L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 aprile 2020

Centro destra/sinistra tutti hanno banchettato sulla sanità pubblica. Formigoni con la regalia ai privati vicini a Comunione e Liberazione ha indicato la via

INCHIESTA/ Sanità in Italia: i 17 mld tagliati dallo Stato li mettono le famiglie

Pubblicazione: 15.04.2020 Ultimo aggiornamento: 16.04.2020 alle 03:51 - Enrico Gori, Raffaella Marin

In Italia negli ultimi anni è scesa la spesa sanitaria pubblica. Le famiglie e altri enti privati hanno dovuto sopperire a questa mancanza

Medici al lavoro contro Coronavirus (LaPresse)

Lo scopo di questa nota è quello di mettere a raffronto il sistema sanitario italiano con il resto dei Paesi europei. Per questa ragione si è provveduto ad estrarre dagli archivi della Banca Mondiale gli indicatori relativi alla spesa pubblica e privata per la sanità, alle dotazioni di posti letto e personale, e altri quali la percentuale di laureati in discipline sanitarie, la percentuale di popolazione over 80 e il livello di entrate fiscali, che possono spiegare i livelli di spesa pubblica in sanità e consentono, come vedremo, di stimare quale dovrebbe essere il livello nel nostro Paese.

I Paesi selezionati per il confronto sono la gran parte di quelli che fanno parte del continente europeo, quindi non solo i facenti parte dell’Unione europea. In totale i Paesi considerati, Italia compresa, sono 37. Abbiamo quindi selezionato tutti gli anni per i quali risultavano disponibili gli indicatori – in certi casi dal 1960 – dal 1985 al 2016, ma per altri indicatori risultano disponibili solo dati relativi agli anni più recenti (dal 2000 e in certi casi dal 2010).

Il raffronto dell’Italia con il resto dei Paesi europei è stato effettuato calcolando i seguenti indici statistici sull’insieme dei 37 Paesi, per ogni annata disponibile: 25° percentile, mediana, 75° percentile. Per ogni indicatore analizzato si è provveduto a costruire un grafico che riporta, per ogni anno, tali indici e contemporaneamente il dato dell’Italia, della Francia e della Germania, in modo che risulti chiaro, dal confronto tra il dato italiano e quello dei tre percentili calcolati, e di Francia e Germania, come si posiziona il nostro Paese nella graduatoria europea.

Questa nota è suddivisa in tre parti. Nella prima si considera la spesa in rapporto al Pil. Nella seconda si considerano le risorse materiali e umane del servizio sanitario. Nella terza vedremo come la spesa sanitaria pubblica possa essere spiegata attraverso un modello di regressione multipla in funzione delle entrate fiscali e della percentuale di popolazione con età superiore a 80 anni: in base a tale modello effettueremo una stima di quello che dovrebbe essere il valore atteso della spesa sanitaria pubblica in Italia.

Gli indicatori di spesa

Gli indicatori che sono stati considerati in questa prima parte della nota sono i seguenti:

1) Current health expenditure (% of GDP): pari al all’ammontare della spesa sanitaria in ogni anno espressa in percentuale del Pil. Le stime delle spese sanitarie correnti comprendono beni e servizi sanitari consumati ogni anno. Questo indicatore non include le spese sanitarie di capitale come edifici, macchinari, e scorte di vaccini per emergenze o epidemie. Comprende sia la spesa pubblica (indicatore 2) che quella effettuata dalle famiglie di tasca propria (indicatore 3).
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2) Domestic general government health expenditure (% of GDP): ovvero la Spesa per la salute da fonti nazionali in percentuale del Pil effettuata da qualsiasi ente pubblico.

3) Domestic private health expenditure (% of GDP): ovvero le spese sanitarie correnti finanziate da fonti private nazionali, in percentuale del Pil. Le fonti private nazionali comprendono fondi di famiglie, società e organizzazioni senza scopo di lucro. Tali spese possono essere pagate anticipatamente all’assicurazione sanitaria volontaria o pagate direttamente agli operatori sanitari (ad esempio il ticket sanitario). L’indicatore è calcolato come prodotto tra Domestic private health expenditure (% of current health expenditure) e Current health expenditure (% of GDP).

Commento


Con riferimento al primo indicatore considerato, si evidenzia che la percentuale di spesa sanitaria in percentuale al Pil a livello europeo mostra una tendenza alla crescita tra il 2000 ed il 2009, ma successivamente alla crisi finanziaria degli anni 2007-2009 si assistite a una stabilizzazione, sia ai livelli medi che percentili. L’Italia ha seguito tale andamento, tuttavia si deve rilevare che mentre nel 2000 il livello di spesa italiano (7,6%) si collocava poco sotto al 75° percentile, il nostro Paese ha perso progressivamente terreno negli anni successivi, collocandosi negli ultimi anni (2016) poco sopra i valori mediani, al livello dell’8,9%, ben distante da Francia e Germania che superano l’11%. Rispetto al 75° percentile, nel 2016, manca all’appello circa un punto percentuale di Pil, pari a 17 miliardi di euro. La progressiva perdita di posizione è dovuta essenzialmente alla progressiva riduzione dell’apporto pubblico, come si vedrà con l’indicatore seguente, mentre l’impegno di spesa da parte dei privati è cresciuto.


La spesa sanitaria pubblica in percentuale al Pil al livello europeo ha seguito in parte il trend della spesa sanitaria corrente, messo sopra in evidenza. Fino al 2009 si è verificata una crescita, ma successivamente, a seguito della crisi, anziché a una costanza di spesa (come nell’indicatore precedente) si è assistito a una flessione: a livello europeo dal 6,7% del 2009 si è passati al 5,9% del 2016. Qui si rileva che il 75° percentile ha invece mantenuto una tendenza alla crescita anche dopo il 2009, segno che per i Paesi che spendono di più il rallentamento non vi è stato. Nel nostro, fino al 2009 la spesa pubblica sanitaria aveva seguito la crescita del 75° percentile, ma nel 2009 tale spesa ha iniziato a diminuire dal 7% del 2009 al 6,7% del 2016. La flessione ci ha portato in posizione intermedia tra il 75° percentile e la mediana. Ben distanti dai livelli di Francia e Germania in cui la spesa pubblica per la sanità ha raggiunto nel 2016 il 9,5% del Pil. In rapporto al 75° percentile, la spesa pubblica nel 2016 in Italia risulta carente di circa l’1%, quindi di 17 miliardi di euro.


La parte di spesa sanitaria finanziata dalle famiglie e altri enti privati, a livello europeo ha seguito un leggero trend di crescita in tutto il periodo osservato 2001-2016, trend che è proseguito anche dopo la crisi finanziaria, il che significa che le famiglie hanno in gran parte dei Paesi europei supplito alla flessione della spesa sanitaria di parte pubblica. Questo si osserva in particolar modo per l’Italia, dove la quota di spesa sanitaria privata, in discesa tra il 2001 e il 2007 è progressivamente cresciuto dopo il 2007 arrivando al 2,3% del Pil, a fronte dell’1,8% del 2007. L’Italia si colloca in posizione mediana per tale indicatore, ma nel 2016 ha abbondantemente superato tale livello, che risulta più elevato sia di quello francese, che tedesco. In sostanza, le famiglie sono state costrette a fare fronte di tasca propria ai tagli della spesa sanitaria pubblica evidenziati dall’andamento del precedente indicatore.

(1- continua)

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