L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 aprile 2020

I dominanti posseggono la padronanza della parola e la capacità di imporre il linguaggio mefistofelico del cambio di significato ai termini, nascono in questo modo le fake news più dannose perchè lavorano subdolamente a livello inconscio in maniera che neanche ci si pone in un'atteggiamento minimo di critica e un'accettazione supina delle false verità

Atomocrazia e classe media in Costanzo Preve

di Salvatore Bravo
16 aprile 2020

Resistenza intermodale

La resistenza intermodale è stata teorizzata da Costanzo Preve, la resistenza intermodale tra le classi precarizzate dal capitalismo assoluto rileva l’impossibilità dell’appello alla classe operaia, perché residua nei numeri e spesso oggetto di un culto religioso, in quanto classe con le stimmate della liberazione ed emancipazione, ma che in realtà è stata spesso pronta ad adeguarsi al potere del capitale, non si tratta di giudizio moralistico o inquisitorio, ma di una semplice constatazione da ricostruire, eventualmente, nella sua genetica. La rivoluzione o trasformazione sono ancora possibili nelle attuali condizioni storiche, solo se ci si orienta verso la classe media globalizzata. Quest’ultima è sempre sull’orlo dell’abisso, la competizione mentre la spinge allo sradicamento nel contempo la precarizza e la atomizza. La classe media globale potrebbe diventare il soggetto che coalizza comunità precarizzate e classi diverse sotto il giogo del capitale. La classe media non solo è continuamente oggetto della minaccia della precarizzazione, ma vive pienamente il mito del progresso ed il suo disincanto.

E’ costretta alla competizione mondiale, deve spostarsi inseguendo il mercato, deve rinunciare alla natura comunitaria dell’essere umano, si tratta di una nuova forma di “martirio” in nome del capitale, “tutto per il capitale” che si rivela cannibalico nella sua sostanza. Il feticcio merce-denaro esige un’adorazione religiosa che tutto chiede ed in cambio l’Eden promesso è solo disincanto che si materializza dall’alienazione personale all’agonia del pianeta.

Il cattivo infinito contro la natura umana

La classe media vive la violenza di un sistema che chiede l’impossibile per donarle flessibilità e la continua ansia della precarizzazione. La solitudine dell’uomo globale ha il volto non solo dell’immigrato o del precario sottoproletario, ma ha anche il volto della classe media che come tutti vive la contraddizione tra la natura umana limitata e comunitaria e la sollecitazione verso l’illimitato atomistico. Il pulviscolo atomistico della classe media potrebbe diventare il centro di una nuova resistenza intermodale, la violenza del sistema si manifesta in ogni classe sociale, in ogni ruolo lavorativo per il cattivo infinito che distrugge gli esseri umani, li rende vite di scarto, non è solo la condizione materiale e censitaria a far precipitare verso le vite di scarto, ma anche l’abbrutimento conseguente di una vita orientata verso il denaro e la seduzione narcisistica:

” L’esempio della resistenza alla controriforma scolastica illustra bene ciò che intendo per resistenza. Questo concetto non è comunque filosoficamente primario e fondante, perché ha bisogno di un presupposto antropologico. Questo presupposto antropologico che io personalmente ho tratto sia dalla dialettica di Hegel che dalla linguistica di Chomsky) sta nel carattere plasticamente reattivo della natura umana di fronte a sollecitazioni antropologicamente insopportabili, ed al fatto che credo sia impossibile ingannare tutti (e neppure la maggioranza) per un tempo indefinito. La storia ci insegna che l’inganno è qualcosa di temporalmente limitato. Ebbene, io credo fermamente che l’attuale sistema capitalistico globalizzato, erroneamente considerato la fine della storia, stia evolvendo rapidamente verso una sollecitazione antropologicamente insopportabile, e che qui stia in ultima istanza il suo vero limite1

Emanciparsi dal terminismo

La prima emancipazione per iniziare un percorso di prassi2 e trasformazione è lo svelamento della funzione ideologica del terminismo. La cultura del capitalismo assoluto si radica nelle individualità mediante l’astrazione, gli slogan ed i miti verbali. Lo sfruttamento è ammantato dal velo di Maya delle parole decontestualizzate che presentano come “riforme” le “controriforme”, la manipolazione totalitaria per soggiogare le coscienze deve corrompere il linguaggio ed i suoi significati. Le parole diventano il veicolo di diffusione di speranze irrealizzabili e consentono alla menzogna di proliferare e di abitare le coscienze fino a renderle funzioni del potere globale che mentre si estende intensifica il terminismo orwelliano:

“Lo studioso francese Pierre Bourdieu (che seguirò come uno scolaretto diligente) ha parlato nel maggio 2000 di vera e propria neolingua (termine come è noto di origine orwelliana) imperiale americana a proposito di categorie come globalizzazione, flessibilità, governabilità, impiegabilità, esclusione, underclass, nuova economia, tolleranza zero, nuova economia, tolleranza zero, comunitarismo, multiculturalità, fino ad etnicità, minoranza, identità, frammentazione, eccetera. Ho qui elencato per brevità solo una parte delle categorie elencate da Bourdieu, ma voglio sottolineare che Bourdieu insiste che si tratta di un insieme strutturato di categorie interconnesse ed interdipendenti3”.

Atomocrazia

Terminismo e capitale sono due termini che fondano il polinichilismo per il quale le scelte sono ammesse al plurale solo all’interno della flessibilità e dell’atomocrazia. Il nuovo potere è definito da Preve “atomocrazia”, ovvero le comunità sono disciolte nel pulviscolo atomistico. I soggetti astratti dalla storia e dalla loro storia personale per diventare semplici comparse nella storia degli uomini e delle donne. L’atomocrazia nutre il capitale e la massa finanziaria con i suoi spostamenti, poiché divide le forze e specialmente rende impossibile pensare una progettualità ed una vita alternativa al presente. L’atomocrazia ipostatizza il presente, il pensiero critico e la prassi, poiché solo il logos dialettico può porre le condizioni per il trascendimento del presente. Al logos dialettico il capitalismo assoluto oppone l’opposizione diatribica che con le sue “opposizioni eguali” conserva di fatto il presente, rappresentando l’opposizione diatribica come manifesto dell’assoluta democraticità del sistema contro i totalitarismi del passato:

“La neolingua del circo mediatico ha invece una funzione sociale più importante, perché si tratta qui di attuare un lavaggio delicato al cervello (a soft brainwashing nel dialetto dell’americanismo esportato), legato ad un addomesticamento progressivo dello spettatore-consumatore della nuova atomocrazia politica e della nuova oligarchia economica4

Circo mediatico

L’atomocrazia con le sue solitudini si afferma per vuoto ideologico e simbolico in cui ci si trova a naufragare. Gli intellettuali del circo mediatico sostengono l’attuale sistema con l’esaltazione servile o con la critica senza speranza per la quale l’attuale sistema non è trascendibile pur constatandone l’orrore economico:

”Oggi la stragrande maggioranza degli intellettuali riconosciuti come tali, sia dal circo mediatico che dal circo universitario, esercita una funzione direttamente oscurante di quanto sta avvenendo oggi nel mondo. (…) Oggi, per la prima volta da molti secoli, la gente comune non dispone più di un riferimento intellettuale che sia pure contraddittoriamente e nei limiti classistici possa essere considerato in qualche modo illuministico5”.

Vuoto ideologico

Il vuoto ideologico è insostenibile per l’essere umano, perché per natura pensa ed è un animale simbolico. La morte delle ideologie e della storia dichiarata dall’attuale sistema è il tentativo di normalizzare il male, poiché si esige dagli esseri umani di negare la loro natura di esseri pensanti e simbolici, gli esseri umani devono vivere nel vuoto delle merci negando la loro natura simbolica e progettuale:

“L’ uomo è strutturalmente animale ideologico, e gli è impossibile vivere in un “vuoto ideologico” totale, a meno che lo si immagini come una sorta di aristotelico Pensiero del Pensiero e di incarnazione di una sorta di imperturbabile scientificità pura. Una creatura non ideologica sarebbe ridotta a funzioni puramente nutritive e vegetative, perché non avrebbe bisogno di farsi un’immagine, sia pure parziale ed instabile, dell’ambiente naturale e sociale in cui si trova6”.

Ortopedia pedagogica

Tra gli intellettuali che collaborano con il sistema vi sono i pedagogisti, i quali introducono nelle istituzioni la cultura del fare senza pensare e lavorano per adattare e medicalizzare il disagio. La medicalizzazione è parte dell’operazione inclusione, che ha sostituito la parola “emancipazione”, con la prima si costringe ad entrare nel sistema, ad assimilare, mentre la seconda libera e pone le premesse per l’uscita dal sistema e la sua rifondazione collettiva:

“La comunità dei pedagogisti è composta nella sua stragrande maggioranza di intellettuali oscuranti di tipo radicalmente antilluministico. Una ragione immediata sta nel fatto che i pedagogisti sono talvolta filosofi dimezzati e dilettanteschi, affascinati dalle novità tecnologiche come i bambini davanti ai videogiochi, e seguaci di quell’ingenuo positivismo che funziona sistematicamente come la “filosofia dei poveri” (di spirito). (…) I moderni pedagogisti hanno ereditato dai maestri ellenici le tecniche di adunata e di concentrazione dei bambini, ma non farebbe loro male riflettere sul fatto che l’educazione (paideia) è un’altra cosa7”.

La speranza

La speranza è possibile perché l’essere umano non è solo un contenitore vuoto, si può derealizzare il reale, ma il pensiero e l’azione nei precari e nei minacciati dalla precarietà è sempre pronto a riorganizzarsi, a non sopportare l’insopportabile:

“L’individuo non è solo un contenitore passivo della manipolazione capitalistica, ma è anche un attivo centro di resistenza potenziale a questa manipolazione. (…) La nuova classe media globale è dunque la sede sociologica di una vera e propria contraddizione dialettica di tipo antropologico. Da un lato, il soggetto moderno è continuamente spinto ad essere soltanto il supporto fisico dell’accumulazione flessibile, in una spirale di artificialità crescente che i progressi dell’ingegneria genetica non potranno che accentuare. Dall’altro, il soggetto moderno è anche un centro di resistenza alla logica artificialistica di questa illimitata accumulazione flessibile8”.

La storia non è conclusa, l’essere umano resta un essere pensante che, in circostanze storiche date, può essere capace di trasformare sistemi che riposano sulla falsa certezza della loro eternità. Il non ancora è nella vita di ogni giorno, è potenzialità a disposizione di ciascuno. La prima prassi da compiere è sul linguaggio, è necessario liberarlo dall’ideologia del capitale per riportare le sue parole al loro significato che si radica e struttura in una tradizione di significati che il capitale ha divorato e trasformato in vuoto astratto. Il linguaggio è pensiero e per poter pensare e mettere in pratica lo spirito di scissione con annessa “connessione sentimentale” (Gramsci) è necessario riappropriarsene per rifondare una comunità (Gemeinschaft) e non la semplice giustapposizione di individui concorrenziali (Gesellschaft).

Note
1 Costanzo Preve Il bombardamento etico Saggio sull’interventismo umanitario, sull’embargo terapeutico e sulla menzogna evidente C.R.T. Pistoia 2000 pp. 161 162
2 Prassi dal gr. πρᾶξις «azione, modo di agire», der. di πράσσω
3 8 Il bombardamento etico Saggio sull’interventismo umanitario, sull’embargo terapeutico e sulla menzogna evidente C.R.T. Pistoia 2000 pag. 83
4 Ibidem pag. 149
5 Ibidem pag. 152
6 Ibidem pp. 112 113
7 Ibidem pag. 164
8 Costanzo Preve Individui liberati e comunità solidali sulla questione della società degli individui C.R.T. Pistoia 1998 pp. 48 49

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