L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 2 aprile 2020

I derivati stanno lì e si pappano tutta la liquidità che c'è in giro e non c'è controllo

Il sistema finanziario mondiale verso il baratro?

L’epidemia di Covid è sul punto di assestare un colpo letale alla finanza globale, insensibile agli allarmi e alla lezione della crisi del 2007. Eppure, salvare la finanza da se stessa è possibile, riconducendola al servizio dell’economia, della società, e dell’ambiente

31 Marzo, 2020
Mondo Moneta & Mercati Tecnico-Scientifica Punti di vista Banche

La finanza è malata da tempo. E la crisi iniziata nel 2007 non sembra aver prodotto significativi cambiamenti. Dalla concentrazione del mercato alla remunerazione dei manager e alla finanziarizzazione sempre più profonda dell’economia reale.

“Un ambito che non è stato sostanzialmente toccato dalle attività, seppur intese, di regolamentazione del decennio appena trascorso è quello degli strumenti finanziari derivati: opzioni, futures, swap e altri strumenti sintetici che non rappresentano nulla di reale (merci o servizi) ma solo scommesse sui loro andamenti sottostanti – spiega Alessandro Messina, direttore generale di Banca Etica -. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali (la banca centrale delle banche centrali), poco è cambiato nell'ammontare complessivo di investimenti in strumenti derivati che circolano a livello globale.”

A giugno 2019 l’esposizione complessiva in derivati era pari a 120 trilioni di dollari, con un ammontare medio di scambi giornalieri pari a 14 trilioni. Il che significa che ogni anno in media si muovono solo sui derivati, a livello mondiale, almeno 3 mila trilioni di dollari (ossia 3 milioni di miliardi), una cifra pari a circa 50 volte il Pil globale.

Nel mercato finanziario i derivati rappresentano un problema strutturale, le cui implicazioni negative sono potenziate e accelerate dagli scambi ad alta frequenza (High Frequency Trading).

“Oggi una percentuale tra il 50% e il 60% delle transazioni nei mercati finanziari (stima molto prudente) ha caratteristica di alta frequenza, cioè operazioni che si aprono e chiudono in un arco temporale inferiore ai 5 minuti – aggiunge Messina -. Secondo un recente studio della Bce, ciò peggiora in modo significativo la liquidità dei mercati, incrementandone la volatilità. Di fatto la sola presenza di questi operatori e la forte correlazione tra le loro strategie conduce a ‘bolle speculative’ per un valore pari a un quarto del valore dei listini (giornalieri).”

Dunque, derivati e mercato degli scambi ad alta frequenza: le due piaghe del sistema finanziario globale non sono state sanate. Nonostante la grave crisi del 2008.

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