L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 aprile 2020

Euroimbecilandia il suo pugno di mosche e il calcio a quel somaro traditore di Conte=Tsipras

Toccherà alla Bce l'onere di salvare l’Europa, di nuovo

Dopo la crisi sanitaria i mercati potrebbero trovarsi a fronteggiare una crisi di sapore più finanziario a ordine, quindi, invertito rispetto alla crisi del 2008, ha avvertito Cesarano (Intermonte Sim). Probabili altre manovre da parte della Bce (un incremento del QE di almeno 300/500 mld e degli asset acquistati con inclusione degli high yield) e della Fed

di Francesca Gerosa 24/04/2020 14:50


L'atteso Consiglio Europeo si è chiuso con alcune linee generali approvate e un rimando della definizione dei dettagli alla Commissione Europea e all'Eurogruppo a maggio. Ecco quanto varato ieri: via libera al recovery plan/fund e messa a disposizione dei 540 miliardi di euro di fondi (Sure 100 miliardi per disoccupazione, Mes fino a 240 miliardi per spese sanitarie dirette e indirette, Bei 200 miliardi prevalentemente per piccole/medie aziende) a partire dal 1° giugno.

Ma è nei dettagli che si nasconde il diavolo, secondo Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim. Sul primo punto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha aggiunto che si tratterà di un piano di migliaia e non di centinaia di miliardi di euro e che sarà basato sul bilancio Ue 2021/2027 in corso di negoziazione.

Il bilancio Ue sarà composto non solo da trasferimenti cash da parte dei paesi ma anche di garanzie, sulla base delle quali la Commissione potrà poi effettuare emissioni di bond e aumentare così la dotazione complessiva. Dal recovery fund i fondi arriveranno ai paesi tramite un mix di trasferimenti e prestiti, argomento quest'ultimo molto delicato in quanto, nel caso di trasferimenti (grants), si tratterebbe di erogazioni a fondo perduto. Saranno messe in atto misure ponte per rendere più celere l'attuazione del recovery plan.

Il governo italiano ha chiaramente detto di non voler fare ricorso al Mes e di considerare queste misure troppo limitate per poter fare la differenza sulla malconcia economia del Paese post Covid-19. Altri esecutivi europei, come Francia e Spagna, hanno spinto per la temporanea emissione di strumenti congiunti e persino la Germania ha accennato al bisogno di un aumento del budget europeo finalizzato al supporto dell'economia.

Prossimo appuntamento il 6 maggio quando la Commissione Europea dovrà presentare una proposta di funzionamento del recovery plan/fund. Il giorno dopo presenterà l'aggiornamento di primavera del quadro macro prospettico, importante per fare il punto ufficiale sulla stima attesa dell'impatto del virus, ha osservato Cesarano. Mentre il 18 maggio si riuniranno l'Eurogruppo e l'Ecofin che dovrebbero esaminare la proposta della Commissione Ue. Ma la data potrebbe essere anticipata alla settimana dell'11 maggio.

L'11 giugno Eurogruppo ed Ecofin potrebbero continuare ad affinare il progetto del recovery plan/fund e il 18-19 giugno il Consiglio Europeo dovrebbe dare il via libera finale al progetto con l'ambizione di farlo partire in parte già il 1° luglio mediante le soluzioni ponte indicate dalla Von der Leyen. Le soluzioni ponte potrebbero consistere in un ampliamento di fondi già esistenti da far confluire all'interno del recovery plan, in modo da separare il percorso lungo di approvazione del Bilancio Ue, che deve essere approvato all'unanimità, e la cui entrata in vigore sarebbe comunque da gennaio 2021. Le date indicate potrebbero comunque cambiare in base agli sviluppi dei negoziati. Al momento dovrebbe essere confermata comunque quella del 6 maggio, giorno in cui la Commissione è attesa presentare la proposta di recovery plan/fund.

Comunque, secondo il Chief Global Strategist di Intermonte Sim, i toni emersi ieri dal Consiglio Europeo appaiono più concilianti rispetto al precedente incontro, pur con differenze ancora forti tra alcuni paesi (soprattutto i cosiddetti Frugal four ossia Olanda, Austria, Svezia e Danimarca), ad esempio, sul tema delle modalità di erogazione fondi ai singoli paesi (trasferimenti vs prestiti) oltre che sulle modalità di finanziamento (titoli a medio lungo/perpetual). "La tempistica però richiederà almeno tutto il mese di maggio e presumibilmente buona parte di giugno prima di arrivare a un approdo più operativo, collegando il pacchetto al bilancio europeo ma staccandone almeno una parte ai tempi lunghi di approvazione/entrata in vigore del bilancio stesso", ha sottolineato l'esperto.

Proprio tra maggio e giugno potrebbero arrivare nuove manovre da parte di Banche centrali e governi, Usa in testa, sulla spinta anche di possibili turbolenze dei mercati che, dopo aver in parte festeggiato l'imminente fuoriuscita dal lockdown estremo, potrebbero trovarsi di fronte una crisi temporanea di liquidità (come segnalato ad esempio dal continuo rialzo del tasso Euribor e degli spread Euribor/OIS o ancora dalla continuazione dell'apprezzamento del dollaro).

In altri termini, "dopo la crisi sanitaria, i mercati potrebbero trovarsi a fronteggiare una conseguente crisi di sapore più finanziario a ordine, quindi, invertito rispetto alla crisi del 2008, quando la crisi finanziaria anticipò quella economica", ha avvertito Cesarano. Questo, a suo dire, potrebbe comportare altre manovre da parte della Bce, ad esempio un incremento del QE di almeno 300/500 miliardi di euro e un aumento degli asset acquistati con inclusione, ad esempio, degli high yield, e della Fed con un ampliamento delle linee esistenti e l'introduzione di nuove linee come, ad esempio, una per le aziende oil e per i services del mondo mortgage, oltre che le manovre dei governi (negli Usa definizione di un Tarp2 e di nuove liquidity facility approntate a 4 anni con la Fed).

Alla fine di quest'anno la Fed potrebbe trovarsi con un bilancio anche superiore ai 10mila miliardi di dollari, ossia oltre il 50% del pil, ha stimato il Chief Global Strategist di Intermonte Sim. "In generale nel mondo l'ammontare di moneta immessa aumenterà notevolmente e questo potrebbe nuovamente supportare i mercati. Potrebbe però essere necessario prima un ulteriore round di manovre da parte delle Banche centrali e dei governi tra maggio e giugno".

A livello operativo, l'enorme liquidità immessa insieme all'attesa di un contesto di tassi reali molto contenuti (soprattutto negli Usa grazie all'adozione di una politica di yield curve control da parte della Fed) "spingono ancora a ipotizzare un marcato recupero dell'oro su un orizzonte sia di breve, 6/12mesi, sia di lungo termine, 18/36 mesi, salvo temporanee fasi di penalizzazione collegate, ad esempio, a tensioni sul fronte della liquidità che costringono gli operatori a liquidare gli asset più facilmente liquidabili, tra cui rientra anche l'oro. In questo contesto il dollaro continua ad avere il ruolo di termometro delle tensioni nel mondo: le fasi apprezzamento sono cioè collegate a fasi di risk off. Pertanto, possibile un ritorno in area 1,03/1,05 conto euro entro fine semestre prima di riprendere il trend di deprezzamento verso 1,15/1,20 entro fine anno, alla luce dell'enorme mole di dollari immessi dalla Fed per finanziare le innumerevoli linee di politica monetaria implementate e da implementare", ha concluso Cesarano, ricordando tra i prossimi appuntamenti importanti la riunione della Bce del 30 aprile.

E un Consiglio Europeo senza mordente mette pressione alla Bce anche per Hendrik Tuch, Head of Fixed Income di Aegon Asset Management Netherlands. D'altra parte, mentre l'Unione Europea temporeggia nel prendere una decisione su questi importanti provvedimenti, i mercati dovranno fronteggiare un costante afflusso di dati economici negativi, continuando ad assorbire una massiva offerta di obbligazioni da stati periferici. "I tremendi dati Pmi di questa settimana hanno chiaramente mostrato il bisogno di sostenere le principali economie, specialmente nel caso il lock down proseguisse. Senza contare l'elevata probabilità di vedere dei tagli ai rating per gli stati periferici, a partire dalla revisione di S&P sul merito di credito dell'Italia prevista per questa sera", ha affermato Tuch.

Anche se la Bce ha già provveduto ad aumentare la capacità di acquisto di obbligazioni sovrane, gli spread sui titoli di Stato periferici sono tornati ai livelli precedenti l'avvio del PEPP. "Considerato il deludente risultato del Consiglio Europeo e la conseguente volatilità dei mercati, la Bce si troverà probabilmente costretta presto ad annunciare un ulteriore aumento del quantitative easing. Proprio come è successo durante la crisi del debito nel 2010, l'Ue trova difficoltà a trovare un accordo e toccherà quindi alla Bce l'onere di salvare l'Europa, di nuovo", ha concluso l'Head of Fixed Income di Aegon Asset Management Netherlands.

Più ottimista Mark Dowding, Cio di BlueBay, secondo cui l'Unione alla fine è sempre riuscita ad adottare le giuste misure. Di conseguenza, "è improbabile che le politiche di supporto siano già giunte al termine; al contrario, verranno ampliate, e le opzioni in termini di misure non sono certo state esaurite", ha previsto Dowding, convinto che la principale minaccia per la stabilità dell'Eurozona derivi dalla politica. In un momento in cui le difficoltà economiche porteranno i cittadini a cercare dei capri espiatori, "il rischio più grande è che in Paesi come l'Italia si giunga alla conclusione il colpevole sia l'Ue. Questo potrebbe incoraggiare Matteo Salvini e la Lega a scegliere una linea ancora più euroscettica. Tuttavia, ciò rappresenterà un rischio soprattutto con l'avvicinarsi del 2022, più che nel breve termine". 

A parte questo, "la nostra convinzione che l'Ue rimarrà unita e farà tutto il necessario ci suggerisce che gli spread nell'area dovrebbero restringersi nelle prossime settimane. Gli euroscettici si sbagliano a preoccuparsi del rapporto debito-pil, che è molto più elevato in un Paese come il Giappone che in Italia. A nostro avviso, il debito italiano è assolutamente sostenibile, se non si permette ai costi di finanziamento di impennarsi", ha rilevato Dowding. 

In questo contesto, l'esperto crede che i rating sul debito sovrano continueranno a beneficiare del supporto nell'Eurozona e, sebbene un downgrade dei titoli di Stato italiani alla fascia più bassa del rating BBB sia possibile più avanti nell'anno, "non ci aspettiamo che il debito italiano perda il rating investment grade prima delle prossime elezioni nazionali. Per questo manteniamo una view costruttiva sugli spread e abbiamo aumentato l'esposizione questa settimana in seguito al recente allargamento, convinti che il metodo che ha funzionato costantemente nel mercato dei titoli sovrani europei negli ultimi 10 anni funzionerà anche questa volta, anche perché il Covid-19 è una minaccia comune e non uno sviluppo di cui qualche Paese possa essere incolpato", ha spiegato Dowding.

https://www.milanofinanza.it/news/tocchera-alla-bce-l-onere-di-salvare-l-europa-di-nuovo-202004241420274911

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