L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 aprile 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Il covid-19 non ha mai fermato l'attacco mediatico degli Stati Uniti alla Cina

USA. IL CORONAVIRUS INFICIA L’ACCORDO CON LA CINA SUI DAZI
21 Aprile 2020


di Shorsh Surme –

Il coronavirus ha messo ulteriormente in luce il rapporto delicato tra gli Usa e la Cina, due potenze che non hanno mai fatto una vera guerra commerciale se non con gli slogan e i tweet presidenziali.
La relazione tra i due paesi, già enormemente sotto pressione negli ultimi anni, è sul punto di implodere, con il presidente Usa Donald Trump che accusa Perchino di aver falsificato i dati sulla pandemia e di avere responsabilità circa l’eventuale creazione in laboratorio del virus stesso.
La ricaduta della pandemia globale minaccia il recente accordo commerciale tra le due potenze e potrebbe compromettere la futura stabilità globale data l’importanza di entrambi per il commercio internazionale.
La diffusione del virus potrebbe persino portare a cambiamenti più a lungo termine nel modo in cui gli Stati Uniti e la Cina sono percepiti a livello globale. La Cina, che ha continuato a sostenere la sua potenza militare difronte alla supremazia degli Stati Uniti ha ora iniziato a offrire aiuti ad altri paesi paralizzati dal virus come un modo per mostrare la sua leadership globale in contrapposizione a una reazione lenta e limitata degli Stati Uniti.
“Non riesco a pensare a un momento più pericoloso nelle relazioni USA-Cina negli ultimi 40 anni, ed è appena cominciata la strage per il coronavirus negli Stati Uniti”, ha scritto l’analista cinese Bill Bishop questa settimana nella sua nota settimanale sulla newsletter sul Sinocismo.
La prima fase dell’accordo commerciale che le due parti hanno concordato a dicembre 2019 allenta, ma non elimina completamente i dazi imposti dal presidente Donald Trump, che vedono la Cina accettare l’acquisto di altri 200 miliardi di dolalri in beni e servizi statunitensi nei prossimi due anni.
Sembra che la Cina stia rispettando alcune scadenze dell’accordo per ora, ma si teme che, dato il danno provocato dal virus assassino, così come la guerra commerciale, alla sua economia, potrebbe non essere in grado di acquistare quanto stabilito dall’accordo; l’effetto del virus sulle imprese statunitensi nel frattempo potrebbe smorzare la capacità di alcune industrie di offrire i beni e i servizi che la Cina potrebbe desiderare.
Nonostante le pressioni sulle imprese statunitensi, Trump ha detto mercoledì scorso che non sospenderebbe le tariffe che rimangono, sebbene l’amministrazione abbia esentato alcune forniture mediche dalle sanzioni all’importazione.
Alla domanda se avrebbe sollevato più sanzioni, Trump ha dichiarato che “La Cina sta pagando miliardi e miliardi di dollari di tariffe, e non c’è motivo di farlo”, ribadendo la sua affermazione errata che la Cina, non le imprese e i consumatori statunitensi, pagherebbero i dazi. “Non mi hanno nemmeno parlato. La Cina non mi ha chiesto di farlo”.
La risposta e la retorica che circondano la pandemia stanno mettendo in dubbio l’entrata delle due parti in una seconda fase di negoziati per affrontare alcune delle questioni più sistemiche che hanno afflitto le relazioni commerciali.
Il virus potrebbe rivelarsi la ragione più convincente per i due paesi per “disaccoppiare” economicamente, come alcuni consiglieri falchi di Trump hanno desiderato a lungo.

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