L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 aprile 2020

Ha ragione Antonino Galloni ci vuole un'agenzia di rating italiana. Lo spread è gestito a secondo delle convenienze dagli acquisti della Bce

Spettro Junk: Italia rischia di cadere nel girone dei paria del debito. Pressing su Bce per blindare BTP

22/04/2020 11:38 di Laura Naka Antonelli

Il paziente Italia ha risposto bene, all’inizio, alla cura Bce del QE pandemico. Ma la prospettiva che il rating sul suo debito diventi junk sta facendo drizzare le antenne a investitori e gestori.
Negli ultimi giorni la tensione è tornata a salire, come dimostra il trend riportato dai BTP. Le vendite sui titoli di stato italiani hanno riportato i tassi decennali a superare la soglia del 2% per la prima volta in un mese e a far allargare lo spread BTP-Bund a quota 260 punti base: un valore che, come segnala un articolo del Financial Times, non è poi molto lontano dai 280 punti base che si sono presentati nell’ondata di sell off di marzo.

Insomma: che ci sia alla guida Christine Lagarde o Mario Draghi, l’Italia si conferma per la Bce eterno paziente da curare o, per lo meno, da soccorrere, visto che diverse volte il paese ha rimandato la vera cura: quella che avrebbe risanato i suoi conti e allontanato così gli squali della finanza, così come vengono chiamati, dai suoi bond sovrani.
L’FT ricorda che, grazie al lancio del QE pandemico, la Bce di Lagarde è riuscita a metà marzo a frenare il sell off allarmante che ha colpito le sacche più rischiose dei mercati del debito dell’Eurozona. Un sell off, aggiungiamo noi, che inizialmente era stato scatenato anche dalle dichiarazioni non proprio rassicuranti di Christine Lagarde sullo spread, tali da farle guadagnare l’appellativo di #LagardeVirus. Con l’annuncio del suo piano di acquisto di bond del valore di 750 miliardi di euro, Francoforte è riuscita a calmare le acque e, soprattutto, ad aiutare il paziente Italia. Immediata è stata la reazione dello spread, che ha fatto dietrofront.

Peccato che ora quel rally dei titoli di stato sia stato azzerato. Per questo, l’Ft parla di pressioni sulla Bce affinché sfoderi di nuovo qualche arma che allontani anche solo l’idea Italexit.
Da S&P downgrade debito a junk? Riunione ‘segreta’ Bce

La trepidazione è alta, visto che dopodomani, venerdì 24 aprile,l’agenzia di rating S&P Global si esprimerà sul rating italiano che, al momento, è superiore alla valutazione junk di appena due gradini.
E se S&P decidesse di tagliare la valutazione sul debito italiano a junk, ovvero a spazzatura? Per l’Italia sarebbero guai, visto che, perdendo il rating investment-grade, il paese sarebbe escluso dai piani di acquisto di asset e di rifinanziamento lanciati dalla Bce che, fino a oggi, e ancora di più in tempi di COVID-19, hanno frenato i sell speculativi sui BTP.
Non per niente, vista la gravità della situazione, gli esponenti della Bce avrebbero per oggi indetto una video conferenza per confrontarsi sulla possibilità che la banca centrale possa finire con l’accettare anche il debito con rating junk a titolo di garanzia.
Se S&P optasse per un downgrade, e se il rating dell’Italia diventasse spazzatura, lo diventerebbero, infatti, anche diversi corporate bond emessi dalle aziende italiane.
Con una mole immensa di titoli junk, l’unico modo per non cadere nel girone dei paria del debito, per l’Italia, sarebbe la disponibilità della Bce, per l’appunto, ad accettare i suoi bond ormai junk.
C’è da dire comunque che, in base alle regole, affinché la Bce consideri junk il debito di un paese, questo dovrebbe essere downgradato a spazzatura da tutte le agenzie di rating, ovvero da S&P, Moody’s Investors Service, Fitch Ratings e DBRS. Ma i mercati guardano sempre in avanti, ed evidentemente sul rating italiano non sono esattamente ottimisti. Occhio per esempio alla previsione degli analisti di Barclays, che già paventano una fuga di capitali fino a 200 miliardi di euro, nel caso in cui l’Italia dovesse perdere dopodomani il rating investment grade.
Con downgrade a junk febbre spread, occhio a soglia pericolo

Sicuramente, un downgrade al rating junk da parte di Standard & Poor’s farebbe risalire la febbre spread, già in ripresa.
John Taylor, co-responsabile della divisione di reddito fisso europeo presso AllianceBernstein, ritiene che il mercato “potrebbe perdere la fiducia (nell’Italia) molto velocemente, se lo spread superasse il record di marzo. Quei 280 punti base a cui il differenziale tra i tassi BTP e Bund è salito un mese fa circa, insomma, rappresenterebbero una sorta di soglia pericolo. Taylor comunque continua a optare per l’opzione ‘hold’ sui titoli di stato italiani, scommettendo su un’espansione del QE pandemico della Bce fino a 1,1 trilioni. Nel carrello della spesa della Bce, si spera, ci saranno soprattutto bond sovrani italiani.
Dal canto suo, intervistato anche lui dal Financial Times, Iain Stealey, responsabile della divisione internazionale di investimenti sul reddito fisso presso JPMorgan Asset Management, sottolinea che l’azione della Bce è poca cosa rispetto ai maxi interventi che altre banche centrali hanno adottato per arginare i danni, sull’economia, provocati dalla pandemia da coronavirus che si è abbattuta sul mondo, con tanto di lockdown. La Federal Reserve, per esempio, ha optato per l’acquisto no-limit dei Treasuries Usa, e il suo bilancio è cresciuto di oltre $1 trilione, soltanto nelle ultime due settimane di marzo.
“Stiamo discutendo sulla possibilità che il QE (pandemico) della Bce salga da 1 trilione di euro fino a 2 trilioni. E’ possibile”, ha sottolineato Stealey.
A chi dubita tuttora delle buone intenzioni della Bce nei confronti dell’Italia, il Financial Times ricorda che l’istituzione ha già messo da parte diverse restrizioni che essa stessa si era imposta di rispettare nell’acquisto dei bond, tra cui quella che stabilisce la portata degli acquisti in proporzione ai contributi che ogni paese versa al suo capitale (capital key)(ma la Bce non è prestatore di ultima istanza).
Stando a quanto calcolato dagli analisti di Goldman Sachs, infatti, dal lancio del suo QE pandemico da 750 miliardi di euro, la Bce ha acquistato infatti bond italiani per un valore di 30-40 miliardi (bazzecole per una banca centrale prestatore di ultima istanza, Fed docet): il 40% del totale e più del doppio rispetto a quanto avrebbe dovuto acquistare in base ai contributi che l’Italia versa. A proposito di effetti coronavirus sull’economia italiana vale la pena riprendere un recente report di Goldman Sachs, che prevede un deficit-Pil dell’Italia al 10% e un rapporto debito-Pil al 160%.
Ma è ancora il colosso bancario Usa ad alimentare le speranze sull’Italia.
Di recente Goldman Sachs ha infatti rivisto al rialzo, addirittura raddoppiandole, le previsioni sui possibili acquisti di Btp, motivando la decisione con il fatto che la Bce potrebbe ampliare in modo significativo la dotazione del QE pandemico, noto per la precisione come Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) di 750 miliardi di euro. Goldman ritiene che un limite del 50% di detenezione di bond governativi soddisfi i requisiti legali per gli acquisti illimitati ammissibili ai sensi dell’OMT e questo vincolo implica uno spazio di acquisto di circa 700 miliardi di euro di titoli italiani e 300 mld di titoli spagnoli, pari rispettivamente al 32 e al 27,5% del debito previsto a fine 2020. Insomma, la Bce sarebbe pronta a fare gli straordinari sull’Italia già da un po’ di tempo.
Pernille Bomholdt Henneberg, economista di Citigroup, chiede però alla Bce di far presto, facendo notare che non ci sono ragioni per cui una potenza di fuoco non debba essere usata in periodi così forti di stress:
“Too little, too late” – dice – è qualcosa che dobbiamo evitare, in base a quanto imparato dall’ultima crisi. E la sfida a cui fa fronte la Bce è stata messa in evidenza di recente dall’esponente Isabel Schnabel, responsabile delle operazioni di mercato dell’istituzione che ha avvertito che, insieme, Germania, Francia, Italia, Spagna e Olanda dovrebbero emettere più di 1 trilione di euro di bond, quest’anno.
“L’Italia non rischia di lasciare l’Eurozona, nel breve termine (e tutti sanno che a questo punto Euroimbecilandia scoppia) – ha commentato all’Ft David Zahn, responsabile della divisione di reddito fisso europeo presso Franklin Templeton – Ma se l’Ue non arriva a un accordo (sui coronabond), pianterà i semi della prossima crisi politica”. E a quel punto la Bce sarà chiamata, ancora, a fare da assist all’Italia.
Insomma, che ci sia alla guida Christine Lagarde o Mario Draghi, l’Italia si conferma per la Bce eterno mal di testa.

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