100 $. In generale se calcoliamo il “valore nozionale” di tale derivato considereremo il valore di 100 $. In termini di valori nozionali le stime più estreme indicano che circolerebbero nel pianeta derivati pari a 33 volte il PIL mondiale.111 Ovviamente rimanendo alla lettura di questo dato si rimarrà basiti che ci possa essere un valore così alto di contratti derivati, ma stiamo attenti! Questo sarebbe in realtà il valore qualora tutti i contratti circolanti nel pianeta venissero venduti nello stesso momento e, soprattutto, nel caso impossibile che tutti i loro detentori avessero vinto la propria scommessa, avessero indovinato la miriade di eventi che poi sarebbero tutti avvenuti. Va da sé che se vince questa sorta di lotteria chi ha scommesso su un certo prezzo del petrolio, non potranno vincere tutti coloro che hanno scommesso su un altro prezzo del petrolio. Coloro che hanno vinto tale scommessa incasseranno i 100$ previsti dal contratto, tutti coloro (la stragrande maggioranza) che invece hanno perso la scommessa avranno perso 3$.

I contratti derivati possono essere però calcolati sul “valore lordo” cioè appunto su quanto valgano quando sono acquisiti, nel nostro caso avremmo che si considererebbe per il calcolo un prezzo pari a 3$ anziché pari a 100. Potremmo poi calcolare il “valore netto” attraverso il quale vengono eliminati quei derivati che comportano dei flussi di cassa che si annullano fra loro.

Se leggiamo ora con questa chiave i dati fornitici dalla Banca dei Regolamenti Internazionali avremo che il “valore nozionale” dei contratti derivati del 2019, almeno quelli accertati con maggiore sicurezza, viene stimato pari a 640.442 miliardi di dollari il che significa che il “valore nozionale” dei derivati è pari a più di 9 volte il PIL mondiale (sebbene – come accennato prima - la BRI stessa stimi che tale valore possa essere una cifra molto più alta, pari addirittura a 33 volte il Pil). Il “valore lordo” dei contratti derivati sarebbe invece di 12.061 miliardi, cioè il “valore lordo” risulta pari a circa il 17% del PIL mondiale, quasi 6 volte inferiore ad esso.112

Non sappiamo il “valore netto” sulle cifre sopra riportate, ma nel 2017, quando il “valore nozionale” dei derivati era di 531.911 miliardi, si calcolava che il “valore netto” potesse essere pari al 10% del “valore lordo”.113

Chi possiede tali derivati? Risulta che l’80% di essi sia in mano alle prime 55 banche d’Europa, USA e Giappone. Da uno studio R&S-Mediobanca l’Europa avrebbe le banche che detengono più derivati, più del doppio di quante ne abbiano le banche USA. In particolare soltanto la tedesca Deutsche Bank e l’inglese Barclays deterrebbero molti più derivati di tutte le banche giapponesi ed inoltre quelle stesse due banche, unitamente a Crédit Suisse, arrivano insieme ad un importo di derivati superiore a quello delle prime 14 banche americane.114 Tali calcoli sono stati fatti sui “valori nozionali”, ma evidenziano una debolezza strutturale del capitale finanziario europeo, in particolare di quello tedesco, inglese e francese, che ci può dare delle indicazioni sulla futura liquidità di tali banche.

7. Dov'è la scintilla?

La situazione economica era dunque, alla fine dell’anno scorso, da ritenersi allarmante. Giappone, Germania ed Italia, tre potenze industriali di primo piano, erano entrate in recessione, l’export cinese si arenava e le bolle speculative erano diventate a livello tale che prima o poi dovevano esplodere, mentre il mondo finanziario sempre più ha cercato di trovare profitti attraverso strumenti altamente speculativi come i derivati. In genere le crisi, quando passano alla finanza, esplodono in un dato momento per motivi casuali: la volta precedente il detonatore casuale fu il fallimento di Lehman Brothers. Ciò non significa però che sia casuale il crollo borsistico in sé, ma è casuale il momento in cui questo crollo avverrà e soprattutto quale sarà la goccia che farà traboccare questo vaso, quale sarà il tremar di mano che farà cadere il castello di carte. La Prima Guerra Mondiale è scoppiata formalmente a causa delle pistolettate date a Francesco Ferdinando ed è stato casuale quell'evento, ma quella guerra sarebbe comunque scoppiata ed era attesa da anni.

In modo schematico la dinamica del capitale che determina una crisi internazionale si presenta in superficie nel seguente modo: 
1) gli utili nell’economia reale cominciano a calare; 
2) il capitale per remunerarsi sposta una parte del proprio valore dall’economia reale alla finanza; 
3) più calano gli utili dell’economia reale maggiormente cresce la necessità di creare utili attraverso la finanza; 
4) dal momento che l’economia reale non solo rallenta ma va in recessione, le bolle speculative si gonfiano sempre di più attraverso la Borsa, i titoli finanziari fuori Borsa e i debiti privati (mutui, rate, prestiti alle imprese, ecc.), dietro ai quali vi sono ulteriori strumenti finanziari; 
5) si arriva ad un punto che la rapina generalizzata svolta attraverso la finanza (la finanza è d’altra parte un grande distributore di valore nazionale ed internazionale che vede i più abili e fortunati compratori di asset portare via valore a qualcun altro) prosciuga la propria possibilità di valorizzarsi e il gigantesco castello di carta finanziario deve crollare su se stesso (abbiamo cioè il crack finanziario); 
6) a seguito di ciò abbiamo il crollo della liquidità delle banche e di molti istituti finanziari; 
7) quindi il crollo dell’economia reale in quanto legata strettamente alla finanza attraverso vari canali (titoli azionari o obbligazioni, legami debitori con le banche, ecc.).

Come detto sopra, però, ciò che fa implodere formalmente l’edificio economico in un preciso momento è generalmente dato dal caso, ma il caso si presenta più facilmente dove abbiamo dei punti del sistema economico particolarmente deboli. Nella situazione economica attuale i punti deboli del sistema erano diversi. Data la situazione bisognava soltanto capire da dove sarebbe partita la recessione mondiale prossima. Dalla Cina? Le sue fragilità economiche e sociali sono da tempo piuttosto elevate, alti i debiti privati accumulati e la guerra dei dazi con gli USA del 2019 ha peggiorato molto la situazione. Dall’Italia? Avrebbe tutte le carte in regola: è l’unico paese industrializzato che grazie a Monti e ai governi PD non si è mai ripreso dalla crisi del 2008 ed il suo impianto industriale è fragile in quanto frammentato fra tante piccole e medie aziende che, nel caso di crisi generalizzata, non sono competitive. Dalla Germania? A forza di puntare all’export ma allo stesso tempo di impoverire con le sue politiche finanziarie i paesi in cui esporta, prima o poi ci si poteva arenare. Qualcuno avrebbe però preferito dare la colpa a Trump, all’Iran, all’Euro, ecc., e forse sperava che la crisi sarebbe esplosa per colpa di qualcuno di loro. Chi si doveva prendere la colpa del nuovo crack? Si sarebbe potuto almeno invocare un intervento di Dio, che con quel Diluvio Universale che fece dilagare nel mondo, tanto tempo fa, un po’ di esperienza in materia ne aveva!

Nel febbraio 2020 un professore della Princeton University, Ashoka Mody, vede nell’allarme coronavirus ciò che mostrerà definitivamente la debolezza strutturale dell’economia italiana: dopo aver spiegato correttamente che l’intera economia mondiale è da mesi in rallentamento, afferma che Cina, Giappone, Corea del Sud e Germania sarebbero in grado di reggere una contrazione di sei mesi, l’Italia no. In Italia, secondo l’economista, risulterebbe troppo alto il rapporto debito pubblico/PIL perché ci possa essere una manovra di intervento efficace; troppo caotico e malmesso il sistema bancario italiano (che deterrebbe 5mila miliardi di euro di attività finanziarie in pancia e che presenta debolezze strutturali anche nelle due principali banche, Intesa SanPaolo e Unicredit); troppo in difficoltà i pagatori di mutui. L’economista spiega che il sistema bancario italiano presenta un rapporto tra valore di mercato e valore contabile al di sotto di 1, il che implicherebbe “che i mercati ritengono che alla fine gran parte delle attività detenute da queste banche saranno cancellate”.115

La patata bollente dunque sembrerebbe che se la stia prendendo l’Italia. L’Italia come paese degli untori, l’Italia come paese scatenante la crisi economica internazionale. Ma in realtà l’Italia (e tutto il mondo con lei) ha un alibi,... il coronavirus.

Una parte del capitale finanziario internazionale, almeno di quello americano, sembra che sapesse cosa stava per accadere. Il più grande fondo finanziario mondiale, la Bridgewater, nel novembre 2019 ha puntato, secondo il Wall Street Journal, 1,5 miliardi di dollari sulla probabilità che nel marzo 2020 arrivi un crollo finanziario.116 Il 18 marzo 2020 Bridgewater ha ampliato molto la propria scommessa sul crollo finanziario, arrivando a scommettere altri 14 miliardi di $.117 Quattro senatori americani sono stati poi accusati in queste settimane di essere stati avvertiti del prossimo crollo borsistico e di aver venduto in tempo i propri titoli finanziari. Il senatore Richard Burr, presidente della Commissione Intelligence del Senato, il 13 febbraio 2020 avrebbe venduto quasi tutto il suo patrimonio in azioni, stimato superiore al milione di dollari. Altri tre senatori sono stati accusati di operazioni simili.118 In linea generale alcuni principali gruppi finanziari del pianeta sarebbero in grado di coordinarsi a far crollare in un certo momento il castello di carte finanziario, dato che più dell’80% della finanza non è in mano ai piccoli risparmiatori, ma a grandi strutture finanziarie. Ma perché fare ciò? Perché è meglio gestire i grandi problemi alle proprie condizioni e quando ci si è preparati, che invece improvvisare e farsi travolgere dagli eventi. Tale crollo ci sarebbe comunque stato, data la situazione malata dell’economia, tanto valeva forse aiutarlo. Nulla di ciò che stiamo dicendo è provabile completamente, ma riteniamo che se siamo lontani dalla verità, lo siamo molto meno noi di quanto lo siano quelli che parlano del coronavirus come qualcosa di altamente letale.

8. Le crisi ringiovaniscono il capitale (ma non sempre)

E’ possibile un confronto con la precedente grande crisi, quella del 2008? Dal punto di vista dei dati non ancora, ma riportiamo di seguito i crolli della produzione industriale annuali delle principali potenze capitalistiche nel 2009, su due mesi diversi, secondo i dati fornitici all’epoca dall’Economist:


Soltanto fra un anno potremo fare i confronti fra la precedente recessione del 2008/2009 e questa che stiamo per vivere, ma è certo che la situazione finanziario-debitoria oggi non è migliore a quella di quel periodo ed anzi è peggiorata.

In genere le crisi economiche, secondo la teoria marxista, servono al capitale per ringiovanirsi e tornare più tonico di prima, le crisi cioè permettono al capitale una successiva espansione. Nel caso della crisi del 2008 ciò però non è avvenuto. Il recupero c’è stato per gli Stati Uniti, che dall'indice di produzione industriale 96,8 nel 2008 (2015=100) è passato ad un indice 104 nel 2018, e per la Germania, che da 97,7 è passata a 105,5; ma ciò non può considerarsi un ringiovanimento, una nuova espansione economica, ma poco più di un recupero di quanto perso dopo il 2008 (l’indice USA era crollato nel 2009 da 96,8 a 86 e l’indice tedesco dal 97,7 a 81). Il capitale americano e tedesco hanno semplicemente, con la fatica di circa 10 anni, risalito la china del crollo precedente, ma il loro sistema industriale rimane sostanzialmente al palo e senza una consistente crescita in quest’ultimo decennio.

Il Giappone invece non è riuscito neppure a recuperare le perdite di quella crisi: se nel 2008 il suo indice industriale era pari a 115 nel 2018 era ancora sotto quella soglia, schiantato a 103,5.119

L’Italia ha d’altra parte fatto peggio di tutti i paesi industriali. Dato 100 l’indice della produzione industriale al 2000, l’Italia è passata dall'indice 107 nel 2008 a circa 85 nel 2018: l’Italia ha perso circa il 20% della propria economia industriale.120

Alcune potenze economiche (Stati Uniti e Germania) hanno dunque recuperato almeno il crack industriale del 2008/2009, sebbene con molta fatica e senza ricavare dalla precedente crisi quella spinta propulsiva ad un nuovo boom economico. Altre potenze economiche (Giappone ed Italia) da quella crisi non si sono più ripresi ed anzi hanno lasciato sul terreno una parte della propria produzione di valore. Per la prima volta nella storia una crisi economica non ha determinato una nuova espansione, non ha ringiovanito il capitale (la crisi del 1929 venne recuperata qualche anno dopo attraverso il riarmo e le politiche statali, ma il capitalismo ritrovò una nuova giovinezza soltanto con la Seconda Guerra Mondiale).

Ci sembra chiaro dunque che la situazione emergenziale della recessione economica mondiale era già presente prima della Covid-19: l’economia industriale era entrata in recessione e la finanza mostrava bolle speculative non solo in Borsa, come spesso si legge, ma in tutto ciò che riguarda il lato debitorio e nella massa di contratti derivati circolanti. Stava per giungere una nuova grande recessione mondiale già da prima dell’epidemia, con tutte le conseguenze politiche e sociali che essa avrebbe portato. Ma la Covid-19 è giunta in modo provvidenziale ed ora la causa della crisi non è imputabile alle logiche stesse del capitale e alla sua necessità costante di valorizzarsi, ma a questo benedetto virus, da qualcuno considerato molto pericoloso, da qualcun altro poco più di un’influenza, da qualcun altro ancora soltanto un’influenza.

Conclusioni (provvisorie)

Mandando scientemente la Sanità Pubblica al collasso, attraverso il terrore mediatico sulla popolazione, si è creato lo stato d’emergenza ed ogni cosa dal governo fatta è stata da esso legittimata. Alla luce di quanto detto in questo articolo possiamo concludere che l’OMS abbia agito da strumento dei principali governi internazionali, o di qualche singolo governo particolarmente potente; tali governi, nei mesi precedenti al coronavirus, conoscevano meglio di noi i dati economici mondiali e la situazione in cui versava nel complesso l’economia (i dati citati da noi, d’altra parte, sono forniti dagli stessi governi e dalle istituzioni sovranazionali). Alle classi dirigenti delle potenze industriali del pianeta era chiaro che si stava entrando in una recessione peggiore anche di quella precedente del 2008 e pertanto serviva innanzitutto un colpevole su cui far ricadere la colpa della crisi economica che sembra ci travolgerà: se nella crisi precedente la popolazione trovò il colpevole nelle banche, negli speculatori cattivi, ecc., e se in tempi più seri si trovava il colpevole nelle leggi stesse del capitale, oggi questa crisi economica potrà diventare, grazie a questa abile manovra internazionale, la “crisi economica causata dal coronavirus”. Forse non tutti i governi erano al corrente di cosa veniva deciso in certi uffici dell’ONU e non tutti i governi sfrutteranno allo stesso modo le indicazioni date dall'OMS su come combattere la pandemia ed affrontare la situazione. Tutti i governi principali hanno ora però da una parte un grande alibi per giustificare la crisi economica internazionale, dall'altra un grande alibi per passare allo stato d’eccezione con il consenso di larghi strati della popolazione.

Un tempo lo stato d’eccezione veniva fatto in modo più artigianale: si spaventava la popolazione di una sola nazione (“Gli ebrei!”, “Il nemico!”, “I boicottatori!”, “Gli untori!”, “La guerra civile!”, ecc.) ed ogni nazione seguiva il suo percorso politico...eccezionale (dalle leggi contro i socialisti nella Germania di Bismarck, alla Marcia su Roma in Italia, alla presa del potere di Hitler in Germania, alle leggi contro la rivoluzione algerina dei francesi, al Patriot Act americano, ecc.). Negli uffici dell’ONU i governi di alcune potenze sembrano invece essersi coordinati, dinanzi allo spettro comune terrificante di una nuova Grande Recessione Mondiale.

La tesi in questione è forse ardita e già intravediamo le opposizioni parlamentari che alla fine della pandemia raccoglieranno i cocci, accusando i governi di non aver amministrato bene l’emergenza, di aver esagerato nelle misure economiche, di avere mal gestito la Sanità. Già intravediamo persone che diranno: si sarebbe dovuto fare così! Si potevano gestire gli interventi finanziari di Stato in quel modo! Si potevano preparare meglio gli ospedali! In pratica in mezzo mondo si racconterà che qualcuno ha sbagliato e che la crisi economica è dovuta sì al coronavirus, ma anche agli errori di certi governanti. Si accuserà addirittura di stupidità il governo di turno, rosso o verde o nero, che si è trovato a gestire l’emergenza coronavirus. Forse si scoprirà, con prove certe, che il coronavirus aveva un basso tasso di letalità e che quindi tutto ciò è stato un enorme errore e che l’economia è precipitata per la convinzione sbagliata di certi politici sulla mortalità del coronavirus!

Ci sembra però impensabile che in realtà i governi siano tanto stupidi e quasi tutti i governi delle principali potenze si siano rivolti ai virologi sbagliati. Ogni governo può consultare i maggiori esperti in qualsiasi materia ed aver chiare le idee sulla pericolosità o meno di un certo evento. Però nessuno ad inizio marzo aveva dimostrato un’alta letalità del coronavirus, ma nonostante ciò alcuni governi si erano già mossi in un certo modo, scegliendo misure eccezionali politiche. I principali governi, chi in un modo - chi in un altro, hanno sfruttato questa pandemia per ottenere dei risultati, per giungere a certi fini e a nostro giudizio ciò è stato organizzato, non improvvisato, sebbene magari non tutte le parti in causa (non tutti cioè i singoli politici) fossero coscienti pienamente di cosa bollisse in pentola. Un domani molti diranno, forse, che certi governi sono stati stupidi e si sono fatti prendere dall'improvvisazione, ma qui non vi è stata stupidità ma manovra intelligente e di alto profilo, se è vero ciò che pensiamo. Qualcuno un tempo lanciò delle bombe in piazza e sui treni per spaventare una classe operaia italiana irrequieta e combattente… Fu mossa che ebbe la sua intelligenza: la classe operaia italiana effettivamente si spaventò e, fattasi comprare anche da miglioramenti salariali e contrattuali molto migliorativi, si acquietò, la smise di cantare di rivoluzione e cominciò a comprarsi la casa...

La nostra tesi è che con questa emergenza la classe dominante abbia deciso di sfogare la crisi economica che prima o poi doveva comunque sfogarsi. Ma valeva la pena rischiare la più grande recessione della storia se poi il coronavirus non risulta essere così letale? Sì, ma la domanda è mal posta. Il crack finanziario, la Grande Recessione, sarebbe comunque esplosa, almeno dai dati in nostro possesso, e molti analisti da circa due/tre anni si chiedevano da dove sarebbe scoppiata tale prossima crisi. Una crisi finanziaria di grande portata però la si può avere soltanto in presenza di una recessione dell’economia reale generalizzata e questa, abbiamo visto, era cominciata alla fine del 2019. Bisognava o aspettare il Caso che facesse crollare il castello di carte finanziario o coordinarsi per far crollare il “castello di carte” in un momento scelto (e facciamo presente che più dell’80% della finanza internazionale è gestita da grandi strutture finanziarie che, volendo, potrebbero coordinare una roba simile) oppure prendere la palla al balzo di una semplice epidemia in Cina e decidere – magari in pochi giorni, a porte chiuse – di far sfogare la crisi sfruttando tale alibi sia per giustificarla ai rispettivi popoli sia per poter essere legittimati a prendere misure eccezionali politiche e giuridiche per intervenire nel caso che esplodano scontri sociali (e il circo mediatico ha contribuito fin dall'inizio a creare panico per poi via via specializzarsi nel terrorismo quotidiano martellante a canali unificati sfruttando il web per amplificare ed entrare nella singola testa di tutti gli individui, creando il panico di ... gregge).

La classe che ci governa non può non aver paura delle conseguenze sul piano sociale che si potranno vedere. Fino ad ora diverse avvisaglie di lotta di classe e di disordini sociali si sono susseguiti in diverse parti del mondo: gli scontri sociali in Francia (dalla rivolta delle banlieues del 2005 alle recenti lotte dei gilet gialli), le rivolte operaie e contadine in Cina (finché il Governo cinese rilasciava i dati si davano decine di migliaia di rivolte in Cina in un anno), le rivolte contadine dei naxaliti in India che dominano da diversi anni intere regioni, le tensioni sociali esplosive nel mondo arabo, le recenti rivolte di piazza in Sudamerica, le lotte operaie in Russia del 2003/04, le lotte dei minatori in Sudafrica (con gli invedicati morti di Malikana), ecc. Queste sono state piccole avvisaglie in una situazione che, per quanto economicamente difficile, ancora teneva. Dinanzi ad un peggioramento delle condizioni di vita su larghi strati della popolazione, anche in Occidente, si può prevedere che riemergeranno scontri sociali di grande portata che da circa un secolo, almeno in Europa Occidentale, non si vedevano. Per far capire quanto ciò non sia un’idea peregrina facciamo presente che,secondo la Banca d’Italia, il 40% della popolazione italiana non è in grado di sopravvivere più di due mesi senza un reddito.121 In Italia, al momento in cui stiamo chiudendo questo articolo, ci giunge la notizia che i servizi segreti parlano di “un potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee e organizzate”, dovute alla mancanza di reddito creata dall'assenza di lavoro per la chiusura delle attività da parte del governo.122

Davanti ad una nuova recessione su scala globale la tenuta sociale rimarrà gravemente compromessa e bisognava dunque cogliere l’occasione della pandemia per cancellare ciò che rimaneva dello stato di diritto, in modo tale che, dinanzi a futuri scontri sociali, i singoli governi si trovino già con le armi affilate per rispondere. Quando le classi medie, per salvare i propri conti correnti, e la classe operaia, per salvare i propri salari, proveranno a protestare si troveranno una brutta sorpresa, uno Stato ben organizzato alla repressione (La strategia della Paura e del Caos ha fatto un passo in avanti, ha fatto le prove generali per contenere i moti di ribellione)

Quando la sbornia di balle mediatiche e governative sarà digerita dai rispettivi popoli, i governi avranno intanto già eretto comunque uno stato d’eccezione perenne che permetterà controlli sugli spostamenti della popolazione, controlli sull’informazione più o meno indipendente e in generale sulla libertà d’espressione, dinamiche diffuse di delazione fra la popolazione, abitudine nelle popolazioni dello stato di polizia per le strade, sospensione sine die delle garanzie legali ad ogni cittadino ed abitudine sempre più diffusa fra la gente a comunicare con canali controllabili quali telefoni, pc, ecc. Più del terrorismo poté il virus.

A sinistra e a destra si proporranno rimedi keynesiani per salvare il capitalismo da se stesso, si invocheranno massicci interventi delle banche centrali o addirittura l’elycopter money, quasi come se il valore prodotto da ogni singolo paese sia sostituibile da del denaro che non esprime alcun nuovo valore. La metafisica del monetarismo prenderà per un po’ il sopravvento, mostrando tutta la sua debolezza come già la dimostrò nel XVII e nel XVIII secolo o nel ‘29. Lo Stato interventista verrà visto come provvidenziale e qualche Stato particolarmente ricco di capitali statalizzerà gran parte del proprio apparato industriale e finanziario. Ma il capitale, tanto che sia statale quanto che sia privato, è governato sempre dalle medesime leggi che Karl Marx aveva esposto brillantemente nel Capitale quasi due secoli fa.

Il capitale statalizzato, come il capitale finanziario odierno, serve per drogare l’economia, rinviare il problema della valorizzazione e dare ai posteri problemi ancor peggiori dei precedenti. Che poi il capitale di stato si chiami socialista (come Unione Sovietica, Cuba, Cina, ecc.) o capitalista poco importa: non è detto che un cristiano sia veramente un cristiano, nonostante si professi tale.

Ancor più risibile l’ipotesi “sovranista” secondo la quale la crisi economica sarebbe portata dalla globalizzazione. L’economia capitalista mondiale è passata da una fase più o meno nazionale (fra gli anni ‘50 e ‘70 del secolo scorso) ad un’economia via via più internazionalizzata perché il capitale si sviluppava a scala sempre più larga e i singoli capitali nazionali, privati o di Stato, dovettero necessariamente competere fra loro per valorizzarsi al meglio. Chi invoca oggi il protezionismo, la difesa delle frontiere, il ritorno allo Stato nazionale sancisce semplicemente un’esigenza data dalle attuali circostanze, cioè dal crollo che stiamo assistendo del commercio mondiale.

Il comunismo internazionalista e di classe non invoca misure keynesiane, protezionismi, antidoti vari o interventi che salvino il malato. Se dovessimo scegliere fra keynesismo e protezionismo da una parte e libertà piena dello spirito animale del capitalismo di fare il suo corso, non abbiamo dubbi, come non ne ebbe Marx: “Il sistema della libertà di commercio affretta la rivoluzione sociale. E’ solamente in questo senso rivoluzionario, signori, che io voto in favore del libero scambio”.123

Noi siamo convinti, minoritari senza dubbio, che l’unica forza sociale che possa dare un’alternativa alla società del capitale sia ancora la classe operaia, quella industriale e quella agricola e il proletariato tutto, quella che cento anni fa tentò “l’assalto al cielo” a Pietrogrado, Berlino e Budapest e prima ancora a Parigi. La massa di salariati industriali ed agricoli di cui è pieno il pianeta rappresenta una potenza inconsapevole che la crisi molto probabilmente porterà nuovamente ad essere soggetto storico, dopo circa un secolo di assenza. La classe operaia occidentale dovrà forse passare le Forche Caudine di delusioni ed illusioni, ma la classe operaia del resto del pianeta è già nelle condizioni di liberarsi in fretta di ogni illusione verso la società capitalistica ed imporre nuovamente se stessa al mondo. In certe epoche i mutamenti storici si fanno più veloci e repentini e l’esperienza pratica della lotta di classe insegna molto più dello stare a casa a pensare o chattare. C’è un ritardo storico enorme nelle cosiddette avanguardie, operaie e non, cioè in coloro che dovrebbero elaborare programmi rivoluzionari e che dovrebbero organizzare le fila del tutto, ma l’esperienza storica prossima a venire saprà forgiarli. Quando alla storia servono certi uomini, la storia li trova.

All'inizio della Prima Guerra Mondiale, nel 1915, Lenin elaborò le sue tesi sulla guerra ponendo nel programma politico l’obiettivo della “trasformazione della guerra mondiale in guerra civile”. Tanto gli avversari di altra fede politica, quanto gran parte dei militanti del suo stesso partito giudicavano Lenin un pazzo. Nel 1917 scoppierà la guerra civile in Russia, nel 1918/19 in Germania, Ungheria ed Italia. Lenin aveva visto giusto.

Le pandemie? La Sanità? Si elimini il capitale e la necessità imperiosa di dover produrre valore di scambio e plusvalore, torni la medicina a curare i malati e soprattutto nasca una medicina che serva all'uomo non per guarire, ma per non ammalarsi! Si dia l’opportunità alle future generazioni di vivere in una società in cui non s’inquinano i mari, la terra e il cielo, in cui il lavoro sia collettivo e per il bene comune, in cui non ci sia bisogno di distruggere il pianeta e drogare l’economia attraverso la produzione di merci inutili, nocive, inquinanti, alienanti. Si torni al programma di Marx: abolizione del capitale e del lavoro salariato, abolizione del denaro e dello scambio fra merci, produzione secondo un piano gestito dalle singole comunità coordinate fra loro.

Tutti temono oggi che Sorella Morte si presenti al loro cospetto, l’individualismo borghese, che si declina perfettamente con la paura della morte, sembra oggi giungere alla sua massima apoteosi. Ma Sorella Vita nuovamente saprà conciliarsi con Sorella Morte. Forse per molti anni si cercherà di governare i popoli con le pandemie e la paura di morire, si tenterà di spaventare sempre più un’umanità attonita ed impotente, ma lo stesso capitale sta scuotendo l’umanità e mentre cerca di terrorizzare e rendere innocue le classi più povere con misure politiche, allo stesso tempo è costretto a risvegliarle, a riportarle finalmente in vita, attraverso la crisi.

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Note
1Cfr. Ad esempio il seguente studio: P. Doshi, “The elusive definition of pandemic influenza”, Bulletin of the World Healt Organization, vol. 89, 2011-07, pp. 532/538. Pubblicato nel seguente sito dell’OMS: www.scielosp.org
2G. Rodriquez, “Coronavirus: ‘Negli altri paesi Ue il problema è stato sottostimato, non siamo gli ‘untori’ d’Europa. Ma in ogni caso per lasciarci alle spalle il pericolo dovremo aspettare maggio-giugno. Intervista a Walter Ricciardi”, quotidianosanità.it, 2 marzo 2020.
3“Coronavirus, Burioni contro Trump”, ilmessaggero.it, 8 marzo 2020.
4“Coronavirus, Burioni: la gente deve stare a casa in tutta Italia”, corriere.it, 8 marzo 2020.
5A. Mondo, “Coronavirus, il virologo Di Perri: «Mai visto nulla del genere»”, lastampa.it, 6 marzo 2020.
6“Coronavirus, Gismondo: Problematica appena superiore all’influenza”, adnkronos.com, 1° marzo 2020.
7M. Lenzi, “Coronavirus: serve un vaccino contro il derby dei virologi”, iltempo.it, 25 febbraio 2020.
8F. Cerati / A. Codignola, “Dal Cern alla Nasa allo spazio: scienziate italiane alla conquista del mondo”, st.ilsole24ore.com, 6 marzo 2013.
9G. Tarro, “Delucidazione in merito al coronavirus indirizzata a tutti noi genitori”, cybermedjunior.eu/index.php/news1/308-cybermed-news/66401-delucidazione-in-merito-al-coronavirus, 5 marzo 2020.
10“Coronavirus, la delucidazione del prof. Tarro in una lettera indirizzata ai genitori”, www.onb.it, 5 marzo 2020
11“Il celebre virologo Tarro: «Contagioso ma poco letale, emergenza scatenata da panico e scelte politiche»”, messinatoday.it, 11 marzo 2020.
12I. Capua, “Coronavirus, aver preso troppi antibiotici potrebbe spiegare perché in Italia si muore di più”, fanpage.it, 12 marzo 2020.
13D. Ceccarelli, “Il ‘pescatore di virus’ che in Francia cura il Covid-19 con la clorochina”, m.huffingtonpost.it, 23 marzo 2020.
14“Il PTS diffida la Prof. Gismondo”, pattoperlascienza.it, 20 marzo 2020.
15G. Musser, “Inquietanti azioni a distanza”, Milano, Adelphi 2019.
16G. Musser, “Inquietanti azioni...”, op. cit., pag. 145.
17Citato da F. Grimaldi, “Lettere dal carcere (edizione terzo millennio). ‘Nuova stretta’: la legge marziale li salverà”, fulviogrimaldi.blogspot.com, 22 marzo 2020.
18Cfr. L.-F. Céline, “Il dottor Semmelweis”, Milano, Adelphi 1975.
19“Mortalità per influenza”, www.epicentro.iss.it/influenza/sorveglianza-mortalita-influenza. Altre fonti autorevoli danno in realtà una cifra fra 8000 e 12000.
20“Influenza stagionale 2019-20: il punto della situazione”, epicentro.iss.it/influenza/stagione-in-corso
21A. Rosano / A. Bella / F. Gesualdo / A. Acampara / P. Pezzotti / S. Marchetti / W. Ricciardi / C. Rizzo, “Investigating the impact of influenza on excess mortality in all ages in Italy during recent seasons (2013/14 – 2016/17 seasons)”, International Journal of Infectious Disease, n. 88, novembre 2019, pagg. 127/134 [una sintesi di tale articolo si può trovare nel sito dell’NCBI, PubMed: nchi.nlm.nih.gov]
22C. Buckley / S. Lee Myers, “As New Coronavirus Spread, China’s Old Habit Delayed Fight”, nytimes.com, 7 febbraio 2020.
23“I molti contagi e pochi morti da coronavirus in Corea del Sud”, ilpost.it, 5 marzo 2020.
24“In Germania 18 mila contagi, il mistero dei pochi decessi”, agi.it, 20 marzo 2020.
25Consiglio Superiore di Sanità, “Documento relativo ai criteri per sottoporre soggetti clinicamente asintomatici alla ricerca d’infezione da SARS-CoV-2 attraverso tampone rino-faringeo e test diagnostico”, 26 febbraio 2020.
26Ministero della Salute, “All. 4. Oggetto: Covid-19. Aggiornamento della definizione di caso”.
27WORLD HEALTH ORGANIZATION, “Global surveillance for Covid-19 disease caused by human infection with the 2019 novel coronavirus”, 27 febbraio 2020.
28L. Misculin, “A chi stiamo facendo il tampone?”, ilpost.it, 20 marzo 2020.
29L. Fraioli, “Bucci: «Dalla Lombardia numeri ormai insensati. I contagiati sono di più”, rep.repubblica.it, 18 marzo 2020.
30A. S. Fauci / H. Clifford Lane / R. R. Redfield, “Covid-19 – Navigating the Uncharted”, nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMe2002387 [una breve sintesi di questo studio è stata riportata anche dal sito dell’Ordine Nazionale dei Biologi].
31M. T. Island, “Coronavirus e letalità: che cosa dice il confronto con Cina, Germania e Corea”, 24plus.ilsole24ore.com, 20 marzo 2020.
32M. Villa, “Quanto è letale il virus da noi? La stima è dell’1,1%”, Corriere della Sera, 28 marzo 2020.
33Imperial College Covid-19 Response Team, “Estimating the number of infections and the impact of non-pharmaceutical interventions on Covid-19 in 11 European countries”, imperial.ac.uk, 30 marzo 2020, pag. 5.
34“Il 10% degli italiani ha già contratto il virus. Secondo l’imperial College 38.000 vite salve grazie alle misure”, huffingtonpost.it, 31/3/2020.
35G. Rodriquez, “Coronavirus: ‘negli altri paesi Ue il problema è stato sottostimato, non siamo gli ‘untori’ d’Europa. Ma in ogni caso per lasciarci alle spalle il pericolo dovremo aspettare maggio-giugno. Intervista a Walter Ricciardi”, quotidianosanità.it, 2 marzo 2020.
36A. Bagnai, “MES”, goofynomics.blogspot.com, 9 marzo 2020.
37“Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia. Il presente report è basato sui dati aggiornati al 17 marzo 2020"
38“Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia. Dati al 26 marzo 2020”, epicentro.iss.it
39“Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti...”, op. cit.
40F. Mereta, “Coronavirus, chi sono le vittime italiane: età media 81 anni, quasi tutte con altre patologie”, ilsole24ore.com, 5 marzo 2020.
41“Quando l’influenza ‘spaziale’ uccise 20 mile persone in Italia”, agi.it, 3 marzo 2020.
42“Le pandemie influenzali nel ventesimo secolo. La timeline dell’Organizzazione Mondiale della Sanità”, infodata.ilsole24ore.com, 3 febbraio 2020.
43“Air quality in Europe – 2015 report”, EEA Report n. 5/2015.
44A. Cassini / M. Cecchini, “Il costo dei batteri”, Le Scienze n. 618, febbraio 2020.
45“Allarme rosso per infezioni prese in ospedale, 49 mila morti l’anno”, ansa.it, 15 maggio 2019.
46“Rapporto Sanità 2018. 40 anni di Servizio Sanitario Nazionale”, www.programmazionesanitaria.it
47Cfr. “Il definanziamento 2010-19 del Servizio Sanitario Nazionale”, Report Osservatorio GIMBE n. 7/2019.
48“Quanti posti letto ci sono negli ospedali italiani?”, agi.it, 6 marzo 2020.
49G. Tarro, “Delucidazione in merito al coronavirus…”, op. cit.
50S. Ravizza, “Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi molte operazioni rinviate”, Corriere della sera, 10 gennaio 2018.
51“Coronavirus. Il professor Bassetti: «Sbagliato ingenerare il panico, alla fine i numeri daranno ragione all’influenza pandemica”, farodiroma.it, 12 marzo 2020.
52Citato in G. Santucci, “I medici non sottoposti a tampone, una scelta con effetti catastrofici”, Corriere della Sera, 28 marzo 2020.
53L. Salvia, “Più controlli sui sanitari. L’ipotesi di test periodici o sui contatti dei positivi”, Corriere della Sera, 28 marzo 2020.
54“Coronavirus, il medico di Bergamo: «Strage di Stato. Stimiamo 100mila positivi su 1 milione di abitanti»”, liberoquotidiano.it, 31 marzo 2020.
55N. Chomsky, “I nuovi mandarini”, Torino, Einaudi 1969.
56Le fonti qui da verificare sono innumerevoli.
57D. Casati, “Il massacro americano di Falluja ha avuto conseguenze anche peggiori di Hiroshima”, ilfattoquotidiano.it, 24 luglio 2020; F. Scaglione, “Fallujah, la battaglia più atroce”, famigliacristiana.it, 22 gennaio 2015.
58K. Mezran, “Glossarietto delle bufale belliche”, Quaderni Speciali di Limes, “La guerra di Libia”, novembre 2011.
59Idem.
60Idem.
61A. Metalli, “Fake news e logica del serpente”, lastampa.it/vatican-insider/it, 3 luglio 2019.
62F. Mini, “Due anni dopo e un giorno prima”, Limes, “Guerra mondiale in Siria”, n. 2/2013.
63[Editoriale] “La perla di Lawrence”, Limes, “Guerra mondiale in Siria”, n. 2/2013.
64L. Mainoldi, “I padroni di Internet”, I Quaderni Speciali di Limes, “Media come armi”, aprile 2012.
65L.-F. Céline, “Viaggio al termine della notte”, Milano, Corbaccio 1992, pag. 65.
66T. S. Kuhn, “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, Torino, Einaudi 1969 (ed. 1995), pag. 37.
67S. J. Gould, “Intelligenza e pregiudizio. Le pretese scientifiche del razzismo”, Roma, Riuniti 1991.
68S. J. Gould, “Intelligenza e pregiudizio...”, op. cit., pag. 63.
69Cfr. “Marxismo e scienza borghese”, Il Programma Comunista nn. 21-22/1968.
70Cfr. Idem.
71F. Cenci, “Il virologo Giulio Tarro: «Ecco che cosa dobbiamo aspettarci dal Coronavirus»”, quotidianodelsud.it, 13 marzo 2020.
72M. Weber, “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”, Firenze, Sansoni 1965, pag. 306.
73Cfr. A. Roncaglia, "L'età della disgregazione. Storia del pensiero economico contemporaneo", Bari / Roma, Laterza 2019.
74G. Santevecchi, "La Regina e la crisi: «Perché non l'avete prevista?»", Corriere della Sera, 13 novembre 2008.
75A. W. Lo, "Reading About The Financial Crisis: A 21-Book Review", Journal Of Economic Literature, 2012.
76 G. R., “Influenza A: l’Europa indaga sulla truffa pandemia”, quotidianosanità.it, 7 giugno 2010
77S. Cannavò, “Virus A, gli esperti dell’OMS sul libro di Big Pharma”, ilfattoquotidiano.it, 14 agosto 2010.
78F. Trinca, “Chiediamo l’attivazione di una Commissione d’Inchiesta per la valutazione di conflitti d’interesse a carico di Walter Ricciardi”, informasalus.it, 3 dicembre 2018; cfr anche: G. Innocenzi, “Vacci-Nazione – Ecco un estratto del libro di Giulia Innocenzi. «Walter Ricciardi prima lavora con le aziende, poi scrive la legge»”, ilfattoquotidiano.it, 7 dicembre 2017.
79O. Lascar, “Coronavirus Covid-19: qui est dans le conseil scientifique du ministre de la Santé?”, sciencesetavenir.fr, 16 marzo 2020.
80R. Izquierdo, “Comité Cientifico del coronavirus: miembros y quiénes estaràn al frente”, as.com, 21 marzo 2020.
81“Delibera del Consiglio dei Ministri, 31 gennaio 2020”, Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 26 del 1° febbraio 2020.
82A. Manzoni, “I promessi sposi”, cap. XXXII.
83L.Sciascia, “La strega e il capitano”, Milano, Bompiani 1986, pag. 67.
84L. Sciascia, op. cit., pag. 78.
85K. Riccardi, “Coronavirus, gli sms della Corea del Sud sulle tracce dei contagiati. Un grande fratello che spaventa più del virus”, la Repubblica, 6 marzo 2020.
86B. Simonetta, “Così big data e intelligenza artificiale stanno battendo il coronavirus in Cina”, ilsole24ore.com, 9 marzo 2020.
87“Coronavirus, Lombardia monitora celle telefoniche”, adnkronos.com, 17 marzo 2020.
88“Stop Covid-19: un’app per aiutare a contenere il Coronavirus”, Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2020.
89F. Machina Grifeo, “Udienze civili e penali da remoto, in campo Skype e videoconferenza”, diritto24.ilsole24ore.com, 12 marzo 2020.
90G. Agamben, “Lo stato d’eccezione provocato da un’emergenza immotivata”, il manifesto, 26/2/2020.
91“Paolo Becchi: il coronavirus ha vinto, la democrazia è stata infettata”, liberoquotidiano.it, 10/3/2020.
92“Vangelo secondo Marco”, 16, 15-18.
93Cfr. G. B. Lemoyne, “Vita di San Giovanni Bosco”, Torino, SEI, pagg. 484 segg.
94“Al virus non serve il passaporto”, quinternalab.org/teleriunioni/2020/648-al-virus-non-serve-il-passaporto
95Cfr. D. Crawford, “Il nemico invisibile. Storia naturale dei virus”, Torino, Raffaello Cortina 2000, pag. 41.
96“Coronavirus, l’economista: «Quest’allarmismo è funzionale alla speculazione finanziaria»”, fanpage.it, 25 febbraio 2020.
97“Pandemic Bond: cosa sono, come funzionano e chi ci guadagna”, altroconsumo.it/finanza, 6 marzo 2020.
98N. Graziani, “Aspettavamo un ‘20. E invece sta arrivando un ‘45”, agi.it, 17 marzo 2020.
99F. Maronta, “Il coronavirus e i mercati finanziari: siamo a Sarajevo 1914”, limesonline.it, 18 marzo 2020.
100V. Lops, “Coronavirus e mercati, bilancio del primo mese di emergenza”, ilsole24ore.it, 17 marzo 2020.
101C. Di Cristofaro / S. Arcudi, “Wall Street precipita, peggior crollo dal 1987”, ilsole24ore.it, 12 marzo 2020.
102“World Economic Situation and Prospect 2020”, New York, United Nation 2020, pag. 5.
103“World Economic Situation...”, op. cit.
104“World Economic Situation and Prospect 2020”, New York, United Nation 2020, pag. 26.
105I. Pisciotta, “Il Giappone è nei guai. E non ha ancora ‘preso’ il coronavirus”, agi.it, 19 febbraio 2020.
106“La produzione industriale torna a scendere dopo 5 anni: -1,3% nel 2019”, ilsole24ore.com, 10 febbraio 2020.
107“Germania, Pil rallenta a +0,6% nel 2019”, ilfattoquotidiano.it, 15 gennaio 2020.
108A. Franceschi, “C’è una mina da 150 miliardi di debito spazzatura da disinnescare”, 24plus.ilsole24ore.com, 24 marzo 2020.
109G. Di Donfrancesco, “Fmi: il debito mondiale sale al 226% del Pil”, ilsole24ore.com, 16 ottobre 2019.
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120“Gli andamenti di lungo periodo dell’economia italiana”, programmazioneeconomica.gov.it.
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123K. Marx, “Discorso sulla questione del libero scambio”, MEO vol. VI, pag. 482.

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