L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 aprile 2020

E' un bene che si levano diverse voci, da parte diversissime che affrontano la narrativa ufficiale basata su evidenti fake news su come abbiamo/stiamo affrontando il covid-19

CRISI DA CORONAVIRUS: IL CLAMOROSO CASO DELLA SVEZIA CHE, SENZA LOCKDOWN IMPOSTO DAL GOVERNO, STA MEGLIO DI NOI


(di David Rossi)
22/04/20 

La Svezia, nonostante massicci investimenti cinesi nel suo territorio e pesanti relazioni economiche, a differenza di molti Paesi europei, non ha mai voluto baciare i piedi alla Repubblica Popolare. Nel novembre 2019 l'ambasciatore cinese, non un giornalista o un esponente politico, ha minacciato la Svezia durante un'intervista a Stoccolma affermando che "trattiamo i nostri amici con buon vino, ma ai nostri nemici riserviamo fucilate" a causa della decisione di assegnare al dissidente Gui Minhai il premio Tucholsky. Dopo che persino il governo di Pechino ha paventato sanzioni, Stoccolma ha ritirato la propria ambasciatrice nel Regno di Mezzo, Anna Lindstedt, e l’ha incriminata con l'accusa di aver intrattenuto relazioni non autorizzate con una potenza straniera per aver facilitato contatti con esponenti di Pechino senza il consenso del governo.

Insomma, dalle parti di Stoccolma, usando le espressioni denigratorie ma efficaci del governo cinese, sono dei pesi piuma che non si sono fatti spaventare da un peso massimo. Nemmeno un po’.

Il piccolo gigante scandinavo ha evidentemente dignità da vendere: mentre leggete questo articolo, ricordatevelo bene. E ricordatevi anche che le misure intraprese dall’Italia dopo il 7 marzo sono state “dettate” da Pechino, che ha più volte mandato esperti a Roma.

Tenete presente anche che da quando scrivo per editoriali per giornali cartacei e online (e sono ormai 29 anni dalla “prima volta”) me ne infischio dei giudizi di quelli che chiamo, con sincero disprezzo, “terrapiattisti”, cioè coloro che sono capaci di esprimersi solo grugnendo slogan e non sono capaci di reggere un contraddittorio appena abbozzato. Quindi, stavolta ci andrò duro, a rischio di invettive da detti “terrapiattisti” e magari a rischio anche di prendere una cantonata. Sì, perché intendo sostenere che la Svezia non ha ottenuto, finora, risultati peggiori da Paesi con analoga situazione socioculturale che hanno applicato il locking-down inventato dai Cinesi per lo Hubei e applicato in Italia, amica stretta della Repubblica Popolare, a suon di multe e forza pubblica.

Premessa: che cosa sta facendo la Svezia?


A differenza di molti altri paesi, non ha applicato alcun blocco formale, ma si è limitata a implementare la maggior parte delle misure su base volontaria. Questo perché la costituzione svedese stabilisce che sia un ente competente, l’agenzia di pubblica sanità, e non il governo a indicare tutte le azioni atte alla conservazione della salute pubblica, in questo caso alla lotta al COVID-19, facendo dell'epidemiologo di stato Anders Tegnell una figura centrale nella crisi. Il governo può seguire le raccomandazioni delle agenzie, come ha fatto con la legislazione che limita la libertà di riunione, proibendo le visite a ospizi e case di cura (quelle che da noi hanno provocato stragi) e chiudendo fisicamente le scuole secondarie e le università.

Le scuole primarie sono rimaste aperte, in parte per evitare che gli operatori sanitari restassero a casa per prendersi cura dei figli. Da noi, il governo vuol riaprire le attività economiche ma non spiega che cosa sarà dei più piccoli…

L'Agenzia per la sanità pubblica e il governo hanno formulato raccomandazioni in favore del lavoro da casa, ad evitare viaggi inutili all'interno del paese, ad impegnarsi nel distanziamento sociale e, per le persone sopra i 70 anni, a rimanere a casa, per quanto possibile. Quelli con sintomi anche minimi che potrebbero essere COVID-19, sono consigliati di rimanere fra le mura domestiche con i loro conviventi. Il periodo di tempo in cui uno può rimanere a casa con la retribuzione senza il giustificativo di un medico è passato da 7 a 21 giorni. Molte altre azioni a favore dello smart working e della sanità pubblica sono state intraprese con la solita serietà nordica1.

La situazione si è fatta, comunque, critica, come in quasi tutti i Paesi colpiti dal COVID-19: Il numero crescente di casi in vaste aree come Stoccolma e Uppsala ha comportato la cancellazione o il rinvio fino al 90% degli interventi pianificati, inclusa la chirurgia del cancro. I materiali e gli equipaggiamenti sanitari si sono presto dimostrati insufficienti. Insomma, la stessa storia vista in altri Paesi: un incubo per gli Svedesi come per gli Italiani e gli Spagnoli.

Ma proprio questo è il punto: “come”! Nonostante i media di regime cinesi si siano esercitati nella diffusione massiccia di fake news sul fallimento del “modello svedese”, i dati dicono proprio il contrario: in Svezia, pur in presenza di una letalità della pandemia doppia rispetto alla dirimpettaia Danimarca, non c’è stato il massacro paventato da più parti. Anzi, secondo i sondaggi condotti tre svedesi su quattro nutrono fiducia nell’agenzia per la sanità pubblica con quasi la metà delle persone intervistate che hanno dichiarato di avere "una fiducia molto elevata" nella stessa agenzia. L'85% ha dichiarato di fidarsi del sistema sanitario svedese.


Detto questo, passiamo al punto centrale di questo articolo. Mettiamo la Svezia (10 milioni di abitanti) a confronto con quattro Paesi che per popolazione, cultura e soprattutto dimensioni demografiche le sono simili: Danimarca (5 milioni di abitanti) Svizzera (8,5 milioni), Belgio (11 milioni) e Paesi Bassi (17 milioni). Siamo coscienti che la Svezia ha una densità di popolazione molto bassa, ma sappiamo anche che oltre la metà degli svedesi abitano nelle tre province meridionali e che lì la densità di abitanti è di poco inferiore a 200 per chilometro quadrato: il centro-nord e soprattutto il nord della Svezia hanno una scarsa presenza umana. Ebbene, i quattro Paesi in questione (Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Svezia e Danimarca) hanno registrato il millesimo caso di positività al coronavirus, rispettivamente, il 16, 15, 13, ancora 15 e 18 marzo, il centesimo morto positivo al COVID il 24, 20, 23, ancora 23 marzo e il primo aprile e la millesima vittima il 2 aprile, 31 marzo, 10 aprile e 14 aprile. La Danimarca è ancora sotto i mille morti. Insomma, la diffusione della pandemia in quattro di questi cinque Paesi è stata più rapida e devastante che Svezia (ben 30 giorni fra il centesimo caso e il morto numero mille, contro i 28 della Svizzera, 17 del Belgio e addirittura 16 dei Paesi Bassi).

Solo la Danimarca ha fatto meglio della Svezia: occorre, tuttavia, precisare che dalle parti di Copenaghen, dopo un periodo di consistente aumento dei ricoveri, il numero di persone in ospedale con COVID-19 è lentamente diminuito addirittura dalla fine di marzo, con il numero di casi che necessitano di terapia intensiva e ventilatore ben al di sotto delle risorse disponibili. Evidentemente, il focolaio danese era molto più piccolo e contenibile.

Ma lasciamo la parola allo stesso Anders Tegnell, sentito dalla prestigiosa rivista Nature2. Nel leggerlo, in estrema sintesi, lasciamo da parte scemenze come rassegnarsi a perdere i propri cari e altre amenità sentite dire per esempio da Boris Johnson, ma ascoltiamolo con onestà intellettuale.

Innanzitutto, quali sono le basi scientifiche della scelta fatta? Come altri Paesi, la Svezia ha puntato ad appiattire la curva della diffusione dell’epidemia, per evitare il collasso del sistema sanitario. Tuttavia, occorre tener presente che “questa non è una malattia che può essere fermata o sradicata, almeno fino a quando non viene prodotto un vaccino funzionante. Dobbiamo trovare soluzioni a lungo termine che mantengano la distribuzione delle infezioni a un livello decente”.

La Svezia, perciò, ha deciso di separare le persone senza far ricorso a leggi speciali (v. articolo), dato che la loro costituzione non da appigli legali al blocco di intere città: “la quarantena può essere contemplata per singoli individui o piccole aree, come una scuola o un hotel. Ma (legalmente) non possiamo bloccare un'area geografica…” e dopo tutto la chiusura di intere aree urbane, il confino in casa di milioni di cittadini e la chiusura dei confini del Paese non hanno “una base scientifica storica…. Abbiamo esaminato una serie di paesi dell'Unione europea per vedere se hanno pubblicato analisi degli effetti di queste misure prima che fossero avviate e non ne abbiamo visto quasi nessuno. La chiusura dei confini… è ridicola, perché COVID-19 è in ogni paese europeo ora”. Allo stesso tempo, con la Svezia vicina al picco del contagio, chiudere tutte le scuole non avrebbe avuto alcun effetto: “Inoltre, è fondamentale per la salute psichiatrica e fisica che le giovani generazioni rimangano attive”.

Tutto perfetto in Svezia, quindi? Assolutamente no.


Anche loro hanno sottovalutato gli effetti devastanti del coronavirus negli ospizi e nelle case di cura. È lì che sono morti la maggior parte dei contagiati. Comunque, nonostante la pressione eccezionale, “il sistema sanitario… è sempre stato in anticipo sulla curva… Sappiamo che COVID-19 è estremamente pericoloso per le persone molto anziane… La maggior parte dei problemi che abbiamo in questo momento non sono dovuti alla malattia, ma a causa delle misure che in alcuni ambienti non sono state applicate correttamente: le morti tra le persone anziane sono un grosso problema e stiamo combattendo duramente”. Insomma, oltre che coraggiosi, sono stati anche onesti.

Che dire? Da noi, ogni tre giorni continuano a morire più persone che in Svezia nell’ultimo mese, prendiamo come oro colato dati ufficiali sui contagiati che probabilmente coprono meno di un ventesimo dei casi effettivi, accettiamo che il diritto all’istruzione sia all’ultimo posto fra le priorità3, tolleriamo che un runner che passeggia ben protetto o una mamma che porta in giro un bambino - entrambi con mascherina - siano trattati peggio di un narcotrafficante4, non facciamo pio sulla tragedia dell’economia che ha subito un colpo devastante5, consentiamo che diritti fondamentali come il culto e l’impresa siano annientati… tutto questo mentre le regioni e il governo si rimpallano le responsabilità di decine di migliaia di morti nelle RSA.

Ma certo, ci tengono prigionieri in casa per la nostra salute, la salute prima di tutto, lo facciamo per i nonni e via via sparando slogan... Peccato che, come detto dall’importante biologo Enrico Bucci6, “se si guardasse solo all’aspetto sanitario, dovremmo stare rinchiusi in casette di cristallo con cibo e acqua. Ma il patimento che ci procureremmo con l’autoisolamento prolungato sarebbe eccessivo, come quello dei carcerati”.

P.S. I lettori terrapiattisti sono pregati di non scrivermi che “gli Svedesi sono diversi dagli Italiani”. A parte che sarebbe vero anche che “i Lombardi sono diversi dai Calabresi” o “i Pisani sono diversi dai Fiorentini” o “quelli di Testaccio sono diversi dai Pariolini”… Se non lo avete notato, il lockdown è stato applicato senza curarsi troppo di questa “differenza”, la quale quindi conta ben poco. Rassegnatevi.

1 Fra le altre cose, la fiera internazionale di Stoccolma, Stockholmsmässan, è stata convertita in un ospedale da campo con l'aiuto delle straordinarie forze di difesa svedesi.
3 Come si può garantirlo senza aver dato a tutti gli studenti Internet e computer?
4 Ma dov’erano tutti questi poliziotti e carabinieri quando veniva sfruttata la prostituzione sotto gli occhi di tutti e le rapine erano cosa di ogni giorno?
5 Canteremo sui balconi quando lavoratori e imprenditori si suicideranno?

Foto: Government Offices of Sweden / web / presidenza del consiglio dei ministri

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