L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 1 aprile 2020

Gli Stati Uniti bastardi veri

La favoletta della ‘pace da coronavirus’: Alberto Negri

30 Marzo 2020 


Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, il 23 marzo si era rivolto ai paesi in guerra chiedendo un cessate il fuoco per impedire che in zone già devastate e indebolite dai conflitti il coronavirus potesse mietere ancora più vittime. ‘Nessuno se lo è filato’.
Alberto Negri chiaro e netto come sempre

«Il Pentagono ha ordinato ai comandanti militari di prepararsi a un aumento dei combattimenti in Iraq emanando una direttiva per preparare una campagna contro le milizie sciite: alcuni generali esitano ma Trump e Pompeo spingono per approfittare dell’indebolimento dell’Iran prostrato dall’epidemia».
Quadrante iracheno ribollente

Altro che Guterres. «Gli Usa si sono defilati da alcune basi per evitare attacchi dei miliziani mentre la Francia ha ritirato qualche centinaio di soldati: questo è il prezzo che Macron ha pagato per la liberazione di quattro ostaggi francesi dell‘organizzazione umanitaria Cristiani d’Oriente, prigionieri per oltre un mese non si sa se di qualche milizia o degli stessi servizi iracheni». A Baghdad nuovo capitolo della guerra tra forze che vogliono un ritiro degli americani e gli Usa che vogliono fare la guerra a Teheran e alla Mezzaluna sciita in casa altrui, leggiamo sul Manifesto.
Guerre economiche

Pietà l’è morta, se mai tra i potenti sia esistita. «Gli Stati Uniti continuano a strangolare Teheran con le sanzioni e hanno imposto persino una taglia sul presidente venezuelano Maduro. Da ogni parte si chiede la sospensione delle sanzioni all’Iran: quelle finanziarie e bancarie, lo scrive anche il New York Times, impediscono a Teheran qualunque operazione di pagamento internazionale, compreso l’import di medicinali». Non solo: «Washington, dopo avere offerto agli ayatollah la carità pelosa di aiuti umanitari, si prepara a bloccare la richiesta di Teheran di un prestito da 5 miliardi di dollari al Fondo monetario». Bastardi veri.

Ognuno strangola chi può

Non illudiamoci che noi europei siamo tanto meglio, ammonisce Negri. «Il Nord dell’Unione europea non ci vuole regalare soldi perché spera di raccogliere quel che resterà di buono tra le macerie delle economie meridionali come la nostra. La Germania non ha bisogno di eserciti: fa lavorare l’epidemia e l’economia». «L’America di Trump non rinuncia al suo obiettivo, cambiare i regimi che non gli piacciono perseguendo politiche contrarie alla carta delle Nazioni Unite. Del resto non ci si poteva aspettare altro visto che hanno cominciato l’anno il 3 gennaio assassinando il generale iraniano Qassem Soleimani a Baghdad».

Si combatte eccome

«Si combatte eccome, dalla Siria allo Yemen, dall’Afghanistan all’Iraq». Siria: «Nella provincia di Idlib siriani e turchi continuano a spararsi in mezzo ad azioni di guerriglia e attentati». Libia: «in corso violenti scontri a sud-est di Misurata». «Haftar sta tentando di impadronirsi di Zuara sulla direttrice di terminali di gas dell’Eni a Mellitah. Il governo di Tobruk garantisce che non intende interrompere il flusso del metano nella pipeline verso l’Italia ma quello che sta accadendo in Libia non è un buon viatico per la nuova missione europea Irene destinata a far rispettare l’embargo sulle armi».

Paura virus e diplomazia per altre guerre

Dove non si guerreggia, «Paura della diffusione del coronavirus non tra le popolazioni, completamente abbandonate al loro destino, ma tra eserciti e miliziani: quando la pandemia sarà passata serviranno truppe efficienti per regolare i conti». E diplomazia sui generis, per altre guerre. «Il principe ereditario di Abu Dhabi, lo sceicco Mohammed bin Zayed e il presidente della Siria Assad si sono messi d’accordo». Cosa vuol dire? Damasco che entra nell’asse con la Russia e l’Egitto in appoggio al generale Haftar in Libia. Alberto Negri: «I siriani insieme a Mosca stanno reclutando schiere di miliziani da mandare a combattere per il generale libico e controbilanciare la presenza della Turchia a favore di Tripoli e di Sarraj».

Profughi? Senza tregua, sospesi tra la vita e la morte

«In Medio Oriente, dalla Siria, allo Yemen, dall’Afghanistan alla Libia, oltre 20-30 milioni di persone ammassate nei campi profughi, all’addiaccio, o in cammino tra deserti e montagne, vivono senza neppure la speranza di raggiungere l’Europa. Loro restano in una perenne “zona rossa”, sospesi tra la vita e la morte».

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