L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 20 aprile 2020

Come facciamo a fidarci di certi esperti che diventano fonte di fake news che si abbeverano a secondo della bisogna

Aprile 19, 2020 posted by Guido da Landriano
I Burioni italiani.


Il sor Burioni è un personaggio che spara ad alzo zero con il suo cannone di verità indiscussa e indiscutibile. Chiunque non sia passato al vaglio del suddetto e della sua immensa cultura e capacità di sapere più degli altri è subito tacciato, se gli va bene di cretino, se no addirittura di disinformatore e anche, possibilmente, di criminale della comunicazione.

La comunicazione medica e virologica passa solo attraverso Burioni, pensa Burioni.

Per esempio, il gruppo di lavoro di Bari il 25 gennaio 2020, presso il laboratorio di epidemiologia molecolare subisce un attacco di Burioni con la sua sortita: “Chi è il cretino che fa uscire queste notizie di sospetta infezione da coronavirus a Bari, a Parma e via dicendo? I medici? I direttori sanitari? Chi? Non serve a niente, State zitti e comunicate solo le notizie certe in questo momento in cui la gente è spaventata“. Un genio comunicativo Buironi, lo sappiamo, e quindi può permettersi di dare di cretini. La professoressa Maria Chironna risponde, da professionista, che è obbligo di legge segnalare un sospetto contagio, e non si può fare per pizzino; quindi se qualcuno recepisce la notizia e la rimbalza all’esterno della struttura non ci possono fare nulla. Ma il sor Burioni è “il virologo” e può permettersi di “cretinare” chiunque.

Perchè questa acredine di Burioni? Forse lo spiega il fatto che solo pochi giorni dopo, il 31 gennaio, il sor Burioni se ne sorte con un video dove è lui che in pompa magna da la notizia del virus. Il 25 gennaio bacchetta come cretino chi stava facendo il suo lavoro, e il 31 gennaio lui fa esattamente la stessa cosa. Nel suo video però dà notizie contrastanti, tiene il piede in due staffe perchè da una parte dichiara: “La notizia che temevamo è arrivata, ma niente panico, niente paura, continuiamo a fare la nostra vita normale, frequentiamo piazze, strade e ristoranti anche cinesi. Preoccupiamoci del virus influenzale che circola“. Ma contemporaneamente, nello stesso video, avverte che ci si dovrebbe isolare e lo fa con malcelata, anzi evidenziata, prosopopea del “lo sapevamo… – se avessi incarico di governo… – consiglierei di… “. Il pensiero buroniano è già auto istallato sul piedistallo del “siamo noi i detentori della verità”.

Non solo ma sia il 2 che l’11 febbraio il sor Burioni se ne sortiva con: “In Italia il rischio è zero. Il virus non circola. Dobbiamo avere paura del coronavirus così come abbiamo paura dei fulmini” Una affermazione palese e insindacabile di grande esperto, smentito poi dai fatti e che gli costò un “Burioni un cazzaro” da parte di Marco Travaglio, che evidentemente, dati gli eventi successivi, non sbagliava.

Già questo sarebbe stato sufficiente per smettere di invitare il guru della virologia presso studi televisivi e affini dato che a differenza di ciò che dichiarava il virus cominciava a diffondersi e mietere vittime. Pare normale no? Invito in trasmissione una persona che deve sapere di ciò che parla, non semplicemente parlare.

A metà febbraio scoppia un a guerra di tweet fra Burioni e Rossi della Regione Toscana. Burioni vede nei cinesi che rientrano in Italia una buona occasione per sottolineare quanto sia importante il suo parere, ma Rossi non ci sta a passare da allocco, non più di quanto necessiti, e risponde. Si conclude con il coinvolgimento di tutte le Istituzioni centrali e locali in una schermaglia di rimpalli di responsabilità, ma nel frattempo il Burioni si è sfilato lasciando tutti gli altri a schiaffeggiarsi.

Il Buironi il 21 febbraio, resosi conto che le cose non andavano come lui aveva detto, inverte la marcia con un deciso colpo di freno a mano ed un testacoda alla Ken Block anche se a qualcuno è subito apparso alla Bur Broc. Burioni se ne sorte dicendo: “E’ da gennaio che chiedo la quarantena“, rivolgendosi al Governo. Perchè Burioni sa comunicare e sa che se la patata bollente la gira nelle mani del Governo non si brucia le sue di mani. E rincara: “Da quando sono state diffuse le prime notizie sul Coronavirus per limitare i contagi è necessario l’isolamento. E’ l’unica cosa importante. Chi torna dalla Cina deve stare in quarantena. Senza eccezioni.” Ancora Burioni in un post pubblicato sul suo profilo Twitter: “Spero che i politici lo capiscano perché le conseguenze di un errore sarebbero irreparabili“. Cioè, capiamoci, questo è sempre lo stesso Burioni, quello che a febbraio dava del cretino a chi diffondeva la notizia della presenza del virus invitando a stare nelle piazze a fare vita normale. Ora dice che è da gennaio che diceva che si doveva “quarantenare” l’Italia. Qualcuno timidamente gli fa notare l’incongruenza, ma il sor Burioni, forte della sua immensa ed enciclopedica conoscenza, zittisce.

Il 23 febbraio la dottoressa Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, se ne sorte con un’opinione non approvata in precedenza da Burioni. La dottoressa si permette di dire: “A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così. Vi ricordo che ad oggi i morti per Coronavirus in Italia sono 2 e 217 per influenza. Credo che nella comunicazione qualcosa non funzioni!“. Apriti cielo. Burioni si offende, lui è la comunicazione. Come si osa criticare la comunicazione! Risponde definendo la dottoressa “signora del Sacco” e commenta “Niente panico, ma niente bugie. Attenzione a chi, superficialmente, dà informazioni completamente sbagliate. Qualcuno, da tempo, ripete una scemenza di dimensioni gigantesche: la malattia causata dal coronavirus sarebbe poco più di un’influenza. Ebbene, questo purtroppo non è vero“. Peccato che cominciano ad essere in diversi a rendersi conto che qualcosa nei numeri non torna. Non è chiara la modalità di diffusione, ne perchè il virus si è radicato in certe aree rispetto ad altre, ne come vengono conteggiati i morti da covid-19, tanto che qualcuno timidamente fa notare che si sta facendo un gran pentolone di tutti i morti. Un unico gruppo di persone con tampone positivo ma con patologie pregresse di vario tipo e di grave entità. Cominciano i dubbi che si esprimono in rete, ma anche fra operatori sanitari. Burioni è però categorico, si muore per covid-19 e forse la pressione sulla dottoressa Maria Rita Gismondo è tale che la stessa preferisce cancellare i suoi messaggi e tornare nell’anonimato. La rete però raccatta il segnale e comincia a chiacchierare di certe anomalie.

Finisce qui? eeeehhh no!


Il 12 marzo Burioni bacchetta il Capo della Protezione civile Angelo Borrelli che il 10 marzo comunicava: “il numero dei decessi potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso. (…) Ci tengo a precisare che non si tratta di decessi “da” coronavirus. (…) Sono persone che sono decedute e tra le diverse patologie avevano anche il coronavirus”. Burioni insorge “l’espressione ” è morto con il coronavirus non per il coronavirus” rischia di essere una criminale minimizzazione“. Nella realtà Borrelli mette il dito nella piaga, cioè esprime il dubbio che hanno molti medici, e non solo i medici, e cioè che il virus uccide, ovviamente, ma che non tutti i morti sono morti per il covid-19, che il decesso è stato solo accelerato dalla presenza del virus. Questo spiegherebbe anche perchè c’è tutta questa differenza fra i numeri dei morti in Italia e quelli del resto del mondo. Per Burioni questo però non si può dire, se il tampone è positivo il morto è morto per covid-19.

Nel frattempo, nonostante tutto, i medici lavorano e arrivano in giro le prime notizie che taluni farmaci sembrano avere un riscontro positivo. Si tratta dell’idrossiclorichina in combinazione con un macrolide. Ne è divulgatore Didier Raoult un virologo francese di 68 anni. Burioni però frena, attenzione mancano riscontri. Non affrettiamoci, serve sperimentazione. Sembra proprio che questa notizia, che non è passata prima da lui, lo infastidisca.

Il 16 marzo gli tocca cospargersi il capo di cenere perchè se ne esce con un tweet in cui si permette di dare dei cretini ai romani, ma posta una foto che poi scopre essere un fake. Il grande inquisitore delle fake ne ha sparata una. La rete non perdona e alla fine si deve scusare e rimuovere la foto e il tweet.

Alla fine di marzo Burioni tocca il massimo ergendosi a paladino della verità ed in barba all’art.23 della Costituzione va in Procura e attraverso il suo gruppo, patto per la scienza, denuncia il Dott. Stefano Montanari, scienziato di livello internazionale e chiunque l’abbia intervistato. “La voce di Montanari, oltre a generare confusione e disinformazione tra i cittadini, andando nella DIREZIONE CONTRARIA a quella indicata dalle Istituzioni sanitarie nazionali e internazionali, oltre ad essere priva di ogni fondamento scientifico, può portare a comportamenti illegali e pericolosi da parte dei cittadini, uscendo di casa o sottovalutando la pandemia “. Non solo, chiede l’oscuramento di qualsiasi canale di informazione che ha osato dargli la parola. Non possono esistere voci diverse dalla sua che è ormai quella istituzionale.

Taluni però gli rammentano le cappellate dette all’inizio della vicenda ma essendo il Buironi un comunicatore sa come rimediare a queste notizie che possono mettere in dubbio la sua parola e il 27 marzo se ne sorte con un’intervista al quotidiano Il Mattino dove afferma “Certamente la sottovalutazione iniziale ha aiutato l’acuirsi della situazione: quelle settimane prima del 7 marzo quando ancora la gente andava alle partite, in montagna, alle feste e si ritrovava in gruppo, ha aiutato moltissimo la diffusione del virus. Però adesso stando in casa il virus sta rallentando la sua corsa. Non c’è altro modo in questo momento per combatterlo. Ma ce la faremo a debellarlo, come ci sono riusciti in Cina“. Ma come? Se era proprio lui assieme agli zingaretti del caso a dire “fate la solita vita”, ora se ne sorte con la “sottovalutazione iniziale” come se fosse stata colpa di altri? Eppure grondava capacità e conoscenza il video che invitava a far vita normale, un tranquillante in pillole per la popolazione italiana, e adesso si ringamba di sponda? Troppo facile, Burioni andava accantonato, ma il main stream perdona tutto a taluni.

Il 30 marzo nel salotto del sor Fazio il Burioni ammette che questo vecchio farmaco usato in passato contro la malaria sembra avere una possibilità. Poi in seguito quando si rende conto che è più di una possibilità salta in groppa al Plaquenil (nome commerciale) annunciandolo come se fosse merito suo averne parlato in Italia e dimenticando che in rete, il mondo che lui giudica solo fake news, se ne parlava da un bel pezzo.

L’8 aprile Buironi, dalla sua cadrega, dopo aver polemizzato anche con Rita Dalla Chiesa che osava affermare che taluni davano dati diversi rispetto ai suoi, esprime un giudizio anche verso l’OMS e quando qualcuno gli fa notare che si tratta di un’organizzazione di un certo livello Burioni risponde che ritiene opportuno giudicare anche un organismo così qualificato a livello mondiale. Secondo Burioni, l’autorevolezza “si guadagna (e si perde) sul campo“. Magari mi sbaglio, ma non è che stiamo andando verso la megalomania?

L’11 aprile comincia a girare sui social una lettera scritta da un cardiologo di Vigevano che con una piccola ricerca sui pazienti si è accorto che il problema del danno polmonare non è il solo responsabile della mancata ossigenazione del sangue, ma che lo stesso va incontro a microtrombi che ne impediscono il corretto interfacciarsi con i polmoni per lo scambio gassoso. Il cardiologo conclude: “La gente va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto polmonare. Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 9 su 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio”. Si tratta di scambi epistolari fra medici, fra competenti, che interfacciando le opinioni cercano le soluzioni. Questo passo potrebbe portare al miglioramento della terapia farmacologica che si è già affermata e cioè all’idrossiclorichina più un macrolide di supporto. Con l’uso dell’eparina a basso peso molecolare si avrebbe un buon approccio alla malattia. La lettera tracima in rete e apriti cielo. Burioni va su tutte le furie. Come si permettono questi medici di suggerire una terapia che prima non è stata avallata da lui? Come si era scagliato contro il farmaco giapponese e le indicazioni cinesi sull’uso degli antinfiammatori anche questa offesa non può passare. Ha già dovuto ingoiare l’idrossiclorichina francese, non esageriamo!

Il 12 aprile esplode affermando che l’eparina è una bufala. “Una scemenza di proporzioni immense. Lo scritto mette insieme alcune cose vere con altre scemenze olimpioniche, e arriva a conclusioni che definire senza senso è generoso”. Burioni si riferisce alla lettera del cardiologo, secondo Burioni “fantomatico“. Burioni è su tutte le furie, “Il mondo sta affrontando la minaccia legata al coronavirus. In un momento pieno di incertezza e di paura, il flusso di fake news sta diventando sempre più incontrollabile. Il clima attuale di terrore è un terreno fertile per le cosiddette bufale. Queste notizie false vengono condivise facilmente attraverso i canali social come Facebook, Twitter e Whatsapp: nascono alcune catene con affermazioni attribuite ad esperti e vengono condivise da milioni di persone.” E rincara la dose: ” Lo scritto (quello del presunto cardiologo) mette insieme alcune cose vere con altre scemenze olimpioniche, e arriva a conclusioni che definire senza senso è generoso. Insomma, anche in questo caso una bufala. Ricordatevi: le notizie di nuove cure non arriveranno su Whatsapp dalla chat dei genitori della scuola o dei giocatori di calcetto: le troverete nelle riviste scientifiche e noi su Medical Facts ve le racconteremo in maniera istantanea“. Capite, se non è scritto su Medical Facts (fatti medici) rivista su cui scrive Burioni, se non è la voce di Burioni a parlare, è fake news. Infatti Burioni si permette di denunciare e chiedere l’oscuramento di quei canali di informazione libera che non si uniformano a quello che lui dice.

Eppure i dati sembrano dare ragione a questi medici, gente realmente sul campo, non nei salotti di Fazio, tanto che la terapia con l’eparina a basso peso molecolare entra nel protocollo di cura e sembra che abbia risultati concreti sui pazienti tanto che diminuiscono i morti per covid-19 e il Governo comincia a parlare di fase due e riaperture controllate.

Il 13 aprile scavalca la deontologia e l’etica e se ne esce con: “C’è una grossa novità che dobbiamo considerare, una novità che potrebbe cambiare il futuro dei vaccini. Come si fa per capire se un vaccino funziona? Si prendono 4mila persone, 2mila si vaccinano e 2mila no: poi si seguono nel tempo per vedere se tra i non vaccinati c’è maggiore incidenza della malattia. Questo richiede molto tempo: ma ora si sta cominciando a parlare della possibilità di sperimentare il vaccino su dei volontari”. E ancora: “Si prendono delle persone giovani, persone che non dovrebbero soffrire grande danno dall’infezione, si vaccinano e poi si prova a infettarle. Se questo venisse eticamente accettato noi potremmo ridurre quell’anno a pochi mesi”.

Insomma, obiettivo vaccino e veloce. Questo prima che il mondo si accorga che c’è una terapia che funziona discretamente, costa poco, non ha il problema di dover essere “inventata”, non rischia di essere inutile come il vaccino dato che il virus è mutageno più di quello dell’influenza e quindi si necessita di vaccini ripetuti a mesi alterni. Una terapia che potrebbe controllare i danni e lasciare che si sviluppi una immunizzazione di massa progressiva senza bisogno di vaccino. Il Governo però preme per il vaccino, basta ascoltare il vice Di Maio. Certo se Di Maio ascolta Burioni… magari potrebbe ascoltare la Sara Cunial, ma non penso lo farà dato che è un’ex 5S.

La Cunial dice: “è un fatto gravissimo che andrebbe in deroga non solo ai principi sulla sperimentazione scientifica medica della Dichiarazione di Helsinky del 1964 e da quelli scaturiti dall’esperienza nazifascista che hanno portato alla scrittura del Codice di Norimberga, ma anche alla nostra Costituzione che tutela la persona nella sua libertà di scelta e nel diritto alla salute come principio fondamentale dell’ordinamento rispetto a quella del principio di libertà di ricerca scientifica e della libertà d’impresa”.

Parole sagge quelle della Cunial, sagge in un momento in cui nulla è più Democratico, dove la Libertà è precaria, dove un uomo solo è al comando e dove ogni riferimento alla nostra Costituzione sembra si sia perso come lacrime nella pioggia.

Poi mi capita di vedere il video che vi posto qua sotto e riconosco un medico, una persona preparata e non legata a aziende farmaceutiche o a poteri di controllo. Si esprime in maniera professionale, conosce l’argomento e lo tratta ammettendo di non potersi considerare un esperto per la semplice ragione che non esiste un esperto sul covid-19.
Lo paragono all’auto-dichiarato esperto Burioni e ne traggo delle conclusioni.

Stefano Manera ci dice che esiste la terapia, esiste la prevenzione per ridurre i rischi pre-infezione, esiste un protocollo nell’affrontare la sintomatologia ed è un’azione domiciliare. E’ chiaro anche nell’esporre i rischi di un vaccino affrettato e di difficile realizzazione data la mutabilità del virus. Figuriamoci sperimentarlo sulle persone.
Una spiegazione comprensibile a chiunque, a parte gli stolti, che chiarisce in maniera inequivocabile diversi interrogativi che tanti Cittadini si pongono, compresi quelli dei numeri!

Faccio notare, infine, che questa intervista è su uno di quei canali di libera informazione e non sui giornali o dai fazzi vari dove invece alberga Burioni. Lo stesso Burioni che assieme a Martella vorrebbe chiudere proprio questi canali di libera informazione che danno voce a persone con pensieri diversi dai soloni di stato.

Insomma, usciremo prima o poi da questo incubo, ma ne usciremo nonostante Burioni?

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