L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 aprile 2020

I titoli di stato italiani vanno a ruba e ora invertire la politica d'occupazione i milioni di posti di lavoro perduti nella pubblica amministrazione in questi anni devono essere reintegrati, è uno degli investimenti strategici per far ripartire l'economia italiana

Collocato all'estero più del 75% dei Btp emessi ieri
Ben 110 miliardi di richiesta a fronte di 16 mld offerti. Il 76% del quinquennale e l'81% del btp a 30 anni sono stati richiesti da investitori esteri, britannici in primis. Banca Imi, Bank of America, Deutsche bank, Jp Morgan, Nomura e SocGen i leader del sindacato

22/04/2020 19:25
Collocato all'estero più del 75% dei Btp emessi ieri


Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato i dettagli dell’emissione tramite sindacato di un nuovo benchmark BTP a 5 anni e della riapertura del BTP benchmark a 30 anni, per complessivi 16 miliardi. Il collocamento è stato effettuato tramite la costituzione di un sindacato composto da Banca IMI, Bank of America Securities Europe., Deutsche Bank, JP Morgan Securities, Nomura Int e Société Générale Inv. Banking che hanno partecipato in veste di lead manager, mentre tutti gli altri Specialisti in titoli di Stato hanno rivestito il ruolo di co-lead manager dell’operazione.

Hanno partecipato all’operazione circa 360 investitori su ciascun collocamento. La domanda complessiva ha superato i 110 miliardi di euro, quasi equamente ripartiti tra i due titoli. Per entrambi i titoli, poco più della metà del collocamento è stato sottoscritto da fund manager (rispettivamente circa il 51% ed il 53% su 5 anni e 30 anni), mentre le banche ne hanno sottoscritto circa il 30% (33% circa sul titolo quinquennale e 29% circa sul titolo trentennale). Gli investitori con un orizzonte di investimento di lungo periodo hanno acquistato circa il 10% dell’emissione (in particolare sul titolo a 5 anni la quota è stata del 9% circa, dei quali poco oltre il 6% è stato allocato a banche centrali e istituzioni governative, mentre sul titolo trentennale la quota delle banche centrali si è attestata intorno al 7,5% e con la presenza di circa il 3,5% da parte di Fondi Pensione e Assicurativi). Agli hedge fund è stato allocato circa il 7% dell’ammontare complessivo.

I due collocamenti hanno visto una partecipazione straordinariamente diversificata (circa 40 paesi), con una partecipazione massiccia di investitori esteri. Su entrambi i titoli la quota allocata ad investitori esteri è stata pari a circa il 76% (sul titolo a 5 anni) e l’81% (sul titolo a 30 anni). Tra questi, è stata di particolare rilievo la quota sottoscritta da investitori del Regno Unito (circa il 33% sul titolo a 5 anni e il 42% su quello a 30 anni). Il resto del collocamento è stato allocato in larga parte in Europa (circa il 36,3% sul titolo a 5 anni e il 33% su quello a 30 anni), con le quote più rilevanti assegnate a investitori tedeschi (rispettivamente circa il 9% e il 12%), spagnoli (rispettivamente l’11% e il 6%), francesi (rispettivamente il 5% e il 6%). La quota allocata ad investitori nordamericani è stata limitata intorno al 2,5% e all’1,5% rispettivamente sui titoli a 5 e 30 anni. La partecipazione di investitori asiatici è stata al di sotto dell’1% per il titolo a 5 anni mentre si è attesta intorno all’1,5% sul titolo trentennale. Il resto dell’emissione è stato sottoscritto da investitori mediorientali (rispettivamente l’1% e il 3%).

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