L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 aprile 2020

è che si vuole lasciare il popolo italiano sempre appeso ai bisogni che i governanti gestiscono per mantenersi al potere

La moneta complementare statale che già esiste e potrebbe aiutare

Il credito d'imposta ottenibile attraverso lavori di ristrutturazione o di efficientamento non è esigibile da tutti. Ma è barattabile da chi ne ha diritto se non può servirsene, e l'esistenza di queste unità di scambio parallelo non determina l'aumento del debito pubblico. Semplice, no?

5 APRILE 2020


Tante polemiche sul ritorno alla lira, sulla sovranità monetaria ceduta irrimediabilmente dagli Stati nazionali che hanno aderito all’euro all’Unione europea e alla Bce. Ma le polemiche sono una cosa, la sostanza è un po' diversa. In realtà lo Stato – almeno quello italiano, ma anche vari altri in realtà – una forma di moneta diversa e parallela all’euro la batte già. Non ha corso comune come l'euro, ma è riconosciuta, e scambiata su una piattaforma statale, dell'Agenzia delle Entrate. Sono i crediti d’imposta negoziabili, quelli concessi dallo Stato a cittadini e imprese a fronte di un’ormai vasta serie di commerci: ristrutturazioni edilizie ed energetiche, in primis.

E secondo alcuni non ci sarebbe niente di strano o di pericoloso ad estenderne l’impiego, senza pretendere di sostituirsi all’euro ma affiancandolo per ridurre le esigenze di liquidità delle imprese e delle famiglie soprattutto in una fase di crisi gravissima come l’attuale. 

È la tesi, ardita ma ben incardinata sul piano logico, sostenuta da Fabio Conditi, un ingegnere di Macerata con la passione per l’economia, che ha fondato un’associazione di promozione sociale, chiamandola “Moneta positiva”, che si prefigge di “analizzare il sistema monetario attuale e di trovare soluzioni concrete e realizzabili per uscire dalla crisi economica. L'obiettivo è aumentare la consapevolezza delle persone attraverso articoli, video, corsi, conferenze e spettacoli”.

La consapevolezza che, per Conditi e i moltissimi che la pensano come lui (anche tra autorevoli economisti) una moneta complementare si può fare: anzi già si fa, su scala locale, in molti casi, da anni e con efficienza. Ma appunto: quello che pochissimi considerano è che anche lo Stato ha la sua moneta complementare.

Cos’è una detrazione fiscale per ristrutturazioni? Nient’altro che un credito d’imposta che il fisco riconosce per un determinato periodo di anni ai cittadini che effettuano un certo tipo di spesa. Quindi una somma che ogni anno quei cittadini detraggono dalle tasse: e non è che a fronte di quel credito lo Stato abbia dovuto aumentare il proprio debito pubblico.

E non basta: in molti casi, se i soggetti contribuenti che maturano questi crediti d’imposta sono “incapienti”, ovvero – per spiegarci – non guadagnano abbastanza da dover pagare tasse in misura talmente alta da giovarsi del loro abbattimento ottenibile utilizzando quel credito, ebbene: quello stesso credito viene negoziato dal cittadino, che lo passa all’impresa che gli fa il lavoro, il quale lo utilizzerà perché è contribuente attivo, e ne ristornerà il beneficio al cliente, in termini di uno sconto al pagamento del servizio. Una vera e propria transazione monetaria non fatta in euro, e riconosciuta dallo Stato. Sulla base di questo ragionamento, Conditi porta avanti una sua tesi sistemica che di questi tempi suona molto interessante, anche se ovviamente non priva di incognite e di punti da approfondire.

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