L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 aprile 2020

Il covid-19 a novembre già girava per il mondo

CORONAVIRUS, INTELLIGENCE USA AVVERTÌ ITALIA E ALLEATI/ “Primi casi a novembre”

Pubblicazione: 18.04.2020 Ultimo aggiornamento: 00:30 - Fabio Belli

Coronavirus, Intelligence Usa avvisò Italia e alleati. “Primi casi a novembre”. Israele ricevette per primo il rapporto ma senza intraprendere azioni.

Malato affetto da Covid-19 in terapia intensiva (LaPresse)

L’Intelligence americana avvisò gli alleati dell’emergenza coronavirus: è quanto emerge da un documento che gli Stati Uniti avrebbero inviato a Israele e ai principali alleati degli Stati Uniti nella Nato, Italia compresa. A novembre, per la precisione nella seconda settimana, i servizi segreti americani avevano notato l’emergere di una malattia sospetta a Wuhan e la notizia era stata subito riportata, anche se ufficialmente questi casi di polmonite atipica erano noti solamente al governo della Cina. L’Intelligence Usa mise dunque in guardia sulla possibilità dello scoppio di una pandemia mai vista prima, per vicinanza geografica confrontandosi immediatamente con i vertici della forze armate in Israele, per cercare di comprendere quali potessero essere gli impatti sulla diffusione del virus in Medio Oriente. Ma nonostante il rapporto fosse finito anche sul tavolo del Ministero della Salute israeliano, non venne intrapresa alcuna azione ufficiale. Una situazione che col senno di poi viene vista come una clamorosa occasione persa.

CORONAVIRUS, ISRAELE SI E’ MOSSO IN RITARDO

Solo lo scorso 20 gennaio il presidente cinese Xi Jinping uscì allo scoperto, parlando per la prima volta in pubblico del nuovo coronavirus e delle misure di contenimento messe in atto da Pechino per limitarne la diffusione. Si era appena iniziato a parlare della probabilità della diffusione da uomo a uomo, e Israele ha preso le prime misure contro il covid-19 solo lo scorso 30 gennaio, bloccando tutti i voli dalla Cina. Ovvero, quando era ormai troppo tardi, considerando che il rapporto dell’Intelligence americana risaliva a ben due mesi prima, anzi oltre. In Israele i casi sono saliti a 12.895, con 148 morti. Il tasso di disoccupazione è salito dal 4 al 28 per cento nel giro di un mese, con il lockdown che ha chiesto ai cittadini un pesante tributo. Numeri molto duri da digerire che alla luce di queste notizie potrebbero ora scatenare le opposizioni nel Paese. Resta da capire quando, dopo Israele, l’America avvertì del pericolo della pandemia gli altri paesi alleati che furono comunque messi al corrente della minaccia: ma la paura delle ripercussioni economiche ha avuto un effetto infinitamente più devastante.

Nessun commento:

Posta un commento