L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 aprile 2020

Covid-19 letalità 1,1% un poco maggiore rispetto alla media dell'influenza degli anni passati è diventato lo spauracchio per eliminare il dissenso rinverdire la Strategia della Paura e del Caos. Il circo mediatico spara fake news a getto continuo e le televisioni sono lo strumento essenziale

Fulvio Grimaldi. Il chi e il come delle Fake News ---- LA BASTIGLIA OGGI SI CHIAMA MINISTERO DELLA VERITA’ Quelli che…. ci credono, almeno un po’


14 aprile 2020

“Disobbedienza, agli occhi di chiunque abbia letto la Storia, è la virtù primaria dell’umanità. E’ attraverso la disobbedienza che si è fatto progresso, attraverso la disobbedienza e la ribellione”. Oscar Wilde, 1854-1900.



La notizia migliore dall’inizio di questa guerra al popolo italiano è senz’altro il documento audiovideo di Massimo Mazzucco, uno dei più qualificati demistificatori internazionali (debunker) di fake news di regime. Ne riproduco il link con tutte le adesioni che ha finora ricevuto. L’obbligo morale e politico è diffonderlo con tutte le proprie forze.

Bruxelles, fuori dai domiciliari

A livello internazionale, la notizia più sorprendente è la rivolta dell’11 aprile a Bruxelles. Centinaia di persone hanno infranto il “distanziamento sociale” e hanno invaso la piazza centrale. Sono state pestate dalla polizia, hanno resistito. 57 arresti, numerosi feriti. Si vorrebbe poter dire “ce n’est que un debut”. Poi ci sono le notizie da paesi come Svezia e Bielorussia, nel Nord, dove la mancata adozione delle “restrizioni” non ha provocato nessuna strage, o come la Germania, dove una restrizione molto blanda è all'origine del più basso numero di decessi (attribuiti al virus) d’Europa.

Ma ancora più convincente è il dato che nei grandi paesi del Sud, Africa, Latinoamerica, Indonesia, dove la vita continua come prima, con tutti i suoi assembramenti e dove pure sono carenti le strutture sanitarie, contagi e morti sono irrilevanti, niente al confronto con certe epidemie (ebola, colera). E ottima anche la notizia che sempre più nazioni adottano con successo la terapia con l’antimalarico Paquenil (idrossiclorichina), fregandosene dell’avvento (fra 10 mesi dicono gli avvoltoi in attesa di miliardi) del mitico vaccino, magari coatto.

L’ennesima informazione fetecchia arriva invece dagli schermi, dai faccioni di solito tra il protervo-saccente, l’angustiato materno e il corrucciato paterno, di ventriloqui politici, tecnici e mediatici, corredati di assolutamente rivoltanti chierichetti VIP di spettacolo e sport e volponi pubblicitari, che ti intorcinano con l’invito a continuare questa bella vita in casa, tra programmazione tv, che Teletuscolo sembra la Biblioteca di Pergamo, e Proust per tutti. La nuova parola d’ordine dei gufi, visto che, a dispetto della ricerca a tutti i costi, tramite tamponi, morti immaginari in casa, “presunti, o probabili”, la curva s’appiana, è a campana a morto: “possibile una nuova ondata” e “ segni di focolai di ritorno”, con il bombardamento a tappeto “non abbassare la guardia”.

Nuovi comitati, nuovi salvatori, nuovo MES


A questo proposito, nel segno dell’emergenza si succedono i comitati e le nuove nomine al vertice del sultanato, tutte assolutamente in linea con l’impostazione Bilderberg adottata dai Brancaleoni di Stato e di regione fin dall'inizio. C’è quella dell’uomo 5G, Roberto Colao, con codazzo di innocui o collusi che ci sistemeranno per la fase 2, o l’ineguagliabile, in delazioni farlocche, David Puente, di “Repubblica” e “Open”. E bilderberghiana e lagardiana è anche la sodomizzazione, gioiosamente subita, del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, capitello della draghiana colonna Fiscal Compact. Una fregatura storica abbellita dagli inusitati insulti a rete unificate del commander in chief a un’opposizione che, per quanto cialtrona e fasulla, aveva correttamente definito la porcata “tradimento del popolo italiano”. Infatti, non ci saranno condizioni capestro per il prestito solo relativamente alle spese di riassetto sanitario, mentre per tutto il resto potranno poi intervenire le stesse condizioni – riforme strutturali austeriste – che hanno ammazzato la Grecia.

Di Stefano, dalle stelle a Matrix

E qui, tra le notizie che fanno rivoltare lo stomaco ed esplodere di bile la penna, merita menzione d’onore l’articolessa sul “Fatto Quotidiano” (vicedirettore Stefano-Bilderberg-Feltri) di Manlio Di Stefano, uomo-esteri del M5S e sottosegretario del nuovo Metternich, Di Maio. Alcuni di noi qui e molti all’estero si sono impegnati, alla mano di fatti storici e attuali, progetti, testimonianze autorevoli, a indicare come tutta questa manfrina di un virus-rana montato a bue (vedi Esopo) introducesse a un mondo digitalizzato tramite vaccinazione. Con il fine, ormai dichiarato, del controllo totale su una società frantumata in monadi. Niente congettura, sospetto, complottismo. Sta scritto nei propositi e nelle strategie di un concentrato di poteri tecno-scientifico-militari senza precedenti (digitale, salute, finanza, sicurezza), con tanto di nomi e cognomi.


L’ex-vessillifero di una politica estera libera dal giogo atlantico titola “Export, l’unica strada è quella del digitale”. Ma non è solo l’export, peraltro storicamente promosso a scapito del consumo interno, da sottomettere alle piattaforme. Quella che chiama la sua “condivisione della strategia che ispira questa febbrile opera di pianificazione”, intanto è fondata sul riconoscimento a Big Pharma-OMS di una “crisi pandemica di portata epocale” e della conseguente carcerazione di una nazione come “inevitabile condizionamento delle abitudini dei cittadini consumatori che prevede uno sparigliamento di carte (?) senza precedenti”. Segue l’entusiastica condivisione dell’annientamento dell’umanità corporea e sociale e della sua trasformazione in coriandoli virtuali tramite “smart working, scuole e ogni riunione in videoconferenza, e-commerce, digitalizzazione del commercio (centri commerciali, basta negozi, addio km zero. Ndr) dei servizi, delle imprese, per facilitare l’accesso ai market place (sic) globali e tutta una società che si sposta verso la cultura del digitale” …. Cosa avremo alla fine? ”Un nuovo Rinascimento digitale (R maiuscola!) italiano dalle Ceneri del Covid-19”. Che siano stati Zuckerberg, Gates e Bezos a suggerire a Beppe Grillo la piattaforma Rousseau?

C’è posta per noi


Senza merito, ma solo per carenze di organico, sto diventando una specie di cassetta delle lettere, probabilmente insieme ad altre penne e voci “dissidenti”, per tanta gente dal pensiero libero e dal giudizio indipendente che mi mandano preziosissimi contributi sul tema a cui mi dedico ormai da due mesi perché lo ritengo preminente su tutto il resto. Di sopravvivenza. Sono documenti, notizie, analisi, posizioni di gente comune, ma pensante, come di autorevoli esponenti del pensiero autonomo di tanti paesi di cui mi sono familiari le lingue. Senza, non potrei aver messo assieme l’alluvione di parole, più o meno azzeccate, dedicate al Grande Inganno Cambiamondo elaborato in caveau popolati da ratti.

Anch'io ho peccato. Tante volte. Non parlo di intemperanze cerebro-carnali che tutto sono fuorché peccati. Parlo di rilassamenti della corda dell’arco, o, meglio, di incertezze nel volo della freccia. E così, a farla fuori dal vaso, specie se si è sotto una grandinata di propaganda che si fa credere informazione, può capitare anche ai migliori di me. Qui non si parla di quella sub specie della politica che sono i residui ammuffiti di quanto si dichiarava di opposizione, tipo Fratoianni– Fratochi? – e altri ossi di seppia Gente che ha toccato il fondo arrivando addirittura a plaudire alla libertà di stampa (?) offesa quando i russi non gradirono la bassezza di certe reazioni iacoboniane per i loro aiuti a questo scassatissimo paese. Aiuti tanto generosi quanto immeritati, visto che siamo “nemici” e ci serpeggiano per casa tanti iacoboni.

Volo ecologico sulle Frecce Tricolori?


Anni ’80. Eravamo a Rivolto, base delle Frecce Tricolori. Un gruppo RAI di appassionati alle tecnologie della diretta realizzata nelle situazioni più impervie e inedite. La combinavamo con la mia passione per gli sport estremi, con i quali provavo ad attirare l’attenzione dell’audience su problematiche eco-zoo-ambientali. Il tonfo ideologico capitò, quando a Mazzon, il più geniale ricercatore tecnologico che la Rai abbia mai avuto, dopo la diretta col bassotto in parapendio, quella in caduta libera dall’aereo, quella da rafting, torrentismo, roccia, subacquea, mi propose l’allora impossibile diretta in volo supersonico. Volammo in formazione, io dietro incapsulato dietro al capopattuglia, col microfonino in bocca sotto il respiratore, la telecamera sul casco, Mazzon con la sua squadra a terra. Dovevo riprendere e denunciare fiumi veneti e friulani finiti in secca per prelievi sconsiderati. Nella trasmissione ci fu qualche scroscio, ma tutto sommato funzionò.

Poche settimane dopo, il 28 agosto 1988, durante un’esibizione a Ramstein, Germania, ci fu una collisione. Perirono due piloti che avevano volato con me, Naldini e Nutarelli. Venne fuori che erano in volo nel cielo di Ustica, per un’esercitazione d’attacco, la notte della tragedia. Dettaglio irrilevante per gli inquirenti? Un episodio che m’è parso valesse la pena ricordare. E non solo per fare ammenda per quel mio cedimento al “militarismo”.

Virus, traccheggiare, esitare, assentire?


A non mollare neanche di mezzo passo rispetto al rifiuto radicale di tutto ciò che ci viene somministrato nel nome della lotta alla pandemia, basterebbe già l’immane, scellerato caos che continua a caratterizzare l’azione delle autorità, in gara di dispotismo, incompetenza e improvvisazione tra Stato e regioni. Se poi ci mettiamo la protervia cesarista del premier verso un’opposizione che, per quanto ciabattona e carogna, ha il diritto di dire la sua, la totale esautorazione del parlamento, per quanto di esanimi figuranti, la violazione della Costituzione, la svergognata subalternità a poteri extra-democratici, come minimo un bel piatto di scetticismo, come massimo il rifiuto almeno intellettuale, parrebbero cosa naturale e dovuta.


Invece c’è chi, fino a ieri e tutt'oggi consapevole e reattivo di fronte a ogni mormorio o sussulto criminale dell’establishment occidentale, perde scaglie della corazza contro la menzogna. Porgendo orecchio a una popolazione squassata tra terrore, imbonimenti e tricolori sui balconi, auspica tamponi ed esami sierologici per tutti e ripete a manetta i raggiri numerici su contagiati e deceduti. Altri torna a individuare nei nostri decisori poveruomini allo sbando che, pur malamente, si districano tra sciagure e input provenienti da qualcosa di mostruosamente ingestibile. C’è anche chi, tentennando alla don Abbondio, si sistema sul crocicchio tra bravi e Renzo Tramaglino. Il più accorto e pertinace non si scorda del Grande Vecchio a stelle e strisce e, nel tonitruante annuncio di Trump di mobilitare tutti gli USA in sostegno all’Italia infettata, scorge l’ennesima attivazione di una combinazione Gladio-Piano Marshall per approfittare del virus e mettersi in tasca la penisola al crocevia del pianeta.

USA, regista o solo, primattore?


Può anche darsi. Ma non basta. Qui non è più questione di soli Stati Uniti. Sono i più grossi, i più vociferanti, armati e cattivi. Ma restano uno strumento, il principale tra tanti. Ne siamo uno anche noi, nanetto da giardino ma in posizione strategica. C’è chi è meno vociferante, meno armato di armi che sparano e più di armi che ci penetrano senza rumore. Più cattivo e più coeso di qualunque Stato. Degli stessi Stati Uniti decide opere e strategie. In parecchi, più fuori che a casa nostra, ne hanno indicato le fattezze, i trascorsi, i piani, nomi, cognomi e le ventose mediatiche sui loro tentacoli locali. Le loro ascendenze sono statunitensi solo in seconda linea. La mossa di Trump, che, con i suoi 33mila soldati in Italia, dovrebbe rafforzare l’occupazione del paese, non credo sia molto di più di un tentativo propagandistico di rispondere alla profonda impressione lasciata nell'opinione pubblica italiana dalla generosità di russi, cinesi e loro amici in occasione dell’epidemia, confrontata con il cinico egoismo dei nostri, di padrini e padroni, UE e USA.

Certo, si tratta di premerci, ricattarci, perché si strappi il filo di seta che ha iniziato a legarci al grande progetto eurasiatico per un mondo radicalmente alternativo a quello che promuove pandemie, sanzioni, guerre, intossicazioni mediatiche, in vista di vaccini per tutti, anello al naso e catena sottocutanea per ognuno (e qui parlo al netto del 5 G della coppia collusa-collisa Colao-Huawei). Ma gli Usa rottamati da un debito di fantastilioni, da una stampa delirante di soldi che non rappresentano più nemmeno un equivalente in latta, travolti dalla miseria e con tutte le infrastrutture in sfascio, forse alla vigilia di un collasso agevolato da insubordinazione sociale, non sono più lo strumento fornito da Roosevelt, o Eisenhower. Per colpire nel segno tocca mirare più in là delle basi Usa e degli spioni di USAID, più in alto e anche più vicino. Perchè questi sono dappertutto. Come un virus.

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